CAST & CREDITS

cast:
Leandro Amato, Lucio Allocca, Silvia Baritzka, Riccardo Polizzy Carbonelli, Renato Carpentieri, Jun Ichikawa, Antonio Brachi, Ciro Cesarano

regia:
Alessandro Rak

distribuzione:
Cinecittà Luce

durata:
82'

produzione:
Big Sur, Mad Entertainment, Rai Cinema

sceneggiatura:
Alessandro Rak, Luciano Stella

montaggio:
Marino Guarnieri

musiche:
Antonio Fresa, Luigi Scialdone

L'arte della felicità | Recensione | Ondacinema

L'arte della felicità

di Alessandro Rak

animazione, drammatico, Italia (2013)

di Lorenzo Taddei

Voto: 8.0

È una Napoli "preapocalittica" quella che ci propone Rak. Invasa dai rifiuti e nebbiosa, soverchiata da una cappa di imminente catastrofe. O forse la città così cupa non è altro che una proiezione dello stato d'animo del protagonista, la percezione del mondo di chi ha rinunciato alla propria felicità. Da quando il fratello Alfredo è partito per l'India, ritirandosi in un monastero buddista, Sergio ha smesso di suonare il piano, si è ritirato nel suo taxi e guida giorno e notte senza requie, intrappolato nell'odio verso il fratello, che lo ha abbandonato senza preavviso. Il taxi è tappezzato di foto, di un passato che non c'è più, il posacenere straborda di mozziconi, come un presente sprecato e fetido.  Sul cruscotto la lettera del fratello ancora chiusa, perché Sergio non vuol sentire ragioni.

La musica è al centro dell'opera di Rak, è dappertutto. I due fratelli erano legati dalla musica. Per quanto abbia smesso di suonare, Sergio ama ancora la musica. La radio lo accompagna nella notte piovosa e surreale, e attraverso di essa irrompe nell'aere la voce del suo speaker preferito (voce di di Riccardo Polizzy Carbonelli) una specie di guru notturno che rimanda vagamente a quella voce femminile che seguiva i "Guerrieri della Notte". Anche Antonia, la ragazza di cui Sergio s'innamora è una cantante d'opera. Per non parlare della splendida colonna sonora del film (Joe Barbieri, Luca di Maio, Guappecartò, Foja, Gnut e 24 Grana) composta da artisti tutti partenopei.  

Un film decisamente "polifonico", anche nella sua narrazione. Il punto di vista di Sergio, che seguiamo per la maggior parte del film, si divide fra lunghi pensieri e monologhi rabbiosi, flashback, sogni e visioni, dialoghi coi personaggi che transitano sul suo taxi (uno su tutti lo zio Luciano, tributo a De Crescenzo) che hanno ognuno la propria storia da raccontare. E' come se Sergio, attraverso le esperienze dei suoi clienti, tentasse di decodificare la sua. Ad arricchire ulteriormente la struttura narrativa due idee decisamente ben riuscite: la suddivisione in capitoli, con prologhi che anticipano il corso degli eventi per chiudere il cerchio nel finale,  con commovente semplicità; e le improvvise irruzioni spirituali del suddetto speaker della trasmissione radiofonica anch'essa chiamata "L'arte della felicità".

Il titolo scelto per l'opera prima di Rak dal co-sceneggiatore e produttore Luciano Stella è anche il titolo di un famoso libro del quattordicesimo Dalai Lama, nonché il nome del festival che Stella - appassionato di filosofia orientale - organizza da oltre trent'anni a Napoli, invitando artisti, filosofi e sociologi da tutto il mondo (da Umberto Galimberti a Robert Thurman, padre di Uma, presente con un cameo nel film).

La storia che Rak ci propone è una storia semplice, che racconta uno dei motivi più ricorrenti nell'esistenza umana: la separazione. E tanto più amiamo una persona, quanto più soffriamo separandocene. A sostegno della sua storia una grafica in 2D molto realistica e curata nei dettagli, con alcune integrazioni in 3D che rendono meglio la fisionomia dei personaggi. Come ha dichiarato il regista, è stata adottata una tecnica e particolari software che hanno evitato di ricorrere agli "intercalatori", ovvero coloro che si occupano di realizzare tutti i fotogrammi quasi identici che compongono i movimenti.

Ma il regista non si accontenta di raccontare una storia e - qui sta la sua grande ambizione - cerca di indagare l'animo umano e ancor di più, di definire l'anima. Qui forse si riscontra l'unico punto debole dello script che per eccesso di entusiasmo in alcuni punti si ingolfa, si fa troppo prolisso e finisce per perdere efficacia. Resta comunque un film pregevole, che unisce immagini, musica e scrittura in un insieme armonico ed evocativo. Bellissime alcune scene, come lo struggente assolo "in blu" che Sergio esegue al piano sull'onda del ricordo, o il brano che suona ai piedi di un albero enorme, in uno scorcio onirico pervaso da una luce abbagliante. Il dolore si è trasformato e la tenebra sta schiarendosi. La felicità è vicina.

"La tristezza te la danno per poco ma pure la felicità non costa nulla. Allora, tu che scegli?" L'arte sta nella capacità di lasciar andare il passato per vivere nel e del presente. Così la felicità è molto meno che un sogno. Non costa nulla ed è a portata di mano, una scelta di essere, che ognuno può compiere dentro di sé.