CAST & CREDITS

cast:
Ryan Simpkins, Annika Marks, Karina Logue, Amberley Gridley

regia:
Sonny Mallhi

distribuzione:
Twelve Entertainment

durata:
91'

produzione:
Guy Danella, Sonny Mallhi

sceneggiatura:
Sonny Mallhi

fotografia:
Amanda Treyz

scenografie:
David Christopher Kauser

montaggio:
Andrew Coutts, Matt Diezel

costumi:
Lana McAllister

musiche:
James Curd

Angoscia | Recensione | Ondacinema

Angoscia

di Sonny Mallhi

horror, Usa (2015)

di Matteo Pennacchia

Voto: 6.5

L'indie-horror degli anni recenti si è assestato su una media qualitativa piuttosto buona. Dietro l'emergere di titoli incensati con merito (banalmente: "It Follows", "The Witch") vi è un ricco catalogo di film capaci di scostarsi a sufficienza dagli standard di genere, facendo propri stereotipi e icone nel complesso di un lavoro di rielaborazione che a seconda della radicalità con cui è intrapreso conduce, se non all'eccellenza, almeno a un minimo accettabile di personalità.
Che alcuni horror indipendenti si somiglino per stile e approccio è una faccenda diversa e non per forza negativa, purché le logiche produttive non guardino a clonazioni di revival filologici o stampaggi seriali certo redditizi sul versante economico ma in grado di toccare la decenza solo nelle mani di James Wan e pochi altri.
Discorso ancora a parte meriterebbe la formula magica della Blumhouse, però dopotutto Sonny Mallhi, regista di "Angoscia", non proviene da lì. Con l'horror di basso profilo ha comunque confidenza: per anni è stato produttore esecutivo di piccoli film più o meno alimentari, fra i quali unico vero - relativo - successo fu "The Strangers" nel 2008. Poi, dopo un paio di sceneggiature di allenamento, ha deciso di passare all'azione e piazzare l'occhio nell'obiettivo.

Tralasciamo la solita ispirazione by true events: "Angoscia" è la storia di due madri e due figlie adolescenti. Di queste ultime, Lucy viene asfaltata nel giro di tre minuti e sua madre non se ne capacita, forse perché non avessero litigato qualche secondo prima l'incidente non sarebbe accaduto; Tess ha un po' di problemi che esondano le tipiche ansie dell'età, inghiotte un sacco di antipsicotici e si trasferisce con la madre a Lemont, Chicago, cittadina soporifera di villette a schiera, parchi e coffee house. Dove è morta Lucy.
Lemont, luogo natio del regista, sta in primo piano, non sullo sfondo. Come da tradizione nel cinema di fantasmi e/o possessioni, anche qui location e oggetti rientrano nella strategia semantica di costituzione di una perturbante doppiezza. Sotto questo aspetto "Angoscia" trova nel proprio corso un gradiente di ambiguità non inedito in script dove il soprannaturale si aggancia e confonde con situazioni destabilizzate dalla fragilità mentale dei protagonisti; tuttavia sfruttato con un'eleganza formale che fa di low budget virtù. Altalene che si muovono da sole, luci sfocate in lontananza, un intero campionario di ombre e sagome sfuggenti garantite da una fotografia in grado di usare alla perfezione la necessaria predominanza di buio, in esterno e in interno. Grazie ad essa, alle dilatazioni del ritmo e al frequente congelamento del tempo del racconto, in novanta minuti si sfiora spesso il giusto livello di astrazione, e il tentativo della defunta Lucy di abitare il corpo della coetanea Tess avviene in una sorta di clima ovattato, ipnotico.

Il debutto di Mallhi arriva nell'estate 2017 in Italia ma è in realtà del 2015. Esce cioè un anno dopo il già citato "It Follows" e lo stesso anno di "February" del figlio d'arte Oz Perkins. La relazione fra i tre va oltre la semplice metodologia di osservazione dei turbamenti giovanili in una chiave più prossima al Van Sant meno mainstream che non al canone teen horror. In particolare "Angoscia" e "February" sembrano a tratti gemelli nel modo di declinare il senso di solitudine delle ragazze protagoniste e nell'impiego libero del tema esorcistico, mirato a creare scetticismi visivi anziché a rispettare o rimaneggiare prassi orrorifiche.

Se del trio il film di Mitchell presenta l'identità più marcata, e quello di Perkins si basa sull'intreccio delle linee temporali, il carattere del film di Mallhi rimane in bilico fra messa in scena atipica e concessioni a modelli commerciali. Il dubbio sull'elemento fantastico permane in ogni caso anche nelle scene più ligie a jump scare e affini, il che rende decisamente vivo e inquieto il ritratto di Tess (interpretata da Ryan Simpkins, nel cui volto da certe angolature si scorge Regan MacNeil). Così come viva e tensiva è la disputa fra le due madri, in una diegesi dove i maschi sono sempre altrove per fuga o lavoro, per codardia o disinteresse: l'unico uomo a entrare nella vicenda, senza però spostarne equilibri o favorirne sviluppi, è un prete - a esclusione del padre di Tess che appare quasi soltanto via Skype, presenza che configura il proprio peso nell'assenza. Poco importano l'iter di accettazione del lutto della madre di Lucy e l'infima autostima della madre di Tess nel suo ruolo genitoriale; entrambe servono a incarnare ulteriormente lo stato (psicologico) di abbandono in cui pare versino tutti all'interno di "Angoscia".

Il lato di genere puro si risolve in una forma di spiritualità che ha più punti di contatto con la psicologia che con il regno dei morti. Fra medianità e disturbi dissociativi il finale del film continua a non suggerire propensioni lasciando aperta l'atmosfera di incertezza che lungo tutta la storia vive sul conflitto fra interpretazione dei fatti degli spettatori e interpretazione dei fatti dei personaggi.

Al netto di vezzi e limiti impliciti, è proprio l'atmosfera a segnare in positivo "Angoscia". Tess in fondo è l'ennesima adolescente problematica, e la ghost story l'ennesima estensione metaforica di un profondo disadattamento, ma la maniera di affrontare simili refrain, eliminando o narcotizzando schemi cronici, logori sistemi di suspense, addirittura reali minacce, in favore di una sottile e costante tensione onirica, si differenzia quanto basta a rendere conto di un film che non sente il bisogno di brillare ma che trova collocazione assai dignitosa nel panorama horror degli ultimi tempi.