CAST & CREDITS

cast:
Quvenzhané Wallis, Jamie Foxx, Rose Byrne, Bobby Cannavale, Cameron Diaz, David Zayas

regia:
Will Gluck

distribuzione:
Sony Pictures

durata:
118'

produzione:
Sony Pictures Entertainment, Overbook Entertainment, Olive Bridge Entertainment, Marcy Media, Villag

sceneggiatura:
Will Gluck, Aline Brosh McKenna

fotografia:
Michael Grady

montaggio:
Tia Nolan

musiche:
Greg Kurstin

Annie - La felicità è contagiosa | Recensione | Ondacinema

Annie - La felicità è contagiosa

di Will Gluck

musical, commedia, Usa (2014)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 3.0

Quando nel 1924 Harold Gray creò la comic strip "Little Orphan Annie", di certo non avrebbe immaginato che dopo più di novant'anni la sua vezzosa protagonista sarebbe stata ancora sulla cresta dell'onda.
Dopo innumerevoli strisce di fumetti, uno show radiofonico, un fortunatissimo musical, una manciata di trasposizioni cinematografiche e persino un francobollo dedicatole, la sua Annie è pronta a tornare sul grande schermo.

Certo, i mitici riccioli fulvi sono diventati marroni e anche la carnagione è un po' più scura, ma la vivace orfanella newyorkese ha conservato intatte la sfrontata gaiezza e l'incrollabile fiducia nel domani (meglio, "Tomorrow") che la contraddistinguono. E insieme all'inseparabile cagnolina Sandy è pronta ad affrontare nuove rocambolesche avventure, tra le angheria di una dispotica tutrice e l'affetto di un miliardario dal cuore d'oro.

Prodotto tra gli altri da Jay Z e Will Smith, che in principio avrebbe anche dovuto interpretarlo insieme alla figlia Willow, "Annie - La felicità è contagiosa" è l'ultimo, fiammante adattamento dell'omonimo spettacolo di Broadway. La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna ("Il Diavolo veste Prada"), intervenuta in corsa a sostituire Emma Thompson, ha preso il libretto di Thomas Meehan e lo ha aggiornato al 2015: una spruzzata di orgoglio black molto politically correct, arrangiamenti hip-hop in colonna sonora e un tocco di coolness. Niente di più.

La morale infatti resta sempre la stessa, in una sorta di rispecchiamento tra l'America del New Deal rooseveltiano dell'originale e quella obamiana di oggi: se ci credi veramente e lavori sodo, puoi riscattarti da un presente di mediocrità e indigenza. E naturalmente sì, i soldi sono l'unico metro per calcolare la misura del successo. In una parola (anzi due): American Dream.

Un messaggio sicuramente di facile presa, ma fin troppo semplicistico e ottusamente ottimista anche per il pubblico di bambini e ragazzi a cui il film si vorrebbe rivolge, che difficilmente potrà affezionarsi a personaggi tanto bidimensionali e approssimativi. E stupisce trovare dietro la macchina da presa un onesto mestierante come Will Gluck che, pur muovendosi sempre nel campo delle commedie spensierate, nei precedenti "Amici di letto" e soprattutto "Easy Girl" aveva dimostrato un acume critico e un cinismo fuori dall'ordinario.

Ma in un tripudio di coreografie accattivanti e motivetti orecchiabili, "Annie" non sembra lasciare spazio ad alcuna ironia: quello che conta sono i lustrini e le paillettes, gli assoli ispirati e gli svisi canori, il lusso patinato e i gadget all'ultima moda. Uno spettacolo scintillante ma greve, tutti giocato sulla linea dell'eccesso e dell'ostentazione.

A capitanare un cast (ovviamente) all star ci sono lo smargiasso Jamie Foxx, che rispolvera le sue doti da rapper mancato, e la piccola e talentuosa Quvenzhané Wallis, che sfoggia un timbro deciso e il piglio lezioso da piccola diva made in Disney (non stupirebbe se, in capo a un paio d'anni, la trovassimo a promuovere il proprio disco pop a cavallo di una "Wrecking Ball"). Fanno loro da spalla il fascinoso Bobby Cannavale (lo spietato, si fa per dire, Guy), la bellissima Rose Byrne (la dolcissima Grace, nomen omen) e uno stuolo di attori e cantanti di prim'ordine impegnati in una serie di camei spiritosi (a volte): solo per fare qualche nome, Patricia Clarkson, Mila Kunis, Ashton Kutcher, Rihanna, Michael J. Fox e Sia, anche autrice della main song "You're Never Fully Dressed Without a Smile").

Nota di demerito per Cameron Diaz, che pare ormai risoluta nel voler demolire una carriera abilmente costruita alternando commedie irriverenti ("Tutti pazzi per Mary", "Una cena quasi perfetta", "Cose molto cattive") e film d'autore (Jonze, Boyle, Gilliam, Stone, Scorsese). La sua meschina tutrice Hanningan, tutta tic  e modi sboccati, è patetica e irritante nel tentativo disperato di divertire ad ogni smorfia. Si pensi invece alla maschera sadica e grottesca che era riuscita a costruire Carol Burnett alle prese con lo stesso ruolo. Ma quello era il 1982 e alla regia c'era John Huston. Come dire, un'altra storia.