CAST & CREDITS

cast:
David Thewlis, Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan

regia:
Charlie Kaufman, Duke Johnson

distribuzione:
Universal Pictures Italia

durata:
90'

produzione:
Starburns Industries, Snoot Films

sceneggiatura:
Charlie Kaufman

fotografia:
Joe Passarelli

scenografie:
John Joyce

montaggio:
Garrett Elkins

costumi:
Susan Donym

musiche:
Carter Burwell

Anomalisa | Recensione | Ondacinema

Anomalisa

di Charlie Kaufman, Duke Johnson

animazione, drammatico, Usa (2015)

di Giuseppe Gangi

Voto: 7.5
La carriera di Charlie Kaufman ha assunto una strana parabola da quella che pare già oggi la sua opera testamentaria: "Synecdoche, New York" (2008), uno dei meta-film definitivi degli anni Duemila, summa artistica e concettuale del suo autore, capolavoro in cui la vertigine narrativa provocata dall'effetto Droste della costruzione procede verso un nero gorgo di nichilismo. Come se Kaufman avesse raccolto in un film tutte le asfissianti nevrosi intellettuali e artistiche del nostro tempo e le avesse fatte deflagrare in una miniatura apocalittica, sineddoche eversiva e suicida del mondo e del cinema contemporaneo che, introflesso verso se stesso, è soffocato dalla realtà aumentata del nostro tempo. 
Kaufman, dopo il fallimento commerciale del suo esordio alla regia, ha avuto anche diverse difficoltà a riprendersi: la produzione del suo secondo film, "Frank or Francis" con Jack Black protagonista, si blocca, l'episodio pilota di "How and Why" non piace alla FX che decide di non produrre la serie tv. Infine, anche grazie a una felice campagna su Kickstarter, si riesce a produrre una sua pièce del 2005, "Anomalisa", in un film d'animazione in stop-motion nel quale, in qualità di co-regista, partecipa l'animatore Duke Johnson. Il risultato è un piccola, tristissima gemma in cui i temi della poetica kaufmaniana sono volti in un esperimento che gioca a ridurre le cervellotiche trame tipiche del cinema scritto dal geniale sceneggiatore.

"Anomalisa" si può ricondurre al sottogenere dei "brevi incontri", non nascondendo, però, le bizzarrie surreali e kafkiane tipiche dell'autore, a partire da un'idea che si rivela vincente, ossia quella di usare solo tre doppiatori per tutti i personaggi: David Thewlis per il protagonista, Jennifer Jason Leigh per l'incontro di quella notte e, per tutti gli altri personaggi, Tom Noonan, che non fa niente per contraffare la propria vocalità. Il motivo di tale scelta si comprenderà pienamente nello sviluppo della narrazione, quando in un incubo esplode la mania persecutoria del protagonista, un uomo in crisi e profondamente depresso. Michael Stone è un oratore motivazionale che ha avuto molto successo con il libro "Come posso aiutarti ad aiutarli?" e si trova a Cincinnati per una conferenza; va ad alloggiare all'hotel Fregoli, nome esotico ma non casuale poiché richiama la sindrome omonima in cui il malato psichico crede di essere perseguitato da una persona che conosce e che si camuffa per non farsi riconoscere (oppure riconosce come familiare gente che non ha mai visto). Il realismo estremo della messa in scena di Kaufman e Johnson esplode nei momenti più deliranti, con acme l'incubo notturno durante il quale Michael scopre di essere "amato" da tutti i lavoranti dell'albergo, ma "tutti" hanno la medesima voce come già poteva aver notato lo spettatore, spiazzato dal sentire le donne con cui si intrattiene il protagonista parlare esattamente come gli uomini. La sindrome di Fregoli, però, è solo un suggerimento dell'autore e non la spiegazione che esaurisce il problema di Mr. Stone: benché si senta perseguitato, egli è afflitto dalla solitudine, la malattia più comune della società contemporanea. Proprio l'essere circondato da persone che egli percepisce come identiche, rende la vita di Michael grigia e asfissiante, una realtà da cui vorrebbe fuggire: il sogno è doppiamente rivelatore perché oltre a mostrare la psicosi di Michael conferma quanto si poteva intuire da alcune scene precedenti; assolutamente non vittima degli eventi ma correo, l'egotismo esasperato del protagonista fa sì che ogni persona debba ruotare intorno a lui in un vuoto atto masturbatorio. Ad esempio, invita una sua ex fidanzata, lasciata dieci anni prima senza molte spiegazioni, e la prima cosa che fa è premurarsi di raccontarle di essere sposato con prole, mentre la donna, evidentemente in crisi, è sola; il suo unico scopo, nemmeno tanto velatamente, è quello di passare la notte con lei. La mostruosità di Michael, la sua distorsione percettiva del realtà, da cui dovrebbe ricevere continui benefit, si incastra perfettamente con l'idea dell'animazione in stop-motion: il design realista dei pupazzi, così come le scenografie si accompagnano a un uso delle luci e della fotografia che tendono al fotorealismo; eppure, nemmeno per un momento si hanno dubbi sul fatto che questi personaggi tormentati e umanissimi non siano artificiali: le linee che compongono infatti i pezzi del volto hanno solchi ben evidenti e Michael è consapevole di stare perdendo pezzi (materici e mentali). 

In questa cupa serata che i registi sono bravi a ovattare e a rendere ancora più alienante grazie ad alcune arguzie stilistiche come desolanti campi lunghi e profondi e primi piani in cui il protagonista riflette la propria tristezza su vetri e specchi, quasi a raddoppiare la propria solitudine, appare una luce: la voce di Lisa, una donna non bella, non intelligente, che si accompagna a un'amica più aggraziata e più colta di lei. Ma è quest'unicità che fa innamorare Michael, il quale vi scorge un'autentica torcia che può illuminare e riscaldare la fredda notte della sua esistenza.
Lisa, rispetto agli altri, ha un evidente difetto, un occhio sfregiato che ha pudore a mostrare; da qui il titolo, una crasi tra "anomalia" e Lisa: l'anomalia nell'universo di Michael consiste nella voce di Jennifer Jason Leigh, calda e dolce, accomodante e facilmente seducibile dallo scafato Stone, il quale inizia presto a progettare un possibile futuro insieme, a dare, dunque, a quel breve incontro le stimmate di una tappa salvifica predisposta dal destino. Kaufman, nella sequenza del mattino dopo, usa magistralmente la soggettiva dell'uomo e il controluce per spezzare le speranze di felicità appena annunciate: infatti, quando la donna viene inquadrata dalla prospettiva di Michael, si nota la sua voce conformarsi a quella di tutti gli altri ma, quando viene ripresa in maniera oggettiva, riascoltiamo Jennifer Jason Leigh che ci aveva cullati con una tenera interpretazione di "Girls wanna have fun" di Cindy Lauper. È chiaro, forse fin troppo, ciò che vuole dirci il regista: la tragedia di Michael è interiore e nulla può per mutare la propria situazione, congenita all'uomo postmoderno. La solitudine e l'incapacità di comunicare emozioni autentiche era difatti già al centro di "Synecdoche, New York" ed è un nucleo tematico denso di suggestioni letterarie che, dal crollo delle certezze positivistiche, giungono a noi fino all'opera di David Foster Wallace, che proprio sul superamento della postmodernità ha a lungo riflettuto e lavorato. "Anomalisa" ribadisce tali concetti declinando l'iper-articolazione della pellicola precedente in una parabola individuale ed esemplificativa, trattante sociologicamente i medesimi temi, in cui si scorge la già accennata volontà di auto-limitarsi da parte del regista. Nonostante alcuni guizzi spiccatamente umoristici e kaufmaniani, quali le fisime legate al sesso (si pensi al giocattolo comprato al figlio in un sexy-shop) o l'incubo cospirativo-kafkiano, l'intreccio si mantiene lineare, rendendo la sceneggiatura la più scontato tra quelle firmate da Charlie Kaufman. Per molti non sarà di certo un male ma per noi, forse, un limite sì. Era però difficile uscire vivi da un'esperienza come quella di "Synecdoche, New York" e ripartire da un'opera volutamente minore e meno ambiziosa era l'unico modo per l'autore di ricominciare a scrivere e a produrre.