CAST & CREDITS

cast:
Gaspard Proust, Louise Bourgoin, Joey Starr, Jonathan Lambert, Frédérique Bel, Nicolas Bedos, Elisa Sednaoui, Bernard Menez, Anny Duperey, Valérie Lemercier

regia:
Frederic Beigbeder

distribuzione:
Moviemax

durata:
98'

produzione:
The Film, AKN Productions

sceneggiatura:
Frederic Beigbeder

fotografia:
Yves Cape

scenografie:
Christian Marti

montaggio:
Stan Collet

costumi:
Claire Lacaze, Marie-Laure Lasson

musiche:
Martin Rappeneau

L'amore dura tre anni | Recensione | Ondacinema

L'amore dura tre anni

di Frederic Beigbeder

commedia sentimentale, Francia (2011)

di Lorenzo Taddei

Voto: 7.0
Cominciare con Bukowski è roba da pazzi.
E' come presentarsi, piacere Rocco Siffredi, al primo appuntamento. O certe carte si hanno, o finisce male, oppure ci si prende pochissimo sul serio.
Frederic Beigbeder, ha scelto di non prendersi sul serio.
E ha girato l'adattamento del suo romanzo, puntando subito in alto, con un pezzo tratto da "Born Into This" di John Dullaghan, forse il più bel documento su Bukowski, che non sia opera di Bukowski.
"Una nebbiolina...che ai primi sintomi di realtà, svanisce": l'amore secondo Hank.
Insisto su questo punto perché è uno shock trovarsi il suo faccione a tutto schermo, che sorride, amaro, la sigaretta sempre in bocca e gli occhi chiusi dal vino.

Sulle note di "Your Song" di Elton John, (nella soave interpretazione di Ellie Goulding), scorre la breve avventura coniugale di Marc Marronnier (Gaspard Proust), trentenne parigino aspirante scrittore alter-ego di Beigbeder: dapprima passionale, poi noioso e annoiato, infine traditore. Anzi, infine disperato. Negli inferi della solitudine, Marc scrive il suo primo romanzo.
"La zanzara dura un giorno, la rosa tre, il gatto tredici anni, l'amore tre". E' una teoria adolescenziale forse, ma supportata dalle statistiche e dall'esperienza personale.
Il romanzo (stesso titolo del film) diventa un best-seller. E anche ispiratore di un nuovo tradimento. Sì perché nel frattempo Marc ha perso la testa per la compagna di suo cugino. Che Alice (Louise Bourgoin) possa ribaltare la teoria appena pubblicata?

Il film fila via liscio e prevedibile, senza particolari colpi di scena o complesse sottotrame. Tutto è reso fruibile e comprensibile da tutti, anche i risvolti più sorprendenti sono prima ammiccati, di modo che lo spettatore possa intuire e compiacersi poi d'aver avuto ragione.
Una fotografia molto curata e un montaggio sapiente, con stacchi continui, che manipolano tempo - e sguardi - a favore del ritmo, alleggeriscono una sceneggiatura riempita di frasi a effetto.
Viene scomodato anche Shakespeare. L'effetto è simile a quello di Bukowski, forse più tenue per via dei secoli che ci dividono dai classici. Se al primo appuntamento ci presentassimo, piacere Casanova, otterremmo probabilmente una reazione più pacata che nell'altro caso.
Malgrado certe stucchevoli ridondanze, nel complesso la commedia resta brillante.
Una romedie francese che non si distingue da quella americana, o italiana (Gaspard Proust e Fabio De Luigi potrebbero essere fratelli).
Una "global-com". Che fa da specchio a una società omologata e vulnerabile alle stesse illusioni.
Che totale emancipazione per esempio sia sinonimo di libertà.
O che amore lo sia di desiderio.

L'amore al tempo dei consumi.
Che come ogni altra cosa deperisce, si consuma e si cambia.
Ma stavolta Marc decide di rimediare.
Dopo aver nascosto ad Alice parte della sua identità, decide di "riparare". E' un'inversione sostanziale in una società dove ciò che si rompe si butta, senza starci a pensare.
L'idea stessa di voler riparare è dimostrazione di uno scatto che forse non sarà amore, ma forse sì, sempre ammesso che l'amore esista eccetera.
Comunque qualcosa è cambiato.

"Vada a vendere pazzia altrove, qui siamo già al completo".
Così diceva Jack Nicholson, nei panni di Melvin Udall, un altro scrittore alle prese con l'amore.
Poi sbatteva la porta.
La scena finale è più o meno una porta che ci sbatte sul muso, e la conferma dello spirito autoironico di Beigbeder.
Sulla riva del mare, Michel Legrand in persona ha appena levato le mani dal piano, "Les moulins de mon coeur" ancora risuona nell'aria. Dopo lungo tormento l'amore vero trionfa, nel bacio finale, quando d'improvviso, aperta a innumerevoli interpretazioni, la porta, sbatte.