Savages

SCHEDA DEL FILM

Le belve

di Oliver Stone

Oliver Stone adatta il romanzo omonimo di Don Winslow. E torna alle origini, confezionando un "pulp" serrato e manierista, violento…

TRACKLIST

1. Neptune's Net - M. Ward
2. Cartel Theme - Adam Peters
3. Where I'm Going - Cut Copy
4. Romantic Theme - Adam Peters
5. Legalize It - Peter Tosh
6. Mandala - Thievery Corporation featuring Anoushka Shankar
7. Hijack In The Desert - Adam Peters
8. Quien Es El Patron? - Systema Solar
9. Romance In Durango - Bob Dylan
10. Whipping - Adam Peters
11. Paradise Circus (Gui Boratto Remix) - Massive Attack
12. Psycho Killer - Bruce Lash
13. Miles De Pasajeros (Mightysphnix Transpo Remix) - Gustavo Santaolalla, Bajofondo and Supervielle
14. Eternity's Sunrise - John Tavener
15. Dust Bowl - Adam Peters
16. Do Ya - Jeff Lynne
17. Here Comes The Sun - Yuna
18. Savages ... Force Of Nature - Adam Peters

AA. VV.

Savages

(Varèse Sarabande) 2012

alternative rock, reggae, elettronica

di Alex Poltronieri

Dalla colonna sonora di un film di Oliver Stone non si sa mai cosa aspettarsi. Caotiche, frenetiche e in numero esorbitante, canzoni e musiche originali si inseguono nelle sue pellicole con lo stesso livore del (sovente) martellante montaggio e delle immagini psichedeliche. "Le belve", ispirato al romanzo omonimo di Don Winslow è stato definito un ritorno alle origini per il regista premio Oscar, una violenta, spesso ironica, vicenda di droga, sesso e violenza, sullo sfondo dei paradisiaci scenari della California del sud, al confine col Messico.

Ecco allora che alcune scelte in colonna sonora sembrano quasi obbligate: dall'apertura con il surf rock "tarantiniano" di M. Ward con "Neptune's Net" (dal capolavoro "Post War") all'inno reggae "Legalize It" di Peter Tosh sino a "Romance in Durango" di Bob Dylan, che racconta la storia di un romantico fuorilegge. Altre selezioni guardano al presente, e al futuro, concentrandosi su sonorità moderne, come il lungo e sensuale remix ad opera di Gui Boratto di Paradise Circus dei Massive Attack, i Thievery Corportation con il loro chill out ricco di sonorità orientali ("Mandala"), o i Cut Copy con "Where I'm Going" che segna per loro una piacevole svolta shoegaze. Altre volte Stone e il produttore dell'album Budd Carr (che già aveva collaborato col regista in diverse occasioni, come in "Platoon", "Wall Street" e sequel o "The Doors") optano per scelte più sorprendenti e audaci, come una cover flamenco-bossanova del classico "Psycho Killer" dei Talking Heads ad opera di Bruce Lash, ma anche un'eterea versione di "Here Comes The Sun" dei Beatles firmata dalla giovane Yuna.

C'è spazio anche per lo score originale, realizzato da Adam Peters, noto più che altro come violoncellista e arrangiatore orchestrale del seminale "Ocean Rain" degli Echo & The Bunnymen (per fare un titolo): Peters, prima di scivolare in ovvie citazioni Morriconiane ("Dust Bowl") punta su sonorità tese, sempre sul punto di esplodere ("Cartel Theme", "Whipping") utilizzando un violino elettrico e synth analogici (come nella sincopata "Hijack In The Desert", dove compare anche Robert Trujillo dei Metallica), altre volte da alle sue musiche un respiro più classico e disteso ("Romantic Theme", "Savages...Force Of Nature"). Una raccolta schizofrenica ed eclettica, che acquista maggior senso e compiutezza se si è fan del relativo film che accompagna.