Full Metal Jacket

TRACKLIST

01- Full Metal Jacket (Abigail Mead)
02- Hello Vietnam (Johnny Wright)
03- Chapel of Love (The Dixie Cups)
04- Wooly Bully (Sam The Sham & The Pharoahs)
05- I Like it Like That (Chris Kenner)
06- These Boots are Made for Walkin' (Nancy Sinatra)
07- Surfin' Bird (The Trashmen)
08- The Marine's Hymn (The Goldman Band)
09- Transition (Abigail Mead)
10- Parris Island (Abigail Mead)
11- Ruins (Abigail Mead)
12- Leonard (Abigail Mead)
13- Attack (Abigail Mead)
14- Time Suspended (Abigail Mead)
15- Sniper (Abigail Mead)

Abigail Mead

Full Metal Jacket

(Warner Bros) 1987

soundtrack

di Matteo De Simei

"Full Metal Jacket" rappresenta forse l'opera più disperata, quella che sancisce la fine di ogni residua illusione kubrickiana sulla natura dell'uomo e sulle sue possibilità di salvezza. Disperazione che viene raffigurata attraverso lo scenario della guerra e che altresì viene via via solcata dalle note della potente colonna sonora.

La soundtrack della pellicola è frammentata in due parti, nella prima vengono presentati i brani non originali che accompagnano le immagini del film, mentre la seconda è affidata alle sperimentazioni di Abigail Mead (pseudonimo di Vivian Vanessa Kubrick, figlia del regista), artefice dell'intera musica originale. Apre le danze "Hello Vietnam" col suo dolciastro clima country; la chiamata alle armi ancora non spaventa ed è legittimata come necessità morale (We must save freedom now, at any cost / Or someday, our own freedom will be lost). L'atmosfera effervescente continua con le ballate popolari di "Chapel of Love" e "Wooly Bully", vivace quanto lugubre anticipazione di morte. Le note più famose sono sicuramente quelle di "These Boots Are Made for Walking" di Nancy Sinatra e la pazzesca "Surfin'Bird" dei Trashmen, che fa da preludio alla seconda parte vietnamita del film. Tra le canzonette improvvisate dei Marines (come l'inno ufficiale) spunta su tutte la marcia alienante e diegetica di Micky Mouse, simbolo di un regresso dell'individuo ad uno stadio infantile ed immaturo, uno stadio di ominidi governati da istinti elementari e in preda ad attacchi animaleschi.

Con le sonorità di Abigail Mead il clima diviene più sordo e minaccioso, tutte le sue creazioni sono frutto di sensazioni astratte concentrate spesso su formule ritmiche militaresche. Si parte con "Parris Island" che scandisce le massacranti attività addestrative con le sue cadenze di marcia e di tracce percussive. L'intermezzo di "Ruins" è forse la pagina sonora del film di maggior tensione e, oltre ad utilizzare delle percussioni profonde, utilizza suggestivi cigolii di un cancello di ferro. "Leonard" (in riferimento al personaggio "Palla di Lardo") sembra invece mimare un calmo e regolare respiro elettronico, un quanto mai esplicito riferimento all'alienazione dell'uomo e alla sua trasformazione in uno spregiudicato meccanismo di morte. Il disco prosegue incessante sulle stesse, gravi sonorità. "Attack" (utilizzata nel primo attacco dei Marines) è un'ennesima allarmante variazione su quei climi sonori percussivi ed estremi, quasi a riproporre una pulsazione cardiaca impazzita. Chiudono la breve e lacerante "Time Suspended" e "Sniper", il cui respiro pesante e sinistro consegna a Joker la capitolazione nel mondo della disumanità.

Il denominatore comune di tutti i brani è sicuramente la violenza, dapprima quella psicologica poi quella fisica ben più efferrata, fino alla marcia di Topolino e alla rivelazione conclusiva di "Paint it Black" dei Rolling Stones, unico brano assente nella colonna sonora e che chiude il film sul nero dei titoli di coda. Il soldato Joker è felice di essere vivo, benché in un mondo di merda, ed essersi finalmente liberato dalla paura: non della morte, ma dell'abisso profondo dell'inconscio, quello della perdita dell'innocenza. La sua d'ora in avanti sarà una vita dipinta di nero.