Her

SCHEDA DEL FILM

Lei

di Spike Jonze

ROMA VIII - E' uno dei film più attesi di tutto il Festival: il ritorno dietro alla cinepresa di uno dei registi più apprezzati…

TRACKLIST

Arcade Fire + Owen Pallett

1. Sleepwalker
2. Milk & Honey
3. Loneliness #3 (Night Talking)
4. Divorce Papers
5. Morning Talk (Supersymmetry)
6. Some Other Place
7. Song On The Beach
8. Loneliness #4 (Other Peoples' Letters)
9. Owl
10. Photograph
11. Milk & Honey (Alan Watts & 641)
12. We're All Leaving
13. Dimensions

AA. VV.

1. Off You - The Breeders
2. Supersymmetry - Arcade Fire
3. Cleopatra in New York (Zim Zam Mix) - Nickodemus
4. I'm So Glad - Entrance
5. The Moon Song - Scarlett Johansson & Joaquin Phoenix
6. Racing Turtles - Barrie Gledden, Tim Reilly, Jason Pedder
7. 8 Bit Disco - Philip Guyler
8. Need Your Love So Bad - Little Willie John
9. Sure Of Love - The Chantels
10. The Moon Song - Karen O

Arcade Fire, Owen Pallett

Her

(Warner Bros / Arcade Fire / Wmg / Umg / Redeye Distribution / Beggars / The Orchard Music / Ioda) 2014

soundtrack

di Maria Teresa Soldani

Quarto lungometraggio per Spike Jonze e seconda collaborazione con gli Arcade Fire dopo il cortometraggio "Scenes from the Suburbs" (2011), complemento audiovisivo del concept-album "The Suburbs" (2010); terza in realtà, se consideriamo il bellissimo trailer de "Nel paese delle creature selvagge" (2009). Terza collaborazione anche con Karen O degli Yeah Yeah Yeahs che, dopo essere stata diretta da Jonze nel videoclip di "Y Control" della band di New York City e aver scritto la colonna sonora del precedente film, firma il brano più simbolico di "Her", interpretato dalla coppia Joaquin Phoenix/Scarlett Johansson.

Tra i registi indipendenti americani contemporanei Jonze fin dal suo esordio ha avuto un rapporto speciale con la musica, in particolare quella alternative/indie. Prima di tutto i videoclip per Wax, Sonic Youth, Dinosaur Jr. e Breeders, con capolavori assoluti di questa forma audiovisiva come "Sabotage" dei Beastie Boys e "Buddy Holly" dei Weezer, fino al recente videoclip live di "Afterlife" degli Arcade Fire, girato con Greta Gerwig protagonista durante gli YouTube Music Awards del novembre scorso. Anni di videoclip, film, cortometraggi hanno creato sodalizi significativi, collaborazioni e amicizie grazie alle quali "Her" può risultare il film complesso e maturo che è. Col sottotitolo: "A Spike Jonze Love Story".

Ascoltando la musica composta dagli Arcade Fire e da Owen Pallett, tutto il film scorre davanti agli occhi in meno della metà del tempo, un montaggio sintetico da ascoltare e seguire dall’inizio alla fine (seppur privati dei suoi intensi dialoghi). Ma la leggerezza quanto la gravosità del mondo in cui vivono i personaggi, in particolare Theodore (Phoenix), sono ben interpretati e restituti da "Divorce Papers" e dai temi "Loneliness", una musica essenziale, disarmata e intensa come il brevissimo titolo del film: "Her".

Compare anche una versione demo di "Supersymmetry", inizialmente pensata per "Reflektor" (Merge Records, 2013), nucleo dei brani per pianoforte composti dall’OS Samantha (Johansson): "On The Beach" e "Photography". Sono due composizioni che richiamano uno degli autori classici più amati dal cinema americano, Claude Debussy, in particolare "Clair de Lune", terzo movimento della "Suite Bergamasque". La colonna sonora segue il percorso emozionale del protagonista del film. Non si conosce mai il passaggio successivo, ogni volta è un’epifania, come per "Owl" e "Photograph". La doppietta finale "We're All Leaving"-"Dimensions" racchiude in appena otto minuti tutta l’emozione più profonda trattenuta nel corpo del film fino alla fine, facendoci sentire di aver trattenuto il respiro fino ad allora. La canzone principale è affidata a Karen O, la ballad "The Moon Song" – non a caso il "Clair de Lune" – cantata principalmente dalla Johansson e suonata da Phoenix con l’ukulele: "Time’s we’re swallowed up/ in space we’re here a million miles away".

Oltre alla musica composta per il film – consigliatissimi i video pubblicati all’uscita di "Her" sul making of in studio di registrazione – compaiono alcuni brani già editi, tra cui “Off You” delle Breeders da "Title TK" (4AD, 2002) avviata da Theodore al comando "Play different melanchonia song" nel suo rientro solitario a casa. "I am the autumn in the scarlet/ I am the make-up on your eyes" gli canta Kim Deal. Le canzoni non originali completano il quadro perfetto della colonna sonora, in cui le corde – del pianoforte, degli archi, delle chitarre – rappresentano sul piano dell’audio la palette di colori, soprattutto gialli e rossi, da cui prende vita la tonalità calda della fotografia di Hoyte Van Hoytema, creando "epidermiche" associazioni visivo-sonore: come l’arancione con il tremolo in "Milk & Money" sul primo piano di Theodore, che si mescolano alla penombra e al riverbero dei drones e degli archi di "Loneliness #3 (Night Talking)". Insieme alla musica, "Her" è un film sulla parola: le parole che non si è in grado di scrivere e si fanno cercare a qualcun altro; le parole che ti fanno innamorare e meravigliare; le parole con cui difendersi e quelle con cui attaccare. In "Her" la musica richiama anche tutto questo mondo di parole, presenti nella loro assenza durante le pause e i lunghi accordi, negli arrangiamenti degli archi, tra una nota staccata e l’altra. Riverberano sulle immagini di Theodore "smarrito" in una Los Angeles mai così dolce e futuristica – con cui avevamo teneramente flirtato in "500 giorni insieme" di Marc Webb – una Los Angeles distopica tanto da essere "inscenata" anche da Shanghai, altra location del film. Gli interni della casa di Theodore, completamente aperti verso l’esterno e il vuoto, e la camera morbida e fluttuante ci ricordano i campi lunghissimi su Tokyo visti dalla finestra della stanza d’albergo di Charlotte in "Lost in Translation". Nel 2003 è la Johansson a perdersi nella Tokyo di Sofia Coppola in un momento cruciale della sua vita (altra colonna sonora memorabile firmata in buona parte da Kevin Shields dei My Bloody Valentine); nel 2013 è Phoenix a perdersi e ritrovarsi, grazie alla voce della Johansson, nella Los Angeles/Shanghai di Jonze (cortocircuiti?).

Il "messaggio" del film – e della colonna sonora – arriva diretto: le relazioni saranno salvate dalla parola, cullate dal pianoforte e liberate dagli archi. Mentre noi ascoltatori indugeremo sempre su ogni dettaglio di "Her", perdendo di vista la meta finale. Se c’è.