CAST & CREDITS

cast:
Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Mia Farrow

regia:
Michel Gondry

distribuzione:
Bim

durata:
101'

produzione:
New Line Cinema

sceneggiatura:
Michel Gondry

fotografia:
Ellen Kuras

Be Kind Rewind | Recensione | Ondacinema

Be Kind Rewind

di Michel Gondry

commedia, Usa (2008)

di Alex Poltronieri

Voto: 8.0
Liquidato in patria (ma anche da certa critica nostrana) come un'innocua, sgangherata, sciocchezzuola, "Be Kind Rewind" è in realtà un oggetto anomalo nel panorama cinematografico contemporaneo, un Ufo che è impossibile non amare.

Il merito di Gondry (sempre più emancipato dall'ambito dei soli videoclip) è quello di utilizzare la cinefilia, la passione per la settima arte, non alla stregua di uno sterile "marchio di fabbrica" (come l'ultimo Tarantino), ma come vero e proprio motore dell'azione, un meccanismo creativo che muove le passioni e le gesta dei clerks sfigati di questo film (il misurato e dolce Mos Def e l'incontenibile Jack Black), così come quelle dello Stéphane del precedente (ed ugualmente sottovalutato) "L'Arte del sogno".
Gondry riflette, con estro postmoderno, ma senza darsi arie da snob, sull'industria cinematografica (hollywoodiana) contemporanea condannata a ripetere sé stessa, a riciclare il proprio immaginario visivo, in un delirante cortocircuito di sequels, remake e filmini amatoriali già pronti per essere spediti su youtube. Ma, al tempo stesso, tesse un elogio sentito e allegro della creatività "fai da te" (esilaranti i trucchi con cui i due protagonisti tentano di emulare gli effetti visivi di noti blockbuster e cult movies come "Ghostbusters", "Men In Black", "2001: Odissea nello spazio", e da antologia il lungo piano sequenza sulle pellicole "maroccate" - in originale sweded - dai due protagonisti), invitando lo spettatore alla regressione, per ritrovare l'essenza dello spettacolo sul grande schermo.

C'è da dire che "Be Kind Rewind" è al tempo stesso il film più radicato nella "realtà" e il più folle tra quelli del regista. Il mondo fotografato da Gondry è, infatti, molto concreto: un grigio quartiere di una città di provincia, che sta per essere inghiottito da palazzi imponenti e orrende centrali energetiche. Ma i personaggi agiscono come se fossero in un cartoon della Warner: Jerry-Jack Black quando è colpito da una scarica elettromagnetica si gonfia e si libra in volo come un palloncino pronto a scoppiare; i due protagonisti, grazie a delle provvidenziali tute da lavoro, riescono (con esiti assai spassosi) a mimetizzarsi alla perfezione tra le maglie metalliche della recinzione della centrale elettrica, e gli esempi potrebbero continuare. Questo esplicito dualismo tra realtà e "sogno", che è un po' il fil rouge del cinema di Gondry, affascina e spiazza.

Ma c'è di più. Nel finale, con la realizzazione del falso documentario (summa della poetica visiva del regista) sul pianista jazz Fats Waller avviene addirittura un ribaltamento, in positivo, dei temi affrontati in "Eternal Sunshine Of The Spotless Mind" (in Italia, sic, "Se mi lasci ti cancello"). Il recupero del ricordo perduto, sebbene falsificato, fasullo (non è forse quello che fa il cinema da oltre un secolo?), diventa una necessità, un dovere morale, attraverso cui i personaggi, anche se solo per poco, si riappropriano della propria identità. Così, una pellicola che era iniziata all'insegna dello sberleffo giocoso, si conclude in maniera toccante, attuale, quasi dolente.