CAST & CREDITS

cast:
Rebecca Hall, Dominic West, Imelda Staunton, Lucy Cohu, John Shrapnel, Diana Kent, Richard Durden, Alfie Field, Tilly Vosburgh, Ian Hanmore, Cal Macaninch

regia:
Nick Murphy

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
107'

produzione:
Will Clarke, Julia Stannard, David M. Thompson

sceneggiatura:
Nick Murphy, Stephen Volk

fotografia:
Eduard Grau

scenografie:
Jon Henson

montaggio:
Victoria Boydell

costumi:
Caroline Harris

musiche:
Daniel Pemberton

1921 - Il mistero di Rookford | Recensione | Ondacinema

1921 - Il mistero di Rookford

di Nick Murphy

horror, thriller, Gran Bretagna (2011)

di Simone Pecetta

Voto: 6.5

Inghilterra, 1921. Le ferite della grande guerra, non ancora rimarginate, bruciano la viva carne di quelli che devono continuare le proprie vite come se nulla fosse stato, mentre i fantasmi del recente passato urlano strazianti nelle loro anime. Tra la percezione di un mondo decadente e il ricordo di un passato aureo si genera una frattura nella quale avviene la genesi dell'universo soprannaturale, tra percezione e ricordo si insinuano gli insidiosi spettri del rimorso e del senso di colpa. Florence Cathcart (interpretata da Rebecca Hall), scrittrice di successo e scettica investigatrice del paranormale, viene invitata dal maestro Robert Mallory a indagare riguardo a un omicidio e alla fantasmatica presenza di un bambino che sta inquietando il collegio nelle campagne di Rookford.

Per loro intrinseca natura le storie di fantasmi si svolgono attorno al perno che consente l'oscillazione di passato e presente, e la loro compresenza sulla scena è lo scandalo che lo spettatore deve accettare per entrare nella finzione. Il personaggio di Florence, a causa di una sua interiore frattura, vive il presente come fosse uno spettro del passato, lei ha quindi già emotivamente accettato il compromesso e vive in una finzione che annulla il conflitto dialettico tra storia e presente, mentre razionalmente combatte una guerra a campo aperto contro la superstizione, non fa altro che inseguire fantasmi, e da molto prima di quanto possa pensare lei stessa. La voragine aperta dal suo conflitto interiore è come una cicatrice che non riesce a ricomporsi.
Una cicatrice aperta separa anche le due parti in cui "1921 - Il mistero di Rookford" si divide: una prima che si muove come un classico giallo, in stile whodunnit, mascherato da toni soprannaturali (da questo punto di vista lo "Sherlock Holmes" di Ritchie può essere una buona pietra di paragone) e una seconda in cui l'elemento soprannaturale prende il sopravvento con tanta irruenza da spaventare la stessa protagonista. Le due storie possono essere lette indipendentemente l'una dall'altra, ma restano cucite insieme dal filo rosso dello scavo nel dolore dei personaggi, che va sempre più in profondità, fino alle origini di un mistero che non è mai quello che semplicemente ci troviamo dinanzi.

Oggigiorno il problema principale di una ghost-story si rivela nell'edificare un valido finale, in quel dénouement decostruito più e più volte e più e più volte riassemblato per condurre alle più insolite catarsi: "Il sesto senso" (Shyamalan, 1999), "The Others" (Amenabar, 2001), "The Orphanage" (Bayona, 2007) sono i più recenti predecessori di "1921 - Il mistero di Rookford" e con loro si deve confrontare il film di Murphy. E se questo "1921" dà il suo meglio fin quando vive dell'atmosfera che Murphy, con l'aiuto del co-sceneggiatore Volk e del direttore della fotografia Eduard Grau, dipinge a toni scuri come una melodia di grigi dell'animo, nell'architettura del finale, nel momento di scoperchiare l'ultima delle scatole cinesi che aveva incastrato l'una dentro l'altra, non riesce a essere all'altezza del lavoro svolto nel resto della pellicola.
Peccato che manchi una verve profondamente inventiva anche a questo livello, nonostante i ripetuti e comunque validi tentativi di rivoluzionare la pellicola operati dal regista, perché questo è l'unico ostacolo che separa "1921 - Il mistero di Rookford" dal diventare molto più che un bel film quale è. Una pellicola solida, un esordio eccellente alla regia per Nick Murphy che con i 3 milioni del budget che aveva a disposizione ci offre un film prezioso, dal ritmo cadenzato ma che incede senza alcuna caduta di tensione fino all'ultimo, angosciante, respiro.