CAST & CREDITS

cast:
Lambert Wilson, Franck Dubosc, Florence Foresti, Guillaume De Tonquedec, Lionel Abelanski, Jerome Commandeur, Sophie Duez, Lysiane Meis, Valerie Crouzet

regia:
Eric Lavaine

distribuzione:
Studio Canal

durata:
98'

produzione:
Same Player,

sceneggiatura:
Hector Cabello Reves, Eric Lavaine

fotografia:
Francois Hernandez

scenografie:
Sandrine Jarron

montaggio:
Vincent Zuffranieri

costumi:
Nadia Chmilewsky

musiche:
Romain Tranchart

Barbecue | Recensione | Ondacinema

Barbecue

di Eric Lavaine

commedia, Francia (2014)

di Lorenzo Taddei

Voto: 5.0

"Tra cinque secondi accadrà forse la cosa migliore della mia vita" dice Antoine, cinque secondi prima di avere un infarto. Di sottofondo "The Passenger" di Iggy Pop, mentre ancora la voce di Antoine (Lambert Wilson) narra che da lì a una settimana avrebbe compiuto cinquant'anni. Quindi le cose sono due: o Antoine sta parlando dall'altro mondo, o in realtà - "singing la la la la la lalala " - il suo cuore ha ripreso a battere. Buona la seconda. La camera si alza verso il cielo limpido e poi plana su un barbecue di dieci giorni prima.
E' un barbecue fra cinquantenni, amici di lunga data, ovvero il cast della commedia al completo. "Il barbecue è come un balletto" recita l'Antoine narrante, spiegando che diversi sono i compiti di uomini e donne, in una coreografia dov'è essenziale che ognuno mantenga il suo posto.

La metafora è servita. Davanti alla griglia gli uomini si attengono a discutere la cottura o la corretta posizione della carne, mentre le donne gestiscono tutto quanto non sia pertinente la brace. E' un gioco di ruolo, un rituale borghese marcatamente maschilista, che per riuscire bene ha bisogno di una forte condiscendenza femminile e di un credo condiviso nella buona fede dell'apparenza. Così mentre la donna prepara la tavola e accudisce la prole, l'uomo può tornare a sentirsi cacciatore, pur sapendo nel profondo di non aver fatto altro che rotolare salsicce su una gratella.

Il pranzo è una presentazione dei personaggi e delle loro relazioni. La volontà comune di preservare l'apparenza è incrinata da una serie di sguardi e sarcasmi che lasciano intuire tutte le scorie accumulate negli anni. Nel mezzo del cammin di loro vita (considerando il progressivo innalzamento dell'asticella dantesca) ogni personaggio mette sul piatto i propri fallimenti. Rispetto alla commedia di genere non manca proprio nessuno: il playboy traditore recidivo e la moglie poi si scopre mica tanto vittima, l'amico un po' ritardato ma estremamente sensibile, il logorroico e la moglie svampita, lo sfigato con molti debiti e pochi capelli, l'ex marito che dissimula d'inseguire l'ex moglie e l'ex moglie che si gode la ritrovata libertà ma sempre con un occhio all'ex marito.

Il flashback si chiude e il tempo riprende a scorrere lineare. "L'infarto è anche un segnale" dice Antoine, è giunto il tempo delle "grandi pulizie". Più che una crisi esistenziale però sembra il recupero di una crisi giovanile in tre mosse : 1) licenziarsi per poter bighellonare ("bighellonare è magico, permette di fare delle cose strabilianti, come prendere un aperitivo con un amico durante la settimana"); 2) fumare; 3) mettersi gli occhiali senza il timore di essere giudicato ("non volevo invecchiare, soprattutto non volevo sembrare vecchio"). Il montaggio che segue alla ripresa cronologica degli eventi lascia perplessi in più di un'occasione, alcune riprese - un paio di panoramiche in particolare - sfuggite inspiegabilmente al taglio. Manca l'ambizione di fare cinema, di andare oltre un costante rapporto di causa effetto. Mi viene in mente solo un paio di eccezioni: la scena che riunisce tutti - o quasi - i personaggi in piscina con cinica uscita sui figli di Olivia (Florence Foresti); e un'altra secondaria, girata nell'interno quasi buio di un'abbazia, con le candele votive reinterpretate candeline da compleanno.

Come in "Piccole bugie tra amici" di Canet, anche nel film di Lavaine, la comitiva di amici si ritrova a trascorrere insieme le vacanze dopo un tragico evento. Ma la somiglianza finisce qui. I personaggi di "Barbecue" sono meno sofferenti, da patriottico attento al budget Lavaine si impegna più a citare piatti e vini francesi o a mettere in mostra marchi di abbigliamento e automobili (sempre francesi) che non ad approfondire le relazioni o le dinamiche interiori. Nel film di Canet, gli amici si confrontano con l'assenza dell'amico che hanno abbandonato (in coma all'ospedale) e rielaborano ognuno a modo suo il senso di colpa, mutando di conseguenza anche il rapporto con gli altri. Lavaine invece, più diretto e leggero, sottopone il gruppo di amici al vaglio dell'Antoine post-infarto. Il nuovo Antoine è un giustiziere di ipocrisie, una lingua sciolta che ne ha per tutti e che nulla teme perché mossa dalla verità, almeno fin quando la verità non lo sorprende, perché allora è tempo di stramazzare di nuovo.  

Il lieto fine che ci sia o non ci sia - c'è - poco importa, visto che a ben vedere è tutto lieto, fin dall'inizio. Non ci si appassiona ai difetti, figuriamoci alle virtù dei personaggi. La sensazione che non possano sorprenderci ci accompagna fino a che ne abbiamo conferma. Sono amici e l'amicizia vince, e vince anche l'amore e a stomaco pieno. C'è un modo di cucinare le cozze in questo film che è molto interessante e che intendo sperimentare. Il film invece è mediocre, sicuramente facile da dimenticare, distante da Canet e molto distante dalle commedie di Leconte, Jeunet, Ozon o Veber. Il messaggio formativo che si propone di trasmettere è valido non solo per i cinquantenni ma per tutte le generazioni, e perfettamente sintetizzato dall'immagine di Iggy Pop evocata in apertura: tenersi in forma è possibile, pur senza rinunciare a spassarsela.