CAST & CREDITS

cast:
Helen Mirren, Manish Dayal, Om Puri, Charlotte Le Bon, Fairzana Dua Elahe, Michel Blanc, Clément Sibony, Juhi Chawla, Rohan Chand, Vincent Elbaz

regia:
Lasse Hallström

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
122'

produzione:
Touchstone Pictures

sceneggiatura:
Steven Knight

fotografia:
Linus Sandgren

scenografie:
David Gropman

montaggio:
Andrew Mondshein

costumi:
Pierre-Yves Gayraud

musiche:
A. R. Rahman

Amore, cucina e...curry | Recensione | Ondacinema

Amore, cucina e...curry

di Lasse Hallström

commedia drammatica, Usa (2014)

di Mirko Salvini

Voto: 5.5

Nel 1985 Steven Spielberg offrì a Oprah Winfrey il suo primo ruolo, quello della vulcanica Sophia nel "Colore Viola" e il risultato fu per lei una nomination all'Oscar e per lui la dimostrazione che la sua filmografia non si esauriva nella formula blockbuster per sfondare al botteghino. Ne sono successe di cose nel frattempo ma il "Re Mida di Hollywood" e "la donna più influente d'America" hanno deciso di unire nuovamente le loro forze, stavolta in qualità di produttori, per realizzare la trasposizione cinematografica del best seller di Richard C. Morais "The Hundred-Foot Journey" (in Italia "Madame Mallory e il piccolo chef indiano", anche se la distribuzione nostrana del film ha optato per un più generico "Amore, cucina e curry"). Il viaggio dei cento passi del titolo originale è quello che divide, nella provincia della Francia, due ristoranti, quello appunto di Madame Mallory (che ha l'altera classe e i lineamenti vagamente artefatti di Dama Helen Mirren), premiato caposaldo di Nouvelle Cuisine con tanto di stelle Michelin e quello indiano appena inaugurato della famiglia Kadam. In realtà, questi ultimi hanno alle spalle un viaggio ben più lungo: il loro ristorante a Mumbay è andato perduto in un incendio (doloso) nel quale ha perso la vita la mamma (la deliziosa Juhi Chawla, volto storico di Bollywood, purtroppo in scena solo per pochi minuti). Decisi a ricominciare da capo, Papa (il veterano Om Puri che ha alle spalle una gran carriera e non solo in ruoli secondari fra Occidente e Subcontinente) e figli fanno le valigie e arrivano nel Vecchio Continente speranzosi di trovare una clientela sensibile al richiamo della cucina etnica. Non sarà facile, anche a causa del noto sciovinismo francese, ma le cose a poco a poco si aggiusteranno e il vero talento di famiglia, il giovane Hassan non solo diventerà un protetto di Madame ma sarà anche assunto in uno dei ristoranti più quotati di Parigi. Allontanarsi però dalla famiglia e dalla dolce Marguerite (la canadese Charlotte Le Bon in un ruolo che qualche anno fa sarebbe stato proposto a Marion Cotillard o Audrey Tautou), aiuto cuoco di Madame, non è cosa per niente facile.

Per realizzare al meglio questo "feel-good movie" il team Spielberg/Winfrey ha messo insieme una squadra che vede Lasse Hallström alla regia, Steven Knight alla sceneggiatura e l'acclamato A.R. Rahman alle musiche. In effetti il bravo sceneggiatore inglese (apprezzato qualche mese fa anche come regista grazie a "Locke") aveva già affrontato in "Piccoli affari sporchi" o "La promessa dell'assassino" il tema dei rapporti tesi fra persone di nazionalità diverse con copioni più robusti, ma stavolta il tutto è declinato in una chiave fin troppo leggera e anche se non mancano momenti forti ci troviamo di fronte sostanzialmente ad una fiaba. Fiaba che per la regia è stata affidata al cineasta svedese, forse in virtù del suo successo "Made in Miramax" di diversi anni fa "Chocolat", anche quello ambientato in una provincia francese curiosamente anglofona (vedere il film doppiato avrà per una volta il vantaggio di evitare questa notevole discrepanza) e con il cibo (lì i dolci in particolare) a svolgere un ruolo chiave nella vicenda. Hallström presta molta attenzione, come è giusto che sia, alle scene in cucina e il direttore della fotografia Linus Sandgren, anche lui svedese, si impegna al massimo nel riprendere i manicaretti quasi fossero delle opere arte. Purtroppo però non c'è molto altro da segnalare e pure le musiche, che danno un bel ritmo al tutto, risultano abbastanza risentite. Il risultato finale è alquanto anonimo e gli artisti coinvolti saranno certamente ricordati per altro, anche se il successo di botteghino c'è stato.

E gli attori? L'americano Manish Dayal (evidentemente i giovani attori indiani sono troppo impegnati in patria per pensare alle offerte dall'estero) è un Hassan credibile ma come interprete è ancora acerbo (vedere per credere la scena in cui si commuove mangiando un piatto di verdure che ha un "effetto madeleine" su di lui, momento che fa decisamente rimpiangere quello simile ma di gran lunga più riuscito nel cartone Pixar "Ratatouille") e anche la parte romantica con Charlotte/Marguerite poteva riuscire meglio. Quindi i due giovani attori vengono surclassati senza grosse difficoltà dai veterani Mirren-Puri che, una volta seppellita l'ascia di guerra, cominciano a tubare come piccioncini. Tanto che probabilmente il film sarebbe stato non necessariamente più interessante ma più godibile se fosse stato incentrato maggiormente su di loro. In fin dei conti, alcuni successi recenti come "The Best Exotic Marigold Hotel" e "Le Week-end" ci hanno insegnato che c'è un pubblico sensibile a love stories con protagonisti non più giovanissimi. Chissà che i due marpioni Spielberg/Winfrey non possano pensare a qualcosa ad hoc per la loro prossima avventura? Certamente le possibilità di realizzare qualcosa di migliore non mancano.