CAST & CREDITS

cast:
Serge Houde, Andrew Airlie, Matt Frewer, Philip Baker Hall, Anjelica Huston, Bryce Dallas Howard, Anna Kendrick, Seth Rogen, Joseph Gordon-Levitt

regia:
Jonathan Levine

distribuzione:
Summit Entertainment

durata:
100'

produzione:
Evan Goldberg

sceneggiatura:
Will Reiser

fotografia:
Terry Stacey

scenografie:
Annie Spitz

montaggio:
Zene Baker

costumi:
Carla Hetland

musiche:
Michael Gioacchino

50 e 50 | Recensione | Ondacinema

50 e 50

di Jonathan Levine

drammatico, Usa/Canada (2011)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 6.0
Adam ha ventisette anni, lavora, convive con la sua fidanzata e passa il tempo con il suo migliore amico, Kyle. Un giorno, durante una visita di controllo all'ospedale, gli viene diagnosticato un cancro raro: ha il cinquanta percento delle possibilità di salvarsi. Dopo un momento di assoluta incredulità, vive con rabbia e rassegnazione i giorni che lo separano dall'intervento, tra le chiacchierate con Kyle, le cure di una psicologa giovane e inesperta, il tradimento della capricciosa fidanzata e le sedute di chemioterapia in compagnia di due anziani, vittime dello stesso male.

Di drammi sul cancro (soprattutto in Italia) se ne sono visti tanti, tra cinema e televisione, spesso svilendo e banalizzando queste disgrazie di triste quotidianità. Oramai, affrontare questo genere di soggetti in modo originale o se non altro convincente è alquanto difficile. "50/50" ci riesce molto bene: è un film sensibile, ironico, intelligente e, più di ogni altra cosa, emozionante.

È diretto da Jonathan Levine, regista indipendente che aveva a suo carico un lungometraggio, "Fa' la cosa sbagliata" (un lavoro non proprio riuscito che però aveva riscosso un discreto successo al Sundance Film Festival del 2008), e qualche corto e mediometraggio. In questo film dimostra la stoffa di un cineasta audace ed entusiasta che, prima di ogni altro elemento, si concentra sulla storia e su coloro che la animano. Non ha paura di sembrare prevedibile e non rinuncia anche a qualche clichè, ma fa tutto con un garbo e una delicatezza tali da non intaccare minimamente l'efficacia del racconto. Anzi, concede ai suoi personaggi un gran calore umano, elemento intelligibile in ogni immagine del film, dall'inizio alla fine.

L'apparato visivo non manca di vivacità e inventiva, in particolare si segnala un uso molto arguto delle panoramiche che, al posto di allontanare il punto di vista dello spettatore da quello del protagonista, servono a descrivere gli spazi in cui si muove. Questo apparente distacco diventa pretesto di inclusione anche di varie implicazioni sociali e politiche sulle paranoie dell'America post crisi che arricchiscono indubbiamente la capacità descrittiva della pellicola.

Il punto di forza di "50/50", comunque, resta la caratterizzazione dei personaggi: un campione d'umanità vario e profondamente credibile. Nello script non ci sono forzature o eccessi caricaturali, solo tanto equilibrio e un sincero affetto per le circostanze tragiche o buffe in cui essi incappano. Oltre a un Joseph Gordon Levitt particolarmente bravo, anche perché perfetta antitesi del maschio virile, tutto il cast d'appoggio è validissimo: da Philip Backer Hall (il padre malato di Alzheimer) a Anjelica Huston (madre iperprotettiva), fino all'emergente Anna Kendrick che avevamo già avuto modo di apprezzare in "Tra le nuvole". È, però, Seth Rogen a rubare prepotentemente la scena e, con un'interpretazione spassosa e sopra le righe (aiutato probabilmente anche dalla natura del suo personaggio), alleggerisce molte situazioni che altrimenti avrebbero rischiato di cadere nel già visto.

L'ironia è l'altro elemento catalizzatore di una sceneggiatura fresca e movimentata, ricca di momenti molto esilaranti che si alternano sapientemente a frangenti decisamente drammatici, senza però mai ridurre il loro potere emotivo. Un'ironia scorretta, pungente e spesso squisitamente sboccata che fa della sua immediata semplicità un' altra condizione di immersione totalizzante nella realtà psicologica dei personaggi.

Il finale, in silenzioso crescendo, regala emozioni potenti e sincere, producendo un teso e affettuoso raccoglimento intorno al protagonista e provocando un po' di sana e onesta commozione. Un coinvolgimento che, nella sua prevedibilità, non ha niente a che vedere con le dinamiche della "lacrima a comando" di certi drammoni strappalacrime hollywoodiani.

Bellissima colonna sonora in cui non mancano pezzi dei Pearl Jam e dei Radiohead.