Beket
di Davide Manuli
grottesco, Italia (2008)
di
Claudio Zito
Cosa succede se Vladimiro e Estragone, ribattezzati Jajà e Freak, si stufano di aspettare Godot, per giunta in un mondo surreale popolato da un Adamo disc jokey, un'Eva lesbica e strani personaggi circondati da paesaggi desertici?
Manuli massacra Beckett sin dal titolo, con questo filmetto enormemente pretenzioso e che si prende tremendamente sul serio. Dice di ispirarsi a Jarmush e Van Sant, ma il risultato assomiglia più a una pessima copia del cinema di Ciprì e Maresco, dove però i tempi delle battute e quelli morti, mai azzeccati, non lo sono involontariamente (non si capisce se gli attori siano effettivamente impresentabili o lo facciano apposta) e l'ironia da quattro soldi fa ridere i polli.
Esercizio intellettuale che più sterile non si può (i tentativi di affibbiare ai protagonisti un background di tossicodipendenza e disagio sociale appaiono posticci, per non parlare dei riferimenti biblici di cui il film è infarcito), risulta indigeribile già dopo i primi cinque minuti e riesce a rendere insopportabile anche la musica degli Skiantos (Freak Antoni è nel cast e canta ripetutamente "Sono buono").
Un'opera decisamente trash, per quanto realizzata da un aspirante pseudo-autore, la cui massima trovata è far recitare gli attori come Stanlio e Ollio, visto che Beckett (che si rivolta nella tomba) si era ispirato anche a loro per delineare le caratteristiche dei personaggi della sua pièce.
Dedicarle più spazio e tempo? Non ne vale la pena, tanto ci pensa gran parte della critica a strabuzzare gli occhi di fronte a ciò che appare insolito.
Manuli massacra Beckett sin dal titolo, con questo filmetto enormemente pretenzioso e che si prende tremendamente sul serio. Dice di ispirarsi a Jarmush e Van Sant, ma il risultato assomiglia più a una pessima copia del cinema di Ciprì e Maresco, dove però i tempi delle battute e quelli morti, mai azzeccati, non lo sono involontariamente (non si capisce se gli attori siano effettivamente impresentabili o lo facciano apposta) e l'ironia da quattro soldi fa ridere i polli.
Esercizio intellettuale che più sterile non si può (i tentativi di affibbiare ai protagonisti un background di tossicodipendenza e disagio sociale appaiono posticci, per non parlare dei riferimenti biblici di cui il film è infarcito), risulta indigeribile già dopo i primi cinque minuti e riesce a rendere insopportabile anche la musica degli Skiantos (Freak Antoni è nel cast e canta ripetutamente "Sono buono").
Un'opera decisamente trash, per quanto realizzata da un aspirante pseudo-autore, la cui massima trovata è far recitare gli attori come Stanlio e Ollio, visto che Beckett (che si rivolta nella tomba) si era ispirato anche a loro per delineare le caratteristiche dei personaggi della sua pièce.
Dedicarle più spazio e tempo? Non ne vale la pena, tanto ci pensa gran parte della critica a strabuzzare gli occhi di fronte a ciò che appare insolito.

