Recensioni

Le avventure del topino Despereaux

di Robert Stevenhagen, Sam Fell

animazione, Gran Bretagna/Usa (2008)

CAST & CREDITS

regia:
Robert Stevenhagen, Sam Fell

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
93'

produzione:
Gary Ross e Allison Thomas per Universal Pictures

sceneggiatura:
Will McRobb, Gary Ross, Chris Viscardi

fotografia:
Brad Blackbourn

montaggio:
Mark Solomon

musiche:
William Ross

Le avventure del topino Despereaux | Recensione | Ondacinema

Le avventure del topino Despereaux

di Robert Stevenhagen, Sam Fell

animazione, Gran Bretagna/Usa (2008)

di Diego Capuano

Voto: 5.5
Fin troppo ampio è il senso di déjà vu che si respira nel corso del primo quarto del primo film in computer graphic della Universal. "Le avventure del topino Despereaux" fa bollire in pentola elementi ormai familiari: il topolino ribelle nei confronti del suo mondo ed in cerca di contatti umani, il complicato approccio con quest'ultimi e il sottofondo culinario per prolungare il brodo.
Spunti debitori a "Ratatouille", sebbene i risultati (non solo artistici) paiono comunque piuttosto lontani.

Nella sua struttura narrativa "Le avventure del topino Despereaux" si fa carico di tutti gli stilemi della fiaba classica per ragazzi (e difatti è ispirato all'omonimo racconto della scrittrice americana Kate DiCamillo): il "c'era una volta" è l'incipit di un racconto cavalleresco in cui pare esistere un veto di incomunicabilità tra razze diverse (umani/topi) e all'interno del quale le diverse specie dello stesso ambito settoriale si dividono in buoni e cattivi: topi (buoni) vs. ratti (cattivi che vivono nelle fogne e dipinti con piglio quasi malefico). Ma sarà vero che tutti i cattivi non hanno in cuor proprio un briciolo di bontà? Risposta scontata.

La favola prosegue su binari risaputi in modo corretto e con pochi guizzi. E sorprende che in cabina di regia ci sia quel Sam Fell co-regista dello scatenato "Giù per il tubo" (ancora topi animati!): laddove l'ironia spaziava a tutto tondo nel caricaturale e nella parodia, qui la mancanza quasi assoluta di humor difetta e la freddezza cerebrale si specchia nel grigio cielo che regna sovrano per buona parte del film.

Dove la pellicola offre discreti motivi di interesse e nell'animazione digitale, certamente al di sotto di analoghi prodotti di altre case produttrici, ma ambiziosa dato che nel gusto della raffinatezza si rifà alla pittura fiamminga, anche se la citazione pittorica più gustosa risiede nel personaggio dello spirito-culinario esplicitamente ricavato dall'opera di Arcimboldo.

Ma il fattore citazionista è raramente guidato da un'anima propria, e se l'estetica un po' piatta può lasciare perplesso lo spettatore adulto, i bambini potrebbero risentire l'assenza di quel sense of humor proprio della quasi totalità dell'animazione statunitense contemporanea in 3D.