CAST & CREDITS

cast:
Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen, Frederic Forrest, Albert Hall, Dennis Hopper, Sam Bottoms, Laurence Fishburne, Harrison Ford

regia:
Francis Ford Coppola

distribuzione:
Medusa

durata:
150'

produzione:
United Artists, Zoetrope Production

sceneggiatura:
Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius

fotografia:
Vittorio Storaro

scenografie:
Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson

montaggio:
Walter Murch, Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks

costumi:
Charles E. James

musiche:
Carmine Coppola, Francis Ford Coppola

pietra miliare

Apocalypse Now | Recensione | Ondacinema

Apocalypse Now

di Francis Ford Coppola

bellico, drammatico, Usa (1979)

di Antonio Pettierre

Il cuore di tenebra di una nazione

1969. John Milius scrive una sceneggiatura sulla guerra del Vietnam, liberamente ispirata a "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad, su un gruppo di soldati, appassionati di surf, che risalgono un fiume per raggiungere il colonnello Kurtz, che conduce una guerra personale contro tutto e tutti. Il capitano Willard ha il compito di eliminarlo, ma trovato l'avamposto nella giungla profonda, si unisce a lui e in una grande battaglia finale contro i vietcong Kurtz muore e Willard ne prende il posto. George Lucas è interessato a dirigerlo e si mette in cerca di sovvenzioni, ma non c'è nessuno studio disposto a finanziare una storia su una guerra in corso da girare in loco, con il governo americano contrario a produzioni del genere. Lucas e Milius desistono, la sceneggiatura finisce in un cassetto ed entrambi si dedicano ad altri progetti.
Anni dopo, Francis Ford Coppola è reduce dal successo di critica ed economico de "Il Padrino" e ha fondato la sua casa di produzione, la Zoetrope. È alla ricerca di una buona storia e sarà Lucas a dirgli della sceneggiatura di Milius. Coppola se ne innamora subito, pensa che possa essere il primo grande film che possa produrre in totale autonomia e investendo tutti i soldi guadagnati parte con un budget di 13 milioni di dollari e si trasferisce, con tutta la famiglia al seguito, nelle Filippine il 1 marzo del 1976 per cominciare le riprese del film. Ha inizio un'avventura che durerà 238 giorni tra problemi di ogni genere: ambientali, di casting, atmosferici, psicologici e fisici che mettono a dura prova Coppola e rendono la creazione dell'opera un viaggio nel "cuore delle tenebre" in un'identificazione fisica ed emotiva tra l'autore e il personaggio Kurtz.
All'inizio c'è il romanzo dello scrittore anglo-franco-polacco Joseph Conrad, che narra le vicende del capitano Marlow, comandante di una nave che risale il fiume Congo nell'Africa centrale, e che va alla ricerca di Kurtz, rappresentante dell'avamposto commerciale della Compagnia belga, sperduto nella giungla. Romanzo che parla del Male che è insito dentro ognuno di noi, ma in particolare un forte j'accuse contro il colonialismo sfruttatore della fine 800 da parte delle potenze dell'epoca. Per Conrad il male è nel voler imporre il modo di vita occidentale, la superiorità culturale verso popolazioni indigene, con il solo scopo di sfruttarne le materie prime.
Coppola nel 1975 riprende la sceneggiatura di Milius e la riscrive. Non gli interessa la versione avventurosa-fumettista che ha pensato Milius; lui vuole trasportare le vicende conradiane nel Vietnam per parlare del neocolonialismo statunitense, affrontare il tema freudiano e junghiano di una nazione irrisolta, che non riesce a fare i conti con se stessa, ipocrita nella sua fede di trasportare la democrazia in paesi considerati retrogradi e in mano ai comunisti, utilizzando però la violenza di massa e indiscriminata.
Ecco che Coppola allora recupera pienamente l'opera conradiana, la fa sua, la reinterpreta. Marlow diventa il capitano Willard, ufficiale delle forze speciali, uomo solitario, ormai senza ideali e patria, assassino per conto del Governo, a cui viene affidata la missione di raggiungere la Cambogia per trovare il colonnello Kurtz, ufficiale dei berretti verdi, che conduce una guerra totale contro i vietcong senza nessun controllo e autorizzazione da parte dei Comandi delle forze armate statunitensi. Ma è interessante - illustrato nella sequenza all'interno dell'ufficio, presente un generale, un alto ufficiale e un uomo della CIA - come nella realtà l'ordine di eliminare Kurtz avviene, non tanto per le operazioni di guerra e per le centinaia di morti, ma per aver dato l'ordine di giustiziare tre uomini e una donna dell'esercito sudvietnamita (alleato degli Usa) ritenendoli delle spie al soldo dei vietcong.
Si nota l'applicazione della diversa moralità, dove un individuo per ragion di stato deve eseguire assassini di massa, ma che viene condannato se inizia ad attuare assassini singoli non autorizzati.
La tenebra non è solo individuale ma quella di una intera nazione, e il percorso spaziale lungo il fiume, verso la base di Kurtz, diventa un viaggio psichedelico dentro il cuore nero degli individui e in una guerra senza senso. Tutto ciò è ben rappresentato anche dal piccolo equipaggio della motovedetta fluviale che trasporta Willard verso la sua missione segreta: quattro marinai che sono icone della maggioranza dei soldati impegnati in questa guerra. Andiamo dall'anziano Jay Hicks detto Chef (Frederic Forrest) della Lousiana, nella vita civile è un saucier, un esperto di salse, a poche settimane dalla fine della leva, il cui sogno è fare il cuoco in Francia; al giovane californiano Lance B. Johnson (Sam Bottoms), alla ricerca di un mercoledì da leoni di miliusiana memoria, perduto nelle droghe; al ragazzino Tyrone Clean Miller (un giovanissimo Laurence Fishburne), per la prima volta in vita sua uscito dal buio del ghetto del Bronx; fino a Chief Philips (Albert Hall), comandante della Pbr (Patrol Boat River) l'imbarcazione della marina per il pattugliamento delle acque interne. Il loro è un viaggio inconsapevole, in preda alla paura, immersi nelle droghe, vittime e carnefici allo stesso tempo, anche loro fagocitati nelle tenebre interiori.


Odissea antimilitarista


Il tema politico è evidente il tutte le tappe e gli incontri episodici di Willard e dell'equipaggio, messo in scena attraverso sequenze significative, metonimiche di altrettanti aspetti della pazzia di un'intera e inutile guerra.
La prima, famosa, è la sequenza dell'attacco con gli elicotteri del villaggio vietcong da parte della cavalleria dell'aria, comandata dal colonello Kilgore (Robert Duvall). Sequenza-spettacolo, l'attacco e l'uccisione del nemico al suono della cavalcata delle Valchirie wagneriane, emesso dagli altoparlanti dei velivoli, è realizzata in un profluvio di scoppi, incendi, raffiche di mitragliere, bombardamenti al napalm: la guerra vissuta come un momento di frenesia divertita. Ma la causa dell'attacco non ha nessun interesse bellico per Kilgore né per la missione di Willard (che gli aveva chiesto di trasportarlo alla foce del fiume con il suo equipaggio). Kilgore compie l'azione militare perché scopre che lì ci sono onde di due metri e può fare il surf che ama e vedere in azione il campione Lance B. Johnson. Del resto anche nella sequenza precedente, durante un altro attacco, mentre dà da bere a un nemico ferito, la sua attenzione è immediatamente distolta appena scopre che Lance fa parte dell'equipaggio di Willard. Che differenza c'è tra un Kilgore e un Kurtz, si chiede Willard? Anche lui è un pazzo, ma che agisce all'interno delle regole dettate dalla guerra voluta dai comandi militari e, quindi, tollerato, anzi, spronato. La sanità mentale non è richiesta a un militare in guerra - "Io amo l'odore del napalm la mattina! Il suo odore come... la vittoria!" dice un Kilgore calmo e sereno -  non è necessario avere remore morali, ma piegarle a scopi che non si conoscono. L'importante è eseguire gli ordini.
Ma dove la guerra è spettacolo, Coppola lo mostra in un'altra sequenza (questa in notturna). Arrivano a una base militare per rifornirsi di nafta e si fermano per assistere all'arrivo delle conigliette di Playboy che danzano di fronte a centinaia di soldati frementi e rumorosi, scese da un elicottero (con stampigliato il simbolo della rivista), sulle note di canzoni rock, per poi fuggire rapidamente quando la folla di militari invade il palco. Per gli americani tutto è spettacolo, tutto è grandioso, ovunque essi siano, e anche l'eventuale sconfitta e fuga deve diventare uno show. La grandeur fine a se stessa, facendo scorrere il sangue, in mezzo a droga, sesso e rock'n roll. E Playboy diventa l'iconica presenza culturale da esportare, l'americanità che non manca mai, come Micky Mouse, gli hamburger, la birra, il surf.
Terza sequenza metonimica è il controllo effettuato su una barca di vietnamiti lungo il corso del fiume: si trasforma in un eccidio gratuito di civili inermi. Con questa breve e intensa scena Coppola ha voluto mostrare i tanti eccidi compiuti dagli americani (in particolare, quello di My Lai, dove un battaglione di soldati uccisero 347 civili tra donne, vecchi e bambini per vendetta a seguito di un attacco dei vietcong mischiati tra di loro). Quando Chief si accorge che una ragazzina è ferita e ordina di prenderla per trasportarla in ospedale, Willard la finisce con un colpo di pistola perché si deve continuare la missione senza perdere tempo. "Glielo avevo detto di lasciar perdere" dice Willard a Chief. Come a dire che comunque in guerra, qualsiasi azione banale porta solo morte e distruzione.
La quarta e ultima sequenza l'abbiamo all'arrivo (un'altra scena in notturna) al confine cambogiano, dove c'è un combattimento in corso tra vietcong ed esercito americano. Willard cerca di trovare l'ufficiale al comando, senza riuscirci, con i soldati presi dalla follia dello scontro che gli chiedono: "Ma non è lei?". La notte è illuminata dal fuoco e dalle esplosioni, dalle urla dei combattenti, rintanati in trincee e buche lungo gli argini del fiume. Il ponte diventa un'altra icona della guerra: di notte i vietcong lo distruggono; di giorno gli americani lo ricostruiscono, come una tela di Penelope. Una fatica di Sisifo che rimanda all'Assurdo camusiano. Ma l'elemento politico determinante è la mancanza del comando: ormai la guerra non porta ordine, ma solo caos, senza guida, senza controllo, limitata ad azioni che si autoalimentano. E a Willard e compagni non resta che andare avanti, perché quello che resta è il viaggio nel profondo delle tenebre per toccare il fondo e sperare di ritornare alla superficie della coscienza.


La fine nel suo inizio dell'orrore

L'aspetto psicologico e morale è l'altra traccia diegetica forte di "Apocalypse Now" che difficilmente si riesce a scindere dalla narrazione politica. Del resto, Coppola continuerà a scrivere e riscrivere la sceneggiatura durante le riprese del film nelle Filippine, a volte lasciando anche improvvisare gli attori o fornendo loro i dialoghi il giorno stesso in cui si sarebbe girata la scena. Ma ciò che più l'angustia è il finale che arriva durante le ultime settimane di riprese nel tempio, in mezzo alla foresta cambogiana (completamente ricostruito da Dean Tavoularis e dalla squadra di scenografi e maestranze). Solo confrontandosi con Marlon Brando, interprete il ruolo di Kurtz, Coppola decide il finale, facendo citare la famosa battuta presente nel romanzo conradiano "l'orrore, l'orrore" pronunciata sul punto di morte.
Ed ecco che allora, in fase di montaggio, l'incipit è strettamente collegato con la lunga sequenza del tempio nella foresta. Con diverse dissolvenze incrociate, dettagli, primi piani, totali, vediamo Willard all'inizio a Saigon, rinchiuso in una camera d'albergo, perso in sogni alcolici, con immagini di elicotteri che si sovrappongono alle pale sul soffitto della stanza, l'incendio della foresta sotto l'attacco al napalm e la canzone di Jim Morrison "The End", arrangiata ed estesa in tutto il suo significato sulla fine, la morte, sul doppio male/bene, sull'inutilità della guerra. E lo sguardo di Willard si dissolve nel finale a quello di Kurtz, con il suo volto liscio e calvo, che emerge dall'ombra del tempio. Kurtz è ormai un semidio del Male, e l'assassinio compiuto da parte di Willard diventa un atto sacrificale tribale e ancestrale, rafforzato dal montaggio parallelo con l'uccisione del bue da parte della tribù di montanari locali, durante un festino notturno. Willard, prima di eliminare Kurtz, affiora dal fiume, inquadrato in primissimo piano, anche lui trasformato, essere oscuro che sorge dalle profondità del fiume-serpente per colpire e distruggere.
Il disegno delle ombre che Vittorio Storaro tratteggia, rende materico il buio, così come il sonoro che si mischia tra fonti diegetiche ed extradiegetiche, compiuto da Walter Murch, ricama la complessità psicologica del film. Insieme al voice over di Willard, che commenta tutti gli episodi affrontati e narra la storia di Kurtz, leggendone i documenti in suo possesso, donano ad "Apocalypse Now" una forte e congrua messa in scena dell'interiorità dei personaggi. Coppola riesce a rendere visibile il pensiero e l'inconscio sia di Willard sia di Kurtz, lavorando sulla messa in serie di voce interiore, dialoghi essenziali, primi piani insistiti, e affidandosi al lavoro di messa in quadro del direttore della fotografia. È difficile vedere in campo lungo il tempio, così esso viene ricostruito per dettagli, inquadrature parziali, pezzi di un puzzle che danno l'idea allo spettatore dell'insieme del tutto e allo stesso tempo un senso di straniamento ipnotico.
In un primo momento sembra che il film termini con il bombardamento del villaggio, ma Coppola elimina la scena e chiude - dopo la dissolvenza incrociata tra il volto di Willard che ritorna indietro, quello di Kurtz morente e quello di una statua di una divinità - con uno stacco su schermo nero e i titoli di coda. La fine è nel suo inizio, in una circolarità che dona l'assolutezza del Male che ci si porta dentro, e nel momento in cui lo fai uscire allo scoperto ti cambia per sempre. Come la guerra del Vietnam, cuore di tenebra, che trasforma per sempre una nazione, la Storia e le generazioni a venire di interi popoli.


L'apocalisse di Coppola Vs. la pazzia di Kurtz


"Apocalypse Now" è l'opera che più coinvolge intimamente Coppola e si può ben dire, come mai prima, l'autore sia dentro la realizzazione del film. Lo stile coppoliano prevede la supervisione totale del lavoro sotto ogni aspetto e il regista è ben conscio che il controllo della produzione vuol dire tutto per un autore che voglia esprimersi al suo massimo. Il viaggio dei personaggi ben presto diventa anche il percorso di Coppola in un'impresa grandiosa, dove l'intimismo psicologico va di pari passo con la grandiosità della messa in scena. Se all'inizio sono previste poche settimane di riprese nelle Filippine (che più erano simili ai luoghi reali vietnamiti) e cercando di rimanere nel budget prefissato, contando anche sulla collaborazione dell'aviazione locale promessa dal dittatore Marcos, visto che l'esercito americano osteggia in tutti i modi la realizzazione del film non fornendo alcun supporto logistico, la realizzazione di "Apocalypse Now" ben presto diventa il cuore di tenebra di Coppola stesso.
Le riprese iniziano con Harvey Keitel nel ruolo di Willard, con Brando che traccheggia e che accetta il ruolo di Kurtz poco prima, solo per tre settimane e per un compenso di tre milioni di dollari (con un anticipo di un milione che Coppola dà di tasca sua), ma il regista capisce che non tutto va secondo le sue previsioni. Dopo una settimana di riprese e visto il girato, decide di licenziare Keitel che trova inadatto, vola a Los Angeles e in aeroporto scrittura Martin Sheen per un lavoro di cinque settimane (che si trasformano in mesi). Coppola ricomincia da capo. La famosa sequenza dell'attacco al villaggio con gli elicotteri, che dura pochi minuti sullo schermo, è la prima a essere girata e ci vogliono cinque settimane per le difficoltà delle riprese e per il problema degli elicotteri messi a disposizione dell'aviazione filippina, che però li usa anche per la guerra contro i ribelli a Mindanao. E quindi, Coppola vede sparire gli elicotteri per giorni senza poter far nulla, con i piloti che cambiavano ogni giorno e ogni giorno costretto a ripetere nuove prove. Poi si abbatte un tifone sulle Filippine, distruggendo tutti i set (e Tavoularis deve ricostruirli); a metà delle riprese Sheen ha un attacco cardiaco e rischia morire. Ritorna sul set dopo cinque settimane di ospedale, mal messo, costretto a girare le scene da seduto nella barca, Nel frattempo, Coppola utilizza una controfigura, ripresa di spalle, e contro i pettegolezzi della stampa in patria che raccontavano i disastri, arriva a minacciare i suoi di dire che andava tutto bene e che "Martin sarebbe morto quando lui lo avrebbe detto". Il rapporto tra opera e autore, tra personaggio e creatore è completo: il regista passa da momenti di estrema depressione e incertezza, a giorni di dura volontà per finire il film che ha in testa. I costi lievitano e deve chiedere aiuto alla United Artist, ipotecare casa e averi, per andare avanti.
Nel 2001, farà uscire la versione "Redux", inserendo 49 minuti scartati dall'opera originale. Soprattutto due sono le sequenze più importanti tagliate al montaggio e che nella versione del 2001 si possono vedere. Nella prima abbiamo i ragazzi che scendono, sotto la pioggia, in una base malandata, dove Chef e Lance hanno un incontro intimo con le conigliette di Playboy dello spettacolo della sera prima. La seconda è una lunga sequenza all'interno della Cambogia, durante la visita in un possedimento coloniale francese. Coppola voleva da un lato approfondire il dietro le quinte della spettacolarizzazione di massa, dove sesso e morte convivono; dall'altro, la sua intenzione è rappresentare gradualmente un viaggio all'indietro nel tempo e il passaggio rappresenta l'Indocina francese negli anni 50. Elimina la prima perché si gira in un set distrutto dal tifone, che Tavoularis non ha tempo di ricostruire; mentre si arrabbia molto per l'interpretazione degli attori che non rendevano perfettamente l'atmosfera francese dell'epoca (anche se Tavoularis effettua un lavoro egregio di ricostruzione storica). Le scene tagliate non danneggiano l'opera, in quanto sono delle riproposizioni di concetti già espressi (compreso il viaggio a ritroso nella Storia fino ai primordi di una civiltà tribale).
Quando alla fine arriva Brando, Coppola lo trova ingrassato e scopre che non ha letto "Cuore di Tenebra": quindi si ritirano loro due a leggere il romanzo per qualche giorno e poi decide di ripensare alcune scene dove l'attore avrebbe dovuto agire fisicamente. Brando si cala nel personaggio e fornisce una forte impronta teatrale, da tragedia greca, a Kurtz, e, pur apparendo per pochi minuti, la sua presenza segna indelebilmente l'opera. Il lavoro di Storaro contorna il resto per coprire le défaillance fisiche della star.
Opera grandiosa, abbiamo detto, dove cinema e realtà si fondono, anzi il cinema la ricrea nel suo farsi: significativa l'inquadratura in scena di Coppola, Storaro e Tavoularis che interpretano una troupe televisiva incitanti i soldati a muoversi durante una battaglia. Il cinema si fa vedere nel suo essere oltre che nel suo fare, nel soggetto oltre che nell'oggetto, una visione metadiegetica, dove il percorso di realizzazione dell'opera è tanto importante quanto l'opera finale stessa. Ci vogliono altri due anni di post produzione, che fanno impazzire Murch alla ricerca dei suoni giusti, e Coppola presenta il film in concorso al Festival di Cannes nel 1979 incompleto, vincendo la Palma d'oro. Non ha altrettanto successo agli Oscar (vincono Storaro per la fotografia e Murch per il sonoro), visto che l'anno prima c'era stata l'affermazione de "Il cacciatore" di Michael Cimino. Ma alla fine, il film, costato quasi 40 milioni di dollari, ne incassa 150, rivelandosi un successo di pubblica e critica.
"Apocalypse Now" "è il film sulla guerra del Vietnam" come afferma Coppola, ma soprattutto è una maestosa opera cinematografica, dove arte e sforzo produttivo s'intrecciano in modo indissolubile, composta da una drammatica messa in scena. In ultima istanza, è un capolavoro di un autore nel pieno della sua folle creatività che rischia il tutto e per tutto per realizzare il proprio sogno di grandezza.