CAST & CREDITS

cast:
Marco Cocci, Adriano Giannini, Sabrina Impacciatore, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti, Claudio Santamaria, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi

regia:
Gabriele Muccino

distribuzione:
Medusa Film

durata:
139'

sceneggiatura:
Gabriele Muccino

fotografia:
Arnaldo Catinari

scenografie:
Eugenia F. Di Napoli

montaggio:
Claudio Di Mauro

costumi:
Gemma Mascagni, Angelica Russo

musiche:
Paolo Buonvino

Baciami ancora | Recensione | Ondacinema

Baciami ancora

di Gabriele Muccino

drammatico, Italia (2010)

di Alex Poltronieri

Voto: 4.0
"L'ultimo bacio", dieci anni, venti milioni di euro, cinque David di Donatello, e uno scialbo remake americano, dopo. Come saranno diventati gli inquieti trentenni del film che ha portato al successo Gabriele Muccino? Carlo (Stefano Accorsi) si barcamena tra un'avventura e un'altra, ma non ha mai smesso di pensare alla (quasi) ex moglie Giulia (Vittoria Puccini, che sostituisce la Mezzogiorno, l'unica che saggiamente ha intuito la mera natura commerciale dell'operazione), con cui ha avuto una bambina. Adriano (Giorgio Pasotti) torna in Italia dopo aver passato due anni in una prigione in Colombia per contrabbando, e vorrebbe riconquistare l'affetto del figlio che ha avuto con l'ex consorte Livia (Sabrina Impacciatore) abbandonato appena nato. Paolo (Claudio Santamaria) depresso cronico e eternamente insoddisfatto, non riesce a dire a Adriano che ha intrecciato una relazione con Livia. Marco (Pierfrancesco Favino) è impotente di fronte al tradimento della moglie, che gli preferisce un ragazzo più giovane. Alberto (Marco Cocci) continua a fuggire da qualsiasi relazione duratura e sogna di vivere in Brasile.

Quindi. Cos'è cambiato? Nulla a conti fatti. Gli insicuri, fallimentari, meschini, ma in fondo molto umani, personaggi del film di dieci anni fa sono rimasti tali e uguali, perché, Muccino pare voglia rimarcarlo appena può, l'amore non conosce maturazione o età, non segue vie prestabilite e può condurci nei posti più inaspettati. Ma tutto questo ce lo dice senza alcuna capacità di sintesi (addirittura 140 minuti la durata), con innegabile perizia tecnica e buona capacità di raccontare e dirigere gli attori (tutti molto bravi e più controllati rispetto al primo capitolo, in particolare Favino e Santamaria, mentre l'unico deludente e monocorde resta Accorsi), ma con una palese incapacità di tirare le fila della vicenda, incappando in molteplici incoerenze (il tripudio di finali, i personaggi che cambiano idea ogni cinque minuti) e stereotipi fastidiosi (l'atroce finale Alpitour con Cocci che corona il suo desiderio di fuga arrivando in un Brasile a metà via tra i paradisi incontaminati di "The Beach" e "La sottile linea rossa", i litigi tra innamorati, costantemente sopra le righe), ma soprattutto non riuscendo (come in parte avevano fatto sia "L'ultimo bacio" che "Ricordati di me") a cogliere lo spirito dei tempi e riflettere sulla nostra epoca. Tornato dagli Usa dopo due regie piuttosto sottovalutate al fianco dell'amico Will Smith (notevole, davvero, "La ricerca della felicità") Muccino dimostra tutte le sue debolezze come sceneggiatore e pare ancorato senza speranza al passato: i suoi personaggi non maturano, sono stagnanti, immobili (l'unico che ha la forza di compiere un gesto davvero estremo è Santamaria), tagliati fuori dal resto del mondo. La contemporaneità, nonostante qualche accenno alla "crisi", resta fuori dalle vicende di questi quarantenni, tutti troppo belli e troppo ricchi per essere minimamente credibili, e in questo modo pure l'identificazione, che era l'arma vincente della precedente pellicola, viene a mancare. 

Quello di Muccino è un sequel fin troppo facile e debitore nei confronti del successo del prototipo, parassitario e senz'anima ai limiti del remake (benché più prolisso). Forse un po' più di leggerezza e semplicità, la stessa del bel singolo di Jovanotti che accompagna il film, ma anche quella che magicamente fa funzionare l'ultimo, bellissimo, Virzì, avrebbe aiutato.