Arracht | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Raffaella Rossi
7.0/10

Tra i titoli più attesi dell’Irish Film Festa di Roma, in programma quest’anno in versione online, “Arracht” (Mostro) è il primo lungometraggio firmato da Tom Sullivan. Il film, recitato quasi interamente in gaelico, racconta le vicende di un pescatore del Connemara durante i primi anni della Grande Carestia. Accusato di un crimine non commesso, è costretto a fuggire e a nascondersi. Attraverso la potenza della natura, che bisogna domare se si vuole sopravvivere, assistiamo così al viaggio interiore del protagonista che deve lottare innanzi tutto contro se stesso per non essere stato capace di proteggere la famiglia, contro il sistema dei proprietari terrieri inglesi che lo condanna, ma anche e soprattutto contro la fame, il vero Mostro che trasforma chiunque in criminale. Un affresco in cui la società rurale irlandese del selvaggio ovest della metà dell’Ottocento è ritratta nella sua globalità. Emergono fierezza, solidarietà, ma anche la brutalità imposta dal Mostro, e forse la redenzione finale, ma a un prezzo altissimo.

Film a basso costo, dove il vero protagonista è la natura che parla agli altri personaggi e agli spettatori - il vento che soffia impetuoso, le onde del mare che si gonfiano e si infrangono sulla costa frastagliata di Galway – “Arracht” è stato girato a Lettermullen, un villaggio della contea di Galway dove si parla solo gaelico, un set ideale per il racconto di Sullivan, autore anche della sceneggiatura.
Domina lo schermo una natura potente e selvaggia, immortalata magistralmente dalla fotografia di Kate McCullough, che scandisce la monotonia dei giorni che si susseguono, immersi in una disperazione incessante. Con un mare, l’Atlantico, filmato in tutta la sua spietata bellezza, capace di offrire indistintamente la morte o la vita. Non servono, allora, un ritmo serrato o effetti speciali per poter creare suspense, bastano la potenza visiva delle immagini e una colonna sonora, quella composta dal gruppo folk Kíla (“The Secret of Kells”, “Song of the Sea”, “Wolfwalkers”), che ne è il perfetto contraltare.

Ma funziona anche il cast, a partire dal giovane Dónall Ó Héalai (già apprezzato nell’altra pellicola indipendente irlandese “My Name is Emily” di Simon Fitzmaurice) che incarna fisicamente, in una straziata espressività, tutto il dolore del protagonista Coleman Sharkey, ma anche il succedersi dei suoi opposti stati d’animo, in bilico tra rassegnazione e speranza. Una metamorfosi anche fisica, che si manifesta nell’arco di un’esistenza che porta addosso i segni di una delle pagine più buie della storia d’Irlanda. E quando tutto è perduto, non resta che affidarsi a Dio, in una vocazione trascendente tipica di quel popolo, resa efficacemente da una delle scene-chiave del film.

Un debutto promettente per Sullivan, per una storia paradigmatica, e riproducibile in ogni luogo ed epoca, quando il Mostro si presenta inaspettatamente.


20/03/2021

Cast e credits

cast:
Saise Ní Chuinn, Dara Devaney, Eoin Ó Dubhghaill, Dónall Ó Héalaí


regia:
Tom Sullivan


titolo originale:
Arracht


distribuzione:
Break Out Pictures


durata:
86'


produzione:
Macalla Teoranta


sceneggiatura:
Tom Sullivan


fotografia:
Kate McCullough


montaggio:
Mary Crumlish


musiche:
Kíla


Trama
Colman Sharkey vive nella selvaggia regione del Connemara, dove trascorre un’esistenza dedita alla pesca e alla famiglia. Quando la grande carestia si abbatte sulla popolazione irlandese, tenterà di difendere la sua comunità
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