Recensioni

Anna

di Charles-Olivier Michaud

drammatico, thriller, Canada (2015)

CAST & CREDITS

cast:
Sandrine Bisson, Sean Lu, Pascale Bussières, Pierre-Yves Cardinal, Anna Mouglalis

regia:
Charles-Olivier Michaud

distribuzione:
Distribuzione Indipendente

durata:
109'

sceneggiatura:
Charles-Olivier Michaud

fotografia:
Jean-François Lord

scenografie:
Renaud Gauthier

montaggio:
Glenn Berman, Charles-Olivier Michaud

costumi:
Catherine Garnier

musiche:
Michel Corriveau

Anna | Recensione | Ondacinema

Anna

di Charles-Olivier Michaud

drammatico, thriller, Canada (2015)

di Diego Capuano

Voto: 5.0

Sventurato "Anna":  realizzato nel 2015 con qualche ambizione dal canadese Charles-Olivier Michaud, girato tra Montréal e Bangok mettendo al centro una brava ed eclettica attrice francese come Anna Mouglalis, ma visto da pochissime persone godendo di una distribuzione pressochè nulla. Arriva da noi con gran ritardo e in modo effimero attraverso la Distribuzione Indipendente.

Anna è una fotoreporter ed ogni azione, piega, approdo della visione passa attraverso intenzioni, corpo ed infine, sommando il tutto con le proprie esperienze di vita, dalla propria morale maturata.
Il luogo principe della storia è Bangkok, tra luci al neon, disfatti locali, fatiche e sudori. Ed ulteriori realtà celate dietro sipari pericolosi. Lo sguardo di Anna è per forza di cose da considerarsi lo sguardo dello stesso regista: colei che decide in piena coscienza cosa, quando e perché vedere/ testimoniare. Se la sua decisione iniziale di indagare su delicati misfatti che si susseguono nella capitale della Thailandia rientra a pieno titolo nell'ambito della nobile denuncia, il film di Michaud è in prima battuta un film di impegno civile. Per imbastire tale benemerito intento l'autore agisce su un doppio versante: l'inchiesta, innanzitutto. E, successivamente, un ibrido che vuole coniugare psicologismo, citazionismo cinematografico, un'ulteriore indagine che dal pubblico converge nel privato.
L'ingresso nella puntualmente ostile Bangkok non dura poi molto: gli antefatti di violenze, mercificazione del corpo (femminile), difficoltà nel confessare e dunque nel denunciare, sono esplicate fin dal principio attraverso filmati video di giovani donne violentate, umiliate e tenute a bada da un sottobosco criminale che va ben oltre il concetto di maschilismo. Il traffico di esseri umani è il più duro tra i possibili mercati su scala mondiale e lo sguardo di Anna vuole essere neutro ma determinato.

Finchè la ricostruzione e l'esposizione di tali indicibili realtà si limita alla mera ricerca nei luoghi del territorio straniero, il film restituisce una schematica e corretta incursione che espone con chiarezza e senza guizzi curiosità e blande esplorazioni in pubbliche strade e più nascosti locali. Anna rimane vittima degli stessi martiri che intendeva far emergere e il film cambia direzione o meglio si apre a più piste. Le attenzioni si concentrano in modo ancor più intimo sulle emozioni della protagonista: le ferite fisiche e quelle dell'anima, la giustizia che sembra un'eventualità sempre più lontana, l'incertezza che regna sovrana. Anche a causa di una durata forse eccessiva, "Anna" prima sbanda, poi continua a zoppicare. Intimo scavo in fragilità e forze di una figura femminile che si vuole simbolo di un riscatto capace di giungere a verità e giustizia, il mezzo (la fotografia, l'immagine e di conseguenza anche il cinema) che ha un'alta valenza - fin scomoda e dunque pericolosa per le strategie criminali - capace di introdurre riflessioni sull'immagine e la visione, la verità e la manipolazione. Tutto ciò resta però sulla carta, nelle possibilità del cinema. Ma che nel film di Michaud si infrangono non soltanto sullo scudo del "vorrei ma non posso", soprattutto se paragonato a cineasti noti che è bene non menzionare onde evitare ingombranti e impropri paragoni. Tanta è la confusione in una lunga e impalpabile parte centrale.

Il film poi rinsavisce e la giustizia non si piega ad un giustizialismo bieco fine a se stesso. Al contrario il combattivo e ragionevole finale ha una propria dignità e, in termini assoluti, le buone intenzioni restano, così come il segnale di ferma denuncia che si intendeva esplicare. Sarebbe oltremodo ingeneroso stroncare con cattiveria un film piccolo e sfortunato come "Anna", ma è altresì vero che tutto o quasi sembra destinarlo al dimenticatoio.