CAST & CREDITS

cast:
Christian Bale, Josh Lucas, Matt Ross, Chloë Sevigny, Samantha Mathis, Willem Defoe, Jared Leto

regia:
Mary Harron

durata:
100'

sceneggiatura:
Mary Harron - Guinevere Turner

fotografia:
Andrzej Sekuła

scenografie:
Andrew Stearn - Gideon Ponte

montaggio:
Andrew Marcus

costumi:
Isis Mussenden

musiche:
John Cale

American Psycho | Recensione | Ondacinema

American Psycho

di Mary Harron

drammatico, Usa (1999)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 6.0
"American Psycho" è, prima di tutto, un romanzo pubblicato nel 1991 che costituisce un controverso successo mondiale ricco di polemiche per via del suo violento, grottesco e sarcastico contenuto. Brevissima premessa che non vuole servire per comparare i due prodotti (quello cinematografico e quello letterario, aprendo una sterile diatriba inerente la resa della trasposizione su pellicola delle pagine di un libro), ma necessaria a comprendere l'oggettiva difficoltà riscontrabile per plasmare il "pericoloso" materiale a disposizione del film.

Il peso dell'operazione ricade sulle spalle di tale Mary Harron (stranamente, visto che si tratta di un nome non certo "altisonante"). La regista si occupa anche della sceneggiatura (coadiuvata da Guinevere Turner) e sviluppa una trama piuttosto superficiale, evitando (accuratamente?) tutte le caratteristiche più "forti" e le venature più scabrose offerte dal romanzo. Benché le scene iniziali tratteggino in modo efficace, con pochi tocchi, il carattere del protagonista Pat Bateman (interpretato in modo magistrale - relativamente alle esigenze dello script - da Christian Bale), la vicenda scivola ben presto in singoli episodi che sostengono alla perfezione una struttura assolutamente innocua, fino a sfociare in un artificioso finale parossistico che rappresenta il crollo emotivo di Bale/Bateman (riducendo la sua figura a quella di un semplice pazzoide schizofrenico).

Il culto dell'edonismo e il piacere dell'eccesso sono catturati dalle tonalità scure della fotografia di Andrzej Sekuła ("Le iene" e "Pulp Fiction"), la quale lascia pensare ad un lato nascosto del mondo rappresentato (in linea con il gioco del doppio che la narrazione imbastisce e porta avanti fino alla conclusione senza deviare dai binari: la scena del protagonista che si libera della maschera per il viso e l'affiorare di una nuova pelle). La regia è composta principalmente di primi e primissimi piani per sottolineare il fondamentale percorso psichico di Bateman, di piani totali e mezze figure contrappuntate da classici controcampi per esaltare i dialoghi e mostrare le similitudini (soprattutto estetiche) tra i vari personaggi che appaiono interscambiabili (tanto più che il protagonista viene spesso preso per qualcun altro), e da dettagli che connotano le manie e le bizzarrie degli stessi (i menù di lussuosi locali alla moda e i biglietti da visita, oltre a quelli che determinano il "dramma" di Bateman: accetta e nastro adesivo per sigillare). Alcuni brevi carrelli e panoramiche s'intrufolano ed esplorano gli appartamenti in cui agisce il personaggio interpretato da Bale, andando a scoprire/scavare cosa nascondono i vari ambienti. Tuttavia, la narrazione non riesce a creare uno sfasamento tra il piano del reale e quello dell'immaginazione; il dubbio che le efferate gesta di Pat Bateman siano state davvero compiute non sorge e comunque lascia lo spettatore indifferente.