CAST & CREDITS

cast:
Sung-jae Lee, Du-na Bae, Hie-bong Byeon, Ho-jung Kim, Roe-ha Kim

regia:
Bong Joon-Ho

durata:
106'

produzione:
Cinema Service, Uno FIlm

sceneggiatura:
Bong Joon-Ho, Song Ji-ho, Derek Son Tae-woong

fotografia:
Cho Yong-kyou, Jo Yeong-gyu

Barking Dogs Never Bite | Recensione | Ondacinema

Barking Dogs Never Bite

di Bong Joon-Ho

commedia, Corea del Sud (2000)

di Anna Maria Pelella

Voto: 8.0
Yoon-ju è un ricercatore universitario frustrato dal fatto di non essere ancora riuscito a farsi assegnare una cattedra. Vive con sua moglie incinta che, al momento, è anche la sola a lavorare, cosa che crea una certa tensione nei loro rapporti. Ad un certo punto si convince che la causa del suo malessere è nel continuo abbaiare di un cane che abita nel suo condominio, e per questo decide di eliminarlo. Inizia, così, una serie di spiacevoli eventi che culmineranno con la morte di una delle condomine, padrona di un altro cane vittima di Yoon-ju il quale, nel frattempo, scopre l'esistenza di un mondo sotterraneo nello scantinato del suo condominio dove un barbone e il guardiano stesso del caseggiato mangiano strane zuppe dal contenuto imprecisato. La situazione precipiterà quando anche sua moglie prenderà un cane, il quale sparisce nel corso di una passeggiata...

Appare dura la vita dei cani nei condomini di periferia della Corea del Sud, i quali soprattutto se lasciati momentaneamente incustoditi dai loro padroni, almeno da quanto si evince in questo film dai toni non proprio rassicuranti, non possono sperare in una lunga vita.

La metafora è evidente, se il cane che abbaia non morde, come vuole il vecchio detto, è certo che l'umano che non fa rumore farà assai più danno, specie a chi non si può difendere. L'apparenza mite del protagonista e la sua latente frustrazione scoperchiano un vaso di Pandora colmo fino all'orlo, se non proprio di follia, almeno di pesante sociopatia. Il condominio è solo il contenitore di una situazione sociale assai carica e del tutto fuori controllo, cui non sfugge neanche il custode, che dovrebbe sorvegliare ma che invece soffre dello stesso male di cui è afflitto l'intero caseggiato, l'incredibile egoismo e l'immotivata animosità nei confronti dei più deboli. La sola a sfuggire al destino comune di freddezza e apatia è la giovane Hyeon-Nam che perde addirittura il posto per attaccare in giro manifesti di cani scomparsi e per inseguire il loro assassino.

Opera di esordio del regista Joon-ho Bong, che con questo lavoro ha vinto il premio per il miglior montaggio allo Slamdance festival 2001 e nella categoria giovani registi al HK Film Festival 2002, contiene già in nuce le qualita che verranno evidenziate meglio nei suoi lavori successivi, il bellissimo noir "Memories of Murder" e l'originale eco-vengeance "The Host".

La regia misurata ed originale, che diverrà più personale nelle opere successive, qua rende al meglio il clima di commedia non del tutto spensierata, ma che risulta assai più pesante a causa dell'incredibile realismo dei personaggi e delle loro banalissime vicissitudini.
L'intreccio di storie e la conseguente mescolanza di situazioni interdipendenti, creano una miscellanea di sensazioni contrastanti nello spettatore che quasi mai potrà identificarsi coi protagonisti, resi credibili dalla miseria emotiva e dalla superficialità con la quale vivono le loro poche occasioni di riscatto.
Ed è solo nell'incontro con l'unica anima altruista dell'intero condominio che assisteremo all'incredibile cambiamento del protagonista, in un capovolgimento mai nemmeno supposto all'inizio del viaggio. Yoon-ju è un insensibile frustrato le cui potenzialità sono inespresse e da tempo nascoste sotto un mare di rancore, rinnovato dal rapporto scompensato con sua moglie, la cui umanità viene insospettatamente fuori solo dopo la sparizione del suo cane.
Tutti i passaggi di trama sono sottolineati dalla presenza di un cane, che vittima sacrificale in quanto impossibilitato a difendersi, rappresenta la rassegnazione di una fascia sociale la quale aspira al miglioramento, ma la cui volontà di rivalsa finisce per tradursi in sopraffazione dei più deboli.

Il senso del tutto diviene così il superamento del dualismo che oppone l'altruismo e la possibilità di un futuro alla staticità ridotta ad immobilismo dalla rassegnazione e dall'astio. Quindi sarà con inaspettato piacere che nell'odore di speranza che permea il finale, vedremo l'ombra del possibile cambiamento. Ed è con questa nota possibilista che si chiude la storia raccontata con passione e senza troppe illusioni, delle infinite derive sociali possibili in un mondo assai lontano dalle patinature hollywoodiane.