CAST & CREDITS

cast:
Will Smith, Jamie Foxx, Jon Voight, Jada Pinkett Smith, Giancarlo Esposito

regia:
Michael Mann

distribuzione:
Columbia Pictures

durata:
159'

produzione:
Sony Pictures Entertainment

sceneggiatura:
Michael Mann, Stephen J. Rivele, Christopher Wilkinson, Eric Roth

fotografia:
Emmanuel Lubezki

montaggio:
William Goldenberg, Lynzee Klingman

musiche:
Pieter Bourke, Lisa Gerrard

Alì | Recensione | Ondacinema

Alì

di Michael Mann

drammatico, sportivo, Usa (2001)

di Massimo Versolatto

Voto: 8.0

Dieci anni della vita di uno dei più grandi campioni sportivi di tutti i tempi, dall'incontro con Sonny Liston alla riconquista del titolo mondiale in Zaire contro Foreman. Mann, regista molto personale nel panorama hollywoodiano, stringe la macchina da presa sulle movenze di un uomo che, anche politicamente, nell'arco di una carriera straordinaria ha detto e fatto molto. Descrivendone le gesta, il regista di Chicago ascrive un decennio di Storia in una sorta di cerchio "imperfetto", racchiuso tra due distinte corse di Alì, forse antitetiche per significato.
Se la prima introduce e identifica uno sportivo professionista, pugile in carriera in un contesto sociale molto instabile, presagendo il futuro sanguinolento di un'America "imbarazzata" dal suo stesso meltin'pot, la seconda simbolicamente si configura come una presa di coscienza. Una consapevolezza indiscutibile (e doppia in un certo senso) da parte di Alì, definitivamente pronto ad affrontare Foreman e i suoi fantasmi, e da parte di Mann, consapevole di avere per le mani un argomento sul quale è fondamentale mantenere la più assoluta onestà, evitando di lasciarsi andare in facile retorica o in scoppi di inutile e ridondante enfasi.

Montato in maniera mirabile, "Alì" amalgama così tanto materiale senza cadute di tono che, solo per questo, si può considerare uno dei più grandi film sportivi di tutti i tempi. Molto diverso da "Toro Scatenato", capolavoro di Martin Scorsese - nel quale l'attenzione era tutta posta sul personaggio di LaMotta e sulla sua personalità (strepitosa l'interpretazione di De Niro) -, "Alì" cerca di approfondire il modo in cui la carriera del pugile ha influito sulla sua persona e, principalmente, sulla gente. Mann si concentra sui legami dell' "uomo" con la religione islamica e sui legami dei gruppi di potere islamici con il "campione". Sfruttato politicamente, bersagliato dal Governo Usa, attaccato da più parti, Alì non ha mai smesso di "combattere", a tutti i livelli, e la gente - la "sua" gente, in primis - l'ha sostenuto fino in fondo. Riconquistando il titolo contro Foreman, nel celeberrimo incontro nello Zaire, ha dimostrato definitivamente al mondo d'aver vinto simbolicamente la sua battaglia personale.

Mann, affascinato da tutti i risvolti e sfaccettature del campione (e dell'uomo dietro al campione), mette in scena un dramma sociale, politico e sportivo di proporzioni monumentali - sia da un punto di vista filmico con un numero abnorme di comparse e una durata notevole, sia a livello concettuale - e lo dichiara apertamente già dalla prima, lunghissima e splendida sequenza nella quale musica, audio ambientale e immagini tra il digitale e la pellicola si legano, fondendosi e delineandosi come una massa, emotiva, pulsante e unica.

Will Smith, in una delle prove più complesse della sua carriera, rende onestamente omaggio al vero Alì, gli dà voce, forza, sentimento. Lodevole anche il cast dei comprimari, tra i quali su tutti svetta Jon Voight, irriconoscibile e bravissimo nella parte del cronista Howard Cosell. Fotografato con realismo, "Alì" tende a congelare l'istante, zoomando sul particolare, perché lo spettatore si senta vicino, quasi "dentro" alla Storia. Dopo l'inchiesta di "Insider" Mann rimane filmicamente nel territorio della "realtà", stavolta con l'obbiettivo di raccontare le gesta di un uomo "conosciuto". Lo fa, e ci riesce in maniera unica, con il piglio di un antropologo partecipe. Lucido nella messinscena, fedele ai fatti, si lascia trasportare dall'Alì "emozionale", si lascia guidare dalle sensazioni "umane" dell'uomo dietro al campione per girare le sequenze di maggiore impatto visivo e concettuale. La musica, coesa raccolta di brani soul e pezzi "storici" vira ogni attimo sospeso, ogni inquadratura "gettata" sull'avversario o sul particolare, come l'inerme sensazione di aver perso l'incontro contro un grande boxeur. Dopo tutto, dopo la malinconia e l'amarezza di almeno metà pellicola (nella quale la vita e la carriera di Alì sono on the edge), non è Alì che getta la spugna, ma noi spettatori, di fronte al miracolo che quell'uomo ha compiuto sul ring di Kinshasa.
Sequenze memorabili, in questo film, ce ne sono tante. Perché memorabile, a suo tempo, è stato il campione che Mann ha deciso di raccontare.

Bumaye
Alì.