CAST & CREDITS

cast:
Jane Birkin, Caroline Cellier, Catherine Jacob, Thierry Lhermitte, Alysson Paradis, Sébastien Huberdeau, Arié Elmaleh, Micheline Presle, Benoit Pétré

regia:
Benoit Pétré

distribuzione:
Le Fabrique de Films

durata:
90'

produzione:
Le Fabrique 2, Studio 37

sceneggiatura:
Benoit Pétré

fotografia:
Stephan Massis

scenografie:
Samuel Teisseire

montaggio:
Reynald Bertrand

musiche:
Keren Ann

Adorabili amiche | Recensione | Ondacinema

Adorabili amiche

di Benoit Pétré

commedia, Francia (2010)

di Lorenzo Taddei

Voto: 5.5

"Puoi ridere di tutto con me, del papa, della morte, delle puttane, ma non del mio cane" (Chantal)

E invece, a parte il cane, si può ridere di poco altro.
La commedia, scritta e diretta da Benoit Pétré (anche attore), da' il meglio di sé quando è il lato amaro a prendere il sopravvento e a mettere in ridicolo quello dolce.
Buona idea quella di sfruttare alcuni dettagli della scenografia per i titoli di apertura, quando il nome dell'attrice Catherine Jacob (Chantal) si stampa sullo sportello del congelatore dentro cui è temporaneamente ibernato Jean Claude, il suo ultimo cagnolino defunto.
A parte gli amori a quattro zampe, Chantal è una donna sola, trascurata dal marito e intrappolata in un lavoro assurdo, come dev'essere promuovere cioccolata - biologica quanto vuoi - salata.
Gabrielle (Caroline Cellier, forse "Thelma" per il temperamento) è invece quella disinibita. Ossessionata dal sesso e dalla vecchiaia, si è convinta che il primo sia il modo per tener lontana la seconda. Infine Nelly, la Jane Birkin di "Je t'aime...moi non plus", depressa e deprimente, e anche frigida, almeno in apparenza.

Per una buona mezzora poi il film resta fermo, nonostante le tre donne si siano già messe in viaggio. L'idea stessa del viaggio è appena percepibile nei paesaggi che cambiano e nella "squalo" che perde una ruota. Complice un doppiaggio disastroso, che - come spesso accade - non riesce a star dietro alla mimica dei francesi, i personaggi sembrano caricature di se stessi e non riescono a emergere dalle categorie a cui appartengono. Rispondono in modo banale a imprevisti prevedibili, come la fuga dal ristorante o l'incontro col giovane omosessuale.

La meta del viaggio è il matrimonio di Philippe (Thierry Lermitte, "La cena dei cretini", "L'apparenza inganna"), ex compagno di Gabrielle, con la misteriosa Tasha. Le tre donne scopriranno - insieme allo spettatore - che Philippe le accomuna più di quanto abbiano creduto prima.
Ma la loro volontà di partecipare a quel matrimonio rappresenta soprattutto il pretesto per rimettersi in discussione. Per concedersi un'altra opportunità. Per ricominciare da dove si sono fermate e cioè, appunto, da Philippe.
Oltre a svelare l'identità di Tasha, attraverso un'escalation di sorprese, l'epilogo disegnerà una super tresca "alla francese" in cui tutti sono - o sono stati - amanti di tutti, culminando addirittura nello schiaffone finale.
Poi si torna a casa. Con la ferma intenzione di dare una svolta alla propria vita. Ma non prima di aver profanato un cult come quello di Ridley Scott con un paio di battute al fulmicotone, del tipo: "Ci buttiamo di sotto?" - "Non possiamo: non ci insegue la polizia". E tanto perché nessuno possa fraintendere: "Ricordate Thelma e Louise?! Lo danno in tv tutti gli anni!"

Meglio fermarsi a gustare la malinconica colonna sonora, ben curata dalla cantautrice franco-israeliana Keren Ann. Tornare indietro al momento in cui, verso metà del film, le tre donne passano la notte in un motel. Gabrielle rinuncia a ballare, Nelly si consola nel letto, Chantal mostra il suo segreto.
Il confronto coi rimpianti, con la solitudine, col dolore, viene fuori all'improvviso e va a segno.
Per un po' diventano davvero adorabili, queste tre donne in mezzo alla vita, sorpassate dal ricordo di loro stesse trent'anni prima, che cantano la stessa canzone.