Ondacinema

recensione di Alessio Cossu
8.0/10

"Apollo 11" è l'esito di un paziente lavoro decennale e modello per una nuova concezione di documentario. Il segreto è la ricerca di documenti pubblici e privati che ricostruiscono la dimensione sia pubblica che private dei tre astronauti. Impreziosisce poi il film la modernissima opera di restauro grazie alla quale il nitore delle immagini sembra aver obliterato il passaggio di dieci lustri. Sono soprattutto due bobine inedite realizzate in 70mm ad aver impresso una nuova veste alla pellicola.  

Nella prima, che apre il film, il lento incedere del gigantesco cingolato, sormontato dal ciclopico vettore Saturn V, verso la rampa di lancio. A dare alla sequenza un che di faraonico è la presenza dei tecnici della Nasa che affiancano, a passo d'uomo, questa meraviglia della scienza: nella prima inquadratura i tecnici non superano in altezza la metà dei cingoli della struttura di trasporto, mentre nella seconda, più ampia, essa sovrasta gli uomini che perciò sembrano quasi scomparire. Il passaggio dal campo lungo a quello lunghissimo provoca un effetto straniante acuito dal senso di schiacciamento: l'uomo rimpicciolisce accanto alla mole del manufatto tra l’altro neanche visualizzato per intero. Una ulteriore inquadratura, questa volta dall'alto, mostra invece integralmente il razzo in posizione verticale sulla rampa, e a quel punto, della figura umana non vi è più alcuna traccia: oltre al Saturn, solo i minuscoli automezzi dei tecnici sono visibili. Gia nell’incipit è chiaro il rapporto tra uomo e tecnica: il primo sembra sovrastato dalla seconda.

L'altra bobina è incentrata sulla preparazione di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins a poche ore dal lancio. Sono attimi dalla connotazione quasi sacrale, religiosa: il candore delle tute, la meticolosità della vestizione, il silenzio e l’espressione serena ma decisa dei tre ci inducono ad osservare ma anche a chiederci cosa realmente abbiano pensato loro, i protagonisti della missione. A fare da collante tra il contenuto delle due bobine sono foto prevalentemente in bianco e nero che ritraggono i tre nella loro infanzia, giovinezza, o nel giorno delle nozze. L'insistenza sull'infanzia è esplicita: prima quella degli astronauti, poi quella dei figli. È come il messaggio che un qualsiasi bambino, a patto che lo desideri e si impegni, può arrivare fino alla luna! Lo stesso imput che le autorità americane vollero lanciare a tutti i bambini in occasione della sfortunata missione Challenger del 1986, quando per la prima volta  era stato consentito ad una donna di essere selezionata per un programma spaziale; si era così voluto infondere nei giovani studenti il desiderio di emulare la loro insegnante. Tornando al film, seguono poi le brevi inquadrature, tutte a colori, che mostrano i tre astronauti lanciarsi col paracadute, pilotare aerei, armeggiare su un vettore, indossare la tuta spaziale o impratichirsi con i movimenti in ambienti che simulano l'assenza di gravità. Perchè inframezzare le foto in bianco e nero alle brevi riprese a colori? Il bianco e nero sa di antico, di tradizionale, di moralmente incontestabile: si solleticano così le corde più tradizionaliste, più profondamente americane. Emergono degli astronauti dalla sfaccettatura più completa, più umana, e soprattutto iniziamo a provare nei loro confronti non più solo stupore, ma anche complicità.

I filmati originali del tutto privi di sonoro hanno indotto Miller a commentare in qualche modo le immagini. Convinto del valore iconico del film, Miller ha  scartato l’ipotesi delle interviste. L'unica eccezione è costituita dalla voce di Walter Cronkite, icona del giornalismo, percepita al momento della vestizione degli astronauti. Il suo timbro grave, il ritmo lento ma regolare, il suo risuonare stentoreo e lo stile asciutto e senza fronzoli aggiungono una nota di ufficialità e solennità al momento già di per sé storico. C'è nel film una tecnica di ripresa ripetuta piu volte in coincidenza con le fasi cruciali della missione: una carrellata con un'accentuata profondità di campo che mostra le decine di tecnici mentre seguono le operazioni sui monitor. Ciò per sottolineare la coralità dell’impresa. "Apollo 11" merita di essere visto su schermo Imax, o comunque di dimensioni inusitate, per apprezzare al meglio la bellezza delle immagini in 70 millimetri. La loro alta definizione, unita al certosino restauro garantisce alla visione un'ottima godibilità.Tra le sequenze più riuscite, quella del conto alla rovescia: accompagnate in sottofondo da un adrenalinico crescendo musicale e dal commento dello speaker da Houston, già di per sé sufficienti a suscitare il pathos dovuto, si susseguono le immagini tra l'interno della sala controllo e l'esterno, tra la folla e la rampa di lancio. Il minuto precedente il lancio viene narrato senza ellissi alcuna e quando, dopo qualche secondo di ralenti, vi è l'accensione del razzo, l'inquadratura si sofferma proprio sulla sua forza propulsiva evidenziando con una camera fissa addirittura le rivettature alla base del razzo. Miracoli del 70mm!

Matt Morton è invece l'autore delle colonne sonore costituite da musiche moderne ma eseguite su un sintetizzatore Moog del 1968. Un piccolo capolavoro è quella che dopo l'allunaggio accompagna il cosiddetto burn (l'accensione) e l'aggancio tra l'Eagle e il Columbia. La mirabile  sequenza che sullo sfondo bianco argenteo della superficie lunare riprende il minuscolo Eagle che si ingrandisce progressivamente è accompagnata da un brano il cui incipit è costituito da un elegiaco arpeggio, omaggio al "Chiaro di luna" di Beethoven. Originale la sincronizzazione: esattamente nello stesso istante in cui la sequenza filmica si conclude con il perfetto aggancio tra i due vettori, si percepisce l'ultima nota del brano (quella dominante) con cui quella sequenza si era aperta. 

L'"Apollo 11" è lo straordinario successo dovuto alla collaborazione di numerosissime persone, all'ambizione del genere umano che ha reso possibile l'impossibile. Nei confronti di costoro, oltre che degli astronauti rientrati sulla terra, proviamo un senso di umile riconoscenza: è il segno che ci siamo appassionati alla loro impresa e che, inevitabilmente, un piccolo merito va riconosciuto anche a Todd Douglas Miller.


29/11/2019

Cast e credits

cast:
Buzz Aldrin, Michael Collins, Neil Armstrong


regia:
Todd Douglas Miller


titolo originale:
Apollo 11


distribuzione:
Neon Universal Pictures


durata:
93'


produzione:
CNN Films, Statement Pictures


fotografia:
Buzz Aldrin-Bob Bird-Jerry Bray-Michael Collins-Adam Holender


montaggio:
Douglas Todd Miller


musiche:
Matt Morton


Trama
"Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità". A cinquant’anni esatti dall'evento che catalizzò l’attenzione del mondo intero, il regista e montatore Todd Douglas Miller realizza un documentario destinato a diventare un’opera prima nel suo genere.
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