Eyes Wide Shut

TRACKLIST

01.   Musica Ricercata, II - Gyorgy Ligeti
02.   Waltz #2 from Jazz Suite - Dmitri Shostakovich
03.   Baby Did A Bad Bad Thing - Chris Isaak
04.   When I Fall In Love - The Victor Silvester Orchestra
05.   I Got It Bad - The Oscar Peterson Trio
06.   Naval Officer - Jocelyn Pook
07.   The Dream - Jocelyn Pook
08.   Masked Ball - Jocelyn Pook
09.   Migrations - Jocelyn Pook
10.   If I Had You - Roy Gerson
11.   Strangers In The Night - Peter Hughes Orchestra
12.   Blame It On My Youth - Brad Mehldau
13.   Grey Clouds - Franz Liszt
14.   Musica Ricercata, II (reprise) - Gyorgy Ligeti

Jocelyn Pook e Artisti Vari

Eyes Wide Shut

(Warner Bros) 1999

classica, avanguardia

di Matteo De Simei

Eyes Wide Shut rappresenta la prova riepilogativa del pensiero di Kubrick, quella che per antonomasia permette l'irruzione dell'irrazionale nella logica del quotidiano ("2001", "Shining"). Così come la pellicola incentra il suo linguaggio sul tema del doppio (Bill/Alice, paura/desiderio, Eros/Thanatos, sogno/realtà) anche la colonna sonora verte sulla costruzione di sentimenti ed atmosfere differenti, da note torbide ed inequivocabilmente oniriche.

Il sonoro di Eyes Wide Shut può essere sinteticamente racchiuso nelle prime due tracce, il "mesto, rigido e cerimoniale" tratto dalla "Musica Ricercata" di Ligeti e il valzer "Jazz Suite" di Sostakovic. Il primo ruota attorno a due note (fa e fa diesis) che disegnano un tragitto monodico, misterioso e notturno. L'ingresso di una terza nota (un sol estraneo) esposta in modo percussivo e pungente richiama al tema dell'intrusione (nelle vite di Bill e Alice è la gelosia che degenera in ossessione erotica a spezzare il sereno idillio fra i due). La "Musica Ricercata", simbolo eloquente di pericolo, ricorrerà quasi persecutivamente nel corso del film per ben cinque volte.
Il valzer di Sostakovic invece risveglia lo spettatore dal torpore ligetiano e rappresenta il ritorno all'abitudine quotidiana ed esistenziale del rapporto di coppia (il lavoro di lui, l'universo domestico di lei, entrambi che danno la buonanotte alla loro unica figlia, in un susseguirsi di piccoli quadri bucolici).

Altri contrappunti musicali offrono invece il diffondere di simbolismi e rimandi allusivi, come la "When I Fall in Love" diegetica, suonata dall'orchestra durante il party di Ziegler, o l'audace "Baby Did a Bad Bad Thing" di Chris Isaak che ascoltiamo in contemporanea con la scena erotica di fronte allo specchio dei due protagonisti; il titolo della canzone sembra quasi anticipare il segreto di Alice riguardo al suo presunto tradimento. Tradimento che non riesce invece a Bill; con "I Got it bad" (degli Oscar Peterson Trio) il suo desiderio di rivincita sessuale è infatti ostacolato dal senso di colpa nel far l'amore con una prostituta.

La musica originale del film è composta dalla bravissima Jocelyn Pook: "Masked Ball", capolavoro assoluto, dà vita a risonanze etniche world ed elettroniche, l'affascinante "Migrations" scopre mondi ipnotici e pagani, con percussioni e tabla indiani che accompagnano una voce astratta e sognante intenta a recitare in sanscrito il libro sacro hindu. "Naval Officer" e "Dream" sono utilizzate entrambe nei due monologhi erotici di Alice e riescono nella missione di plasmare i relativi episodi narrativi in accenti onirici permeati di desiderio.

Chiudono il disco una strainante (quanto ironica nell'allusività) "Strangers in the Night" e "Grey Clouds" di Liszt, opera lugubre ed incerta proprio come Bill nell'attimo in cui tenta di baciare il cadavere di una prostituta appena sacrificata allla sua stessa vita.

Kubrick, in questo suo ultimo capolavoro, gioca molto in tutta la durata del film con l'uso del sonoro diegetico ed extradiegetico (il Rex Tremendae, Requiem mozartiano che udiamo all'interno del bar), gioca con la musica in generale (si inventa parole chiave come Fidelio, unica opera teatrale di Beethoven).
Il finale del film poi, è la stoccata ultima di un regista che ha da sempre diffidato dalla parola e dal linguaggio verbale. Kubrick cerca in tutti i modi di comunicare l'incomunicabilità affidandosi solo esclusivamente alla necessità vitale, all'atto umano ("scopare"), e soprattutto alla musica, vero pass-partout capace di accedere a certe aree del sensibile e della realtà che sono inaccessibili alla parola.