CAST & CREDITS

cast:
Melissa George, Josh Hartnett, Danny Huston, Ben Foster

regia:
David Slade

distribuzione:
Medusa

durata:
103'

produzione:
Ted Adams, Joseph Drake,

sceneggiatura:
Steve Niles, Stuart Beattie, Brian Nelson

fotografia:
Jo Willems

30 giorni di buio | Recensione | Ondacinema

30 giorni di buio

di David Slade

horror, Usa (2007)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 6.0

I trenta giorni di buio del titolo, che lasciano pensare a un terrificante e angosciante assedio vampiresco, sono solo un grigio e frammentato (quanto confuso) susseguirsi d'azioni scontate e prive di tensione. Il film basa le proprie fondamenta sull'ormai sempre più solido connubio horror/videoclip e sull'intensificarsi di un altro fenomeno recente, ossia quello della trasposizione cinematografica dei cosiddetti graphic novel (romanzi a fumetti - volendo tradurre in modo "letterale"); e lo fa affidandosi alla regia di David Slade e alla storia ideata da Ben Templesmith.

La squadra tecnica è supportata dalla Ghost House di Sam Raimi (che finora non appare come sinonimo di garanzia; vedi "Boogeyman" e "The Grudge") e dalla distribuzione della Columbia. E proprio quest'ultima (probabilmente) pone i paletti per il principale limite della pellicola: la pasticciata sceneggiatura a sei mani (Nelson-Beattie-Niles). Il problema, tuttavia, è che neanche Slade riesce a imprimere un tocco incisivo sul materiale a disposizione.

L'incipit scorre via in maniera efficace (nonostante utilizzi i più classici cliché del genere) grazie all'algida scenografia di Paul D. Austerberry ("Assault On Precint 13" e "Resident Evil"), che si fa tetra al calar del sole (preludio al prolungato e claustrofobico - almeno nelle intenzioni - periodo di buio), presentandoci il desolato e selvaggio paesaggio che circonda la cittadina di Barrow. Ma (paradossalmente) è con l'arrivo dei vampiri che la linea narrativa si fa "spezzettata", vivendo di singoli episodi monotoni e poco convincenti (escludendo la buona sequenza che vede protagonista la bimba-vampiro).

Lo scattare del meccanismo "predatori vs. prede" è sfruttato in modo scialbo (nessun sussulto nemmeno quando uno dei vampiri penetra nella casa dove i protagonisti sono rifugiati in soffitta), così come viene affrontata in modo prevedibile la contrapposizione "specie contro specie" (la famiglia Eben-Stella contro la coppia di vampiri che guida il proprio gruppo), fino a un epilogo che vuole apparire simbolico/melodrammatico (il dissolversi in cenere di un corpo).

Ciononostante il film si lascia guardare, soprattutto per via dell'intenso contrasto cromatico neve/sangue (Barrow quale ultima frontiera di libertà che viene "imbrattata" e rasa al suolo - l'ottima carrellata aerea che inquadra dall'alto ampi piani della cittadina, mentre avviene la devastazione) e alla fotografia livida e funebre di Joe Willems (già fido collaboratore del regista).

È interessante, infine, notare come David Slade si soffermi spesso su particolari dei volti dei personaggi: occhi e bocche (nere e fisse le non-pupille dei vampiri e voraci le loro "zanne"; corrucciati, tesi e rassegnati gli umani). Peccato che tale lavoro non sia sostenuto da un adeguato stato ansiogeno di fondo. Consigliato solo agli amanti del genere (sottolineando, però, che anche l'aspetto gore è medio-basso).