CAST & CREDITS

cast:
Paul Bettany, Mark Strong, Brian Cox

regia:
Nick Murphy

durata:
92'

sceneggiatura:
Bill Gallagher

fotografia:
George Richmond

montaggio:
Victoria Boydell

musiche:
Daniel Pemberton

Blood | Recensione | Ondacinema

Blood

di Nick Murphy

thriller, Gran Bretagna (2012)

di Simone Pecetta

Voto: 5.5

Tra i paesaggi desolati, brulli, freddi dell'Inghilterra del Nord si consuma un dramma troppo umano che scaglia Joe e Chrissie Fairburn, fratelli e poliziotti, nei meandri di un girone infernale tra le spire di un vento incessante, straziante come una coscienza che ancora e ancora nuovamente riporta i due fratelli al delitto commesso. È questo, che ci presenta il regista Nick Murphy, un noir misurato che procede al ritmo d'un adagio sotto una fotografia saturata da una scala di colori plumbei, gravosi, opprimenti. "Blood" è anche e soprattutto un'occasione mancata per il regista Murphy che, dopo il buon esordio con "1921 - Il mistero di Rookford", prova ad alzare la posta e imbastisce questo thriller di caratura superiore che si perde tra le maglie di uno script indegno.

Ci sarebbero tutti gli elementi per fare di "Blood" un ottimo lavoro. C'è una storia di fondo, tratta dalla serie tv Bbc, che coniuga un pervadente senso di thrilling con una tensione e un pathos interno. Ci sono gli interpreti, la coppia Bettany-Graham da una parte e Mark Strong dall'altra, tutti in eccellente forma attoriale. C'è una regia, molto lavorata ma delicata nel tessere la trama di angosce interiori che attanagliano i protagonisti in un lento crescendo di ossessioni. C'è anche una fotografia firmata da George Richmond, che ammanta il dramma del film con una cortina soffocante di luci opache.

Ci sarebbero insomma tutti gli elementi per fare di "Blood" un ottimo lavoro. Eppure la somma delle parti non equivale all'insieme del tutto e ci troviamo ad assistere a una pellicola con la consapevolezza di essere di fronte al canovaccio di ciò che sarebbe potuto essere. Ci troviamo ad assistere a una pellicola che si perde principalmente in una lunga serie di dialoghi spogli e secchi, troppo inclini alla più facile soluzione, stranianti nella loro artificiosità da sceneggiato televisivo di quart'ordine. "Blood" è nonostante ciò un film impossibile da accantonare con facilità, soprattutto in virtù di quello che avrebbe potuto essere, in virtù di quella potenza e di quel potenziale che riusciamo a leggere in controluce attraverso il vetro opaco di una cattedrale gotica.

Inabissandoci con i protagonisti della storia in un turbine opprimente di senso di colpa e ferino desiderio di sopravvivenza, tra i morsi di una coscienza indomita e le conseguenze del "pasticciaccio", assistiamo a un dramma maschile, mentre tutte le figure femminili restano nei contorni. Assistiamo a un tragedia che lega attraverso il filo rosso di una linea di sangue due generazioni diverse e una stessa (in)giustizia, una linea di sangue che lega insieme padre e figlio con una pesante eredità, quasi come un destino inevitabile che irrompe nel quotidiano, scardinandone le esili fondamenta, facendo sfacelo di una realtà ormai confusa e incerta. Una realtà nella quale l'allucinazione irrompe e trascina alla deriva tutto quello che prima poteva esser chiamato "vita", mentre ora è nient'altro che rovina.