CAST & CREDITS

cast:
Philippe Lacheau, Alice David, Vincent Desagnat, Tarek Boudali, Julien Arruti

regia:
Nicolas Benamou, Philippe Lacheau

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
85'

Babysitting | Recensione | Ondacinema

Babysitting

di Nicolas Benamou, Philippe Lacheau

commedia, Francia (2014)

di Giancarlo Usai

Voto: 3.0

Non c'è cosa peggiore dei francesi che cercano di far ridere alla maniera degli americani. Ignora però questo concetto il distributore nostrano del transalpino "Babysitting" dato che, come se non bastasse il film nella sua interezza, si è deciso di aggiungere anche nel lancio promozionale un sottotitolo ("Una notte che spacca") che richiama fin troppo smaccatamente la pellicola a stelle e strisce "Project X", che due anni fa arrivò sui nostri schermi, proprio in questo periodo dell'anno.

Con un escamotage differente rispetto al film di Nima Nourizadeh, quest'opera francese abbandona l'atmosfera da fine college e punta sul cortocircuito causato dall'incontro tra un irreprensibile trentenne e un ragazzino di dieci anni. Il bimbo è il figlio del datore di lavoro del protagonista e per una serata dovrà essere accudito. Peccato che sia anche il giorno del compleanno di Franck, costretto a far fronte a un'inaspettata invasione di amici.

Il tutto è messo in scena con la tecnica del Pov, ovvero il punto di vista dell'immancabile telecamera digitale che, il giorno dopo, mostrerà ai superstiti gli eventi folli della folle notte. Insomma, un po' "Project X", un po' "Una notte da leoni", il film diretto da Philippe Lacheau è il classico prodotto medio-basso che dalla Francia arriva in un caldo e afoso weekend estivo, buono per qualche risata a poco prezzo e per non pensare al riparo nel fresco di una sala. Il punto però, e non possiamo esimerci dallo stigmatizzarlo, è ancora una volta sottolineare la scarsità di originalità dietro una pur leggera operazione commerciale. Sorprende la quantità industriale di scene e situazioni mutuate proprio da quel genere di blockbuster hollywoodiano di cui dicevamo in apertura.

In questo caso, poi, oltre al soggetto d'origine della storia, anche la tecnica della soggettiva che fa il verso al reportage fittizio è utilizzata più che altro per usare un diversivo nel catturare l'attenzione, non certo per una reale convinzione degli autori o men che meno per una concreta esigenza di narrazione. "Babysitting", il cui titolo è alquanto fuorviante dato che il ruolo del piccolo da accudire è assolutamente marginale, è soltanto una variazione d'ambientazione rispetto a pellicole più fortunate già prodotte e uscite in America. Ad aggravare poi il bilancio finale c'è anche una stucchevole morale conciliante di stampo conservatore che, più che altro, non ha ragion d'essere se non per tentare di autogiustificare l'operazione nel suo complesso oltre la più immediata necessità di incassare qualche euro facendo ridere il pubblico. Ed ecco allora che il padre del bambino imparerà che è importante passare più tempo con i figli. Ci domandiamo: ma che c'è di male nel voler semplicemente divertire? È così deplorevole da dover nascondere lo scopo con un altro, posticcio e, questo sì, davvero cretino?