A Clockwork Orange

TRACKLIST

01. Title Music from a Clockwork Orange
02. Thieving Magpie
03. Theme from a Clockwork Orange (Beethoviana)
04. Ninth Symphony, Second Movement
05. March from "A Clockwork Orange" (Ninth Symphony, Fourth Movement)
06. William Tell Overture
07. Pomp and Circumstance March No. 1
08. Pomp and Circumstance March No. 4   
09. Timesteps
10. Overture to the Sun
11. I Want to Marry a Lighthouse Keeper
12. William Tell Overture
13. Suicide Scherzo [Ninth Symphony (Second Movement)
14. Ninth Symphony, Fourth Movement
15. Singin' in the Rain

Walter Carlos e artisti vari

A Clockwork Orange

(Warner Bros) 1989

Classica, Avanguardia

di Matteo De Simei

Mai come in "Arancia meccanica" il sonoro è centralizzante. A cominciare dalla musica che ricopre i tre quarti dell'intero film e proseguendo con l'uso futuristico e anticonvenzionale del parlato.
Il capolavoro "violento" di Kubrick ruota attorno alla dissacrazione impertinente della musica classica (rielaborata da Walter/Wendy Carlos) di Rossini, Beethoven, Purcell, accostata a quella più leggera e recente di "Singin' in the Rain" e dello stesso Carlos. Derisione causata dal conflitto manicheo tra istinto e ragione, tra individuo e società (Alex è il prodotto di una società e di una cultura da abolire).

Il dinamismo musicale della pellicola è trainante: la nona sinfonia di Beethoven apre le danze con un'espressione di gioia incontrollata e vitale, Rossini mantiene alto il dinamismo ma con connotazioni diverse: "La Gazza Ladra" è magistrale nelle sincronizzazioni a video e il "Guglielmo Tell" è riproposto in una schizzata versione accelerata per accompagnare un amplesso orgiastico a dimostrare ancora una volta frenesia, carica ironica, vita. E mentre Rossini soddisfa il suo istinto animale e ingovernabile (la violenza, il sesso) tocca a Beethoven distendere il nostro tra accattivanti desideri onirici e morbose fantasie.

La "Elegy on the Death of Queen Mary" di Purcell (in Dies Irae), usata spessissimo nel corso del film, associa la sua galleria di istantanee sonore alle peripezie del giovane drugo. L'elegia di "Pomp and Circumstance" di Elgar si affaccia invece imperiosa come espressione di potere e fedeltà alle istituzioni.
Cerimoniali formali presto interrotti da note ben più lievi come la scherzosa "I Want to Marry a Lighthouse Keeper" di Erika Eigen, e la voluminosa "Timesteps", l'unico brano originale del disco che riproduce effetti in bilico tra musica e rumori per dare consistenza allo sgradevole trattamento clinico ricevuto da Alex.

Dopo tante odissee sonore (compresa quella di 2001) è ancora l'illogica ad avere la meglio, a trionfare assieme al potere, che incoraggia e gratifica violenza e sopraffazione. La chiusura del "cantando sotto la pioggia" di Gene Kelly, che incornicia la visione erotica di Alex, ne rappresenta la dimostrazione più lampante, quella che ci lascia sinistramente e con l'amaro in bocca.