CAST & CREDITS

cast:
Ed Harris, Viggo Mortensen, Renée Zellweger, Jeremy Irons, Timothy Spall, Lance Henriksen

regia:
Ed Harris

distribuzione:
01 Distribution

durata:
115'

produzione:
Eight Gauge Productions, Groundswell Productions

sceneggiatura:
Ed Harris, Robert Knott

fotografia:
Dean Semler

scenografie:
Linda Lee Sutton

montaggio:
Kathryn Himoff

costumi:
Aleah Ames, Deborah Cha Blevins, Shannon Montoya, Maureen O'Heron, Lahly Poore, David C. Robinson

musiche:
Jeff Beal

Appaloosa | Recensione | Ondacinema

Appaloosa

di Ed Harris

western, Usa (2008)

di Giancarlo Usai

Voto: 6.0

Appaloosa è una città senza legge. Il suo sceriffo è stato ucciso a sangue freddo dal ranchero Randall Bragg e gli scagnozzi di quest'ultimo fanno il bello e il cattivo tempo infischiandosene del rispetto delle regole. Serve qualcuno che sia al tempo stesso di sani principi, veloce come nessun'altro con la pistola e fermo nell'applicare le norme. Vengono così ingaggiati dai cittadini più influenti Virgil Cole ed Everett Hitch, coppia di cowboy da una vita in società, senza fissa dimora: vagano il vecchio West in cerca di nuovi villaggi da sedare e ricondurre alla pace (come dice il narratore fuori campo, lo stesso Hitch). E così, indossata la stella della legge, i due diventano sceriffo e vice di Appaloosa. E per il crudele Bragg le cose cambiano immediatamente, non fosse altro perché i due nuovi custodi della legge sono due pistoleri abilissimi e che, se costretti, non esitano a sparare e usare le maniere forti per fare giustizia.

La loro arma in più? Senza dubbio l'amicizia che li lega: niente è in grado di scalfirla, il dovere di correttezza nei confronti del collega viene prima di tutto il resto. È così che riescono a fermare Bragg (Jeremy Irons, un po' fuori parte) ed è così che supereranno anche la prova difficile: la donna fatale che arriva in città e che rischia di mettere tutto a soqquadro.

Ed Harris (che fa lo sceriffo) e Viggo Mortensen (che fa il vice, tanto per cambiare il più bravo della compagnia) si sono divertiti un mondo a interpretare i due pistoleri buoni più veloci del West. Addirittura Harris il film lo ha prodotto, scritto e diretto. Il risultato, però, è piuttosto deludente. Incomprensibilmente elogiato alla grande da tutta la critica nostrana, che dà il bentornato così al western di stampo classico, "Appaloosa" è in realtà un film sulla frontiera molto ibrido. Dal punto di vista tecnico è senza dubbio da ricondursi al filone dei film di Howard Hawks e Anthony Mann (campi lunghissimi, primi piani, grandi spazi e scene di perenni cavalcate); ma sotto altri profili c'è molto altro. C'è innanzi tutto la voglia di contaminare il western con altri generi, primo fra tutti il mélo, con l'introduzione della donna (Renéè Zellweger, sempre con la medesima smorfia sul volto) che dovrebbe rompere gli equilibri dell'amicizia virile. Addirittura la sua discesa dal treno ricorda molto da vicino quella di Claudia Cardinale in "C'era una volta il West". E per quanto riguarda i dialoghi, che sono forse il piatto forte della pellicola, c'è il disincanto e la presa di coscienza della fine del western, propri dei capolavori di Sam Peckinpah e di Clint Eastwood.

Peccato che tutta questa congerie di spunti si perda in una regia spesso insicura, che oscilla indecisa tra il privilegiare le parti più "sedute" oppure quelle in cui le armi tornano a dominare. Soprattutto il risvolto sentimantale risulta essere posticcio e mal sfruttato. Date le premesse, il rapporto a tre poteva suggerire una seconda parte molto più ricca di enfasi.

Harris preferisce optare per una controsorpresa: nessun colpo di scena, nessuna morte eclatante: tutto deve rientrare nei ranghi, per evitare di stupire in modo scorretto lo spettatore. Scelta rispettabile, ci mancherebbe, ma forse è lecito chiedersi se a questo "Appaloosa" non manchi un po' di emotività che avrebbe reso l'opera meno fredda e calcolata. L'effetto curioso che infatti provoca è paradossalmente l'opposto di quello ricercato: la risposta in chiave classica a chi mette in scena un western decadente e forzatamente anticonvenzionale risulta più artefatta della tesi da confutare.