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6.0/10
Se "Tutti vogliono qualcosa" incominciava ex abrupto, con l'arrivo, sulle note di "My Sharona" dei Knack, della matricola Jake al college; "The Edge of Seventeen" inizia in medias res, con le sneakers di Hailee Steinfeld che, accompagnate da "Who I Thought You Were" di Santigold, scendendo dall'automobile parcheggiata di fronte al liceo si dirigono verso l'aula del professor Woody Harrelson. Il paragone con l'ultima fatica di Richard Linklater non è arbitrario: le due opere non solo sono accomunate dalla presenza di Blake Jenner, ma anche dalla medesima volontà di portare sul grande schermo l'arduo passaggio dall'età infantile a quella adulta. E la commedia, quale genere in grado di riprodurre da un lato la spensieratezza di quegli anni e dall'altro le prime difficoltà che si incontrano nella realizzazione personale, perfettamente si presta al racconto di questo relativamente breve ma assolutamente fondamentale segmento di vita umana. Volessimo continuare poi il parallelismo con "Tutti vogliono qualcosa", ci troveremmo di fronte a una sostanziale differenza: ovvero come il punto di vista, in "The Edge of Seventeen", sia posto non sul sesso maschile (per cui Linklater, in modo geniale, imbastiva una riflessione sui meccanismi competitivi all'interno di certi gruppi), quanto su quello femminile. Alla regia e alla sceneggiatura di "17 anni (e come uscirne vivi)" c'è Kelly Fremon Craig; a reggere il peso di tutta la pellicola davanti alla telecamera c'è invece Hailee Steinfeld, a sei anni di distanza dall'esordio nel "Grinta" dei fratelli Coen.

Nadine - la cui fortuna talmente avversa ricorda, anche se in misura minore, quella di Lee Chandler in "Manchester by the Sea" - è la classica adolescente sboccata, viziata e irrispettosa. Segretamente innamorata del tenebroso ragazzo che lavora in un negozio di pesci, Nadine si contraddistingue anche per i problematici rapporti con la madre e il fratello maggiore Darian; la vita da loser è alleviata solo dalla compagnia della migliore amica Krista e dalla relazione odi et amo con uno dei professori della sua scuola. Il fragile equilibrio che le permetteva di non sentire troppo il dolore della propria inettitudine verrà a rompersi nel momento in cui Krista, imperdonabilmente, instaurerà una relazione con l'odiato Darian: è questo l'escamotage utilizzato dall'esordiente regista per dare il via ufficiale alle disavventure di Nadine. La mancanza di autostima (e il narcisismo che ne consegue); il costante vittimismo; la goffaggine morbosa: tutte debolezze che qualificano con decisione l'età adolescenziale, e con cui perciò è difficile non identificarsi. Tuttavia, una tale protagonista potrebbe finire con il generare irritazione nel pubblico che la guarda muoversi, pensare e atteggiarsi da teenager autodistruttiva: Nadine è infatti forse il personaggio più antipatico che abbiamo avuto l'onore di conoscere nel corso di quest'anno cinematografico.

"17 anni (e come uscirne vivi)" ha il merito di proporre una visione dell'adolescenza non quale età dello splendore, dell'irripetibile gioia e felicità; ma anzi quale difficile momento di transizione, pregno di dubbi e insicurezze. Una demistificazione dell'idealizzazione della giovinezza che però non sempre riesce a sbarazzarsi di quel senso di costruzione che attanagliava, ad esempio, il già citato "Manchester by the Sea". Nonostante l'apparente tentativo di superare questa visione parziale degli anni della pubertà, Kelly Fremon Craig incappa in diversi cliché e stereotipi del teen movie; soprattutto, però, manca di originalità nei dialoghi e nella gestione dei tempi comici: non di rado si riesce a prevedere la reazione di un personaggio, la risposta a un determinato stimolo, la situazione che si verrà a creare. Questa artificiosità si manifesta anche nella caratterizzazione dei personaggi e il professore sopra le righe di Woody Harrelson ne è paradigmatica dimostrazione: tanto prevedibili sono le sue linee di dialogo nichiliste e votate al pragmatismo quanto l'espressione finale della sua natura dolce e sensibile. E ugualmente prevedibili appaiono le rivelazioni tese a donare complessità agli apparentemente stereotipati caratteri di Darian, della madre e della stessa Nadine; quest'ultima, grazie alla sorprendente prova di Hailee Steinfeld, regala però quella vivacità su cui tutta la pellicola si fonda.

Ciò che permette a "17 anni (e come uscirne vivi)" di elevarsi sopra la media dei comuni coming of age è anche la solidità della produzione: Kelly Fremon Craig  - che ha dichiarato come John Hughes sia stata la principale influenza nella scrittura dell'opera - denota, per essere alla sua prima prova dietro alla macchina da presa, un'ottima gestione dell'inquadratura e una certa sensibilità nel ritratto della gioventù liceale; ma si leggono grandi nomi anche per la colonna sonora (Hans Zimmer è riuscito a mettere la propria firma pure qui), per il montaggio, per la fotografia e persino per la produzione (James L. Brooks, il cui nome è indissolubilmente legato a quello dei "Simpsons"). "The Edge of Seventeen" rimane per questo in un limbo tra la rozzezza delle opere televisive, destinate a un pubblico più giovane, e la maturità di quelle autoriali, indirizzate invece a spettatori più adulti. Soluzioni semplicistiche quali l'utilizzo della voce fuori campo iniziale, di caratteri poco sfaccettati come quelli di Krista ("Mi apparve un angelo") e Darian ("Che ho fatto per generare un figlio così perfetto?"), di un linguaggio colorito e scurrile da parte della protagonista e, infine, della furba alternanza tra il tragico inverosimile e il comico caricaturale sono segni che esaustivamente testimoniano la discontinuità dell'opera.

Al netto di questi limiti, "The Edge of Seventeen" conserva diversi innegabili pregi. L'immagine degli adolescenti offerta da Kelly Fremon Craig è, infatti, assai coerente con il tentativo che essi effettuano di affermare una loro precisa identità e gli attori esibiscono - nonostante i problemi già evidenziati precedentemente - un ottimo affiatamento e una ancora migliore immedesimazione nella propria parte. E, nonostante la mancanza di un po' di personalità, è pur vero che comunque la pellicola prende le distanze dai più banali prodotti del genere, dando prova di una certa dose di coraggio e intraprendenza. La tristezza di Nadine (che ascolta "Save Me" di Aimee Mann, brano che concludeva il "Magnolia" di P.T. Anderson), unita alla sua arroganza e al suo egocentrismo, al di là del finale conciliatorio e positivo (ma attenzione alle parole della madre verso metà del film: "Tutti a questo mondo sono terribilmente vuoti e infelici come lo sono io. Sono solo più abili a fingere. Prova a farlo: troverai la pace") è la trasposizione fedele dei timori che affliggono i teenager della società occidentale. Basta questo affresco, così storico eppure così fuori dal tempo, a rendere "17 anni (e come uscirne vivi)" un prodotto interessante per tutte le età.


Cast e credits

cast:
Hailee Steinfeld, Haley Lu Richardson, Blake Jenner, Kyra Sedgwick, Woody Harrelson, Hayden Szeto, Alexander Calvert, Eric Keenleyside


regia:
Kelly Fremon Craig


distribuzione:
Warner Bros.


durata:
104'


produzione:
Gracie Films, STX Entertainment


sceneggiatura:
Kelly Fremon Craig


fotografia:
Doug Emmett


scenografie:
William Arnold


montaggio:
Tracey Wadmore-Smith


costumi:
Carla Hetland


musiche:
Atli Örvarsson


Trama
Crescere non è facile e certe stagioni sembrano non passare mai, specie quella attorno ai diciassette anni, età di confine e crogiolo di aspettative, delusioni e infiniti rilanci. In questo panorama, l'unico conforto della tormentata Nadine è la sua migliore amica, Krista, apparsa come un faro nella sua vita nel momento più buio e mai più abbandonata. Quando, però, Krista si fidanza con suo fratello, l'essere che Nadine più invidia e disprezza, anche quell'amicizia speciale sembra arrivata al capolinea. Nonostante la sofferenza e la solitudine, infatti, Nadine non sembra disposta a perdonarla.