CAST & CREDITS

cast:
Debbi Burns, Brian Bisson, Matt Birman, Alexis Beckley, Joan Barrett, Mya Rylyn Banks, Jane McLean, Ron Livingston, Eric Bana, Rachel McAdams

regia:
Robert Schwentke

distribuzione:
01 Distribution

durata:
107'

sceneggiatura:
Bruce Joel Rubin, Audrey Niffenegger

fotografia:
Florian Ballhaus

scenografie:
Jon Hutman

montaggio:
Thom Noble

costumi:
Julie Weiss

musiche:
Mychael Danna

Un amore all'improvviso | Recensione | Ondacinema

Un amore all'improvviso

di Robert Schwentke

drammatico, romantico, fantascienza, Usa (2009)

di Mirko Salvini

Voto: 6.0
Essendo un cinefilo patologico (o quasi) prevedibilmente non amo molto quelli che considerano i film ricavati da fonti letterarie una filiazione minore del materiale originario. I rapporti fra cinema e letteratura sono sempre stati strettissimi e ovviamente negli anni molto studiati e commentati. Gente di cinema come scrittori ci hanno fornito una ricca aneddotica utile a farci capire non solo qual è la difficoltà di lavorare su materiale preesistente ma anche che è bene prendere le cose con filosofia e comunque imparare a considerare libro e film due cose autonome, nonostante uno sia ispirato all'altro.
Quella che sembrerebbe una cosa di per sé logica, in realtà fatica a passare e frasi come "è sempre meglio il libro" sono sempre più all'ordine del giorno, spesso sentite pronunciate paradossalmente anche da persone che in effetti leggono pochissimo ma che per contro guardano film spesso e volentieri.

Dopo questa uggiosa premessa, non posso fare a meno di pensare come il partito del "è sempre meglio il libro" troverà nuovi stimoli polemici grazie a "Un amore all'improvviso", che il tedesco Robert Schwentke ha tratto dal best seller di Audrey Niffenegger, "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Curiosamente (o discutibilmente) la distribuzione italiana ha ribattezzato il film con uno di quei titoli banali e farlocchi in cui è specializzata (e per cui è anche piuttosto dileggiata...), che, trattandosi di film a carattere sentimentale, non può fare a meno di ricorrere alla parola "amore". Così facendo ha tolto ogni collegamento diretto col romanzo, evidentemente non fidandosi dell'effetto trazione che il film poteva avere sui fans (magari più numerosi nei paesi di lingua anglosassone...) del libro, che è una cosa di per sé assurda, dato che spesso è proprio la fortuna commerciale di un romanzo a determinarne l'adattamento cinematografico...

Opera d'esordio (almeno nella narrativa), "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" è un curioso (e non di rado toccante) ibrido fra romanzo d'amore e fantascienza che raccontava l'incredibile (è proprio il caso di dirlo...) "avventura" di Clare Abshire, pittrice, rampolla di una famiglia altoborghese, per tutta la vita legata ad un bibliotecario di Chicago, Henry DeTamble, affetto da "alterazione cronometrica", uno strambo disordine genetico che lo porta a viaggiare nel tempo involontariamente, specie quando è sotto stress. Sin da bambina Clare incontra questo curioso giovanotto col quale istaura un'improbabile amicizia che una volta che la protagonista è diventata grande (e i due saranno quasi coetanei...non domandate! Trattasi di paradossi temporali...) sfocerà in un grande amore! Raccontato dal punto di vista dei due protagonisti il libro si focalizza soprattutto sul tormento provato da una persona portata ad amare qualcuno destinato a sparire da un momento all'altro e riapparire chissà quando...e attraverso i rovelli di questa Penelope postmoderna si delineava una figura tormentata e struggente.

Adattata per il grande schermo da Jeremy Leven e Bruce Joel Rubin, che si potrebbe considerare un esperto di storie d'amore "impossibili" (suo lo script oscarizzato di "Ghost"), la trama del libro risulta notevolmente semplificata, con molti personaggi secondari sacrificati e gli andirivieni del protagonista meno "caotici" (e questo non è detto che debba essere per forza un male, dato che leggendo sovente si perdeva il filo dei suoi spostamenti temporali...anche se indubbiamente era un aspetto che contribuiva al fascino del libro). Il regista inoltre è più abituato ad atmosfere da thriller (suoi "Tattoo" o "Flightplan" con Jodie Foster), quindi se rivela una mano efficace nel rappresentare gli aspetti più cupi e sanguinolenti della vicenda (l'aborto di Clare, l'agonia di Henry...), la dimensione melodrammatica della storia non è pienamente realizzata e quello che poteva essere un "Love Story" fantascientifico (o almeno un "Ovunque nel Tempo" del 2000) finisce per essere un'occasione mancata. Quindi, ahimè, non mi stupirei se chi ha letto il romanzo della Niffenegger, dopo aver visto il film, si lasciasse andare a considerazioni del tipo "era meglio il libro!"...

Ad ogni modo c'è un aspetto del film che lo salva da essere un totale fallimento (artistico, ovviamente, per quanto riguarda gli incassi la pellicola ha raddoppiato i costi): i due protagonisti, Rachel McAdams e Eric Bana. Lei interpreta la sua eroina con charme e intensità, riconfermandosi per l'ennesima volta di essere la ragione per cui vedere i suoi film; lui (anche se avrei visto più volentieri Edward Norton nel ruolo, ma mi rendo conto che la cosa può essere opinabile...) ha dalla sua presenza e simpatia, oltre al carisma di tanti protagonisti del passato. Questi due interpreti, importati ad Hollywood (canadese lei, australiano lui), possono fare tanto per il cinema americano, speriamo solo che i film cui prenderanno parte siano all'altezza...almeno più di questo!