Ghost in the Shell

SCHEDA DEL FILM

Ghost in the Shell

di Mamoru Oshii

Uno dei manifesti del cinema d'animazione giapponese. Un'opera di fantascienza cyberpunk che ha fatto scuola, anticipando le tematiche…

TRACKLIST

01.   M01 I - Making of Cyborg
02.   M02 Ghosthack
03.   Exm Puppetmaster
04.   M04 Virtual Crime
05.   M05 II - Ghost City
06.   M06 Access
07.   M07 Nightstalker
08.   M08 Floating Museum
09.   M09 Ghostdive
10.   M10 III - Reincarnation
11.   See You Everyday

Kenji Kawai

Ghost in the Shell

(BGM (Japan)) 1995

ambient, elettronica, new age

di Giuseppe Vuolo

Kenji Kawai è un apprezzato compositore giapponese noto per il suo lavoro nell'ambito della realizzazione di colonne sonore per film (citiamo almeno i famosi horror "Ringu" e "Dark Water"), anime, prodotti televisivi e videogame, ma è conosciuto soprattutto per il connubio artistico con il regista Mamoru Oshii. Ed è proprio da questa collaudata sinergia ("Patlabor" e "Ranma ½") che nasce nel 1995 anche "Ghost In The Shell" (pellicola che può tranquillamente essere considerata un capolavoro dell'animazione nipponica).

Il disco si compone di dieci tracce più una, poiché la conclusiva bonus track "See You Everyday" con la sua atmosfera giocosa (e potendola definire una "classica canzoncina pop"), oltre ad apparire come un divertissement, è assolutamente separata dal contesto generale del lavoro (se ne può ascoltare qualche frammento durante la scena dell'inseguimento nel mercato). E queste dieci tracce poggiano le proprie fondamenta sull'evocativo tema principale dell'opera (strategicamente collocato a inizio, centro e fine sia del film che del disco - con qualche variazione nell'arrangiamento - a costituire una vera e propria struttura portante).
Il brano in questione è connotato da un'essenziale atmosfera corale parareligiosa (a dir poco efficacemente intimista la resa vocale del trio Nishida-Shirai-Itou) dal ritmo lento e solenne che sostiene alla perfezione le precise inquadrature di Oshii e il fluire del montaggio: "Making Of Cyborg" è parte integrante della magnifica e intensa sequenza dei titoli di testa, "Ghost City" accompagna Kusanagi in giro per la metropoli mentre incrocia corpi-involucri identici al suo e "Reincarnation" presenta i titoli di coda seguendo la nascita della nuova entità.
Parliamo di cyborg e di un futuro tecnologicamente avanzato, di una storia che sviluppa la propria trama attorno a elementi thriller e action e sarebbe lecito aspettarsi (quindi) suoni elettronici, sferragliare di chitarre distorte e clangori metallici assortiti, ma così non è. Il lavoro è tutto incentrato sul lieve e compassato (ma capace di essere al tempo stesso maestoso - e in alcuni frangenti imponente) ritmo delle percussioni taiko impreziosito da archi minimalisti e brevi frasi di synth: e la scelta di ricorrere alla più classica tradizione dello stile percussivo giapponese è assolutamente adeguata, considerando la natura profondamente riflessiva del film (del resto il tamburo costituisce lo strumento principe della cultura musicale "primordiale").

I violini offrono e garantiscono un'atmosfera eterea e delicata anche nel momento più algido (eppure minaccioso), con il sintetizzatore a tessere una tetra (quanto essenziale) trama liquida pronta a sublimare, durante "Floating Museum" (che accompagna l'importante sequenza dello scontro finale). La colonna sonora tutta non fa altro che assecondare (efficacemente) la sensazione di immersione (vale la pena citare "Ghostdive") nel mare informatico che genera la nascita del Progetto 2501 e all'interno del quale è, invece, desiderosa di "perdersi" il maggiore Kusanagi, fino a giungere al succitato climax di impalpabile spirituale libertà.