Ondacinema

7.5/10
In un Paese civile non dovremmo neanche sottolineare come la delicata storia d'amore tra un uomo e una transessuale, che Pietro Marcello ricostruisce nel suo nuovo film, sia raccontata senza sensazionalismo, lontano anni luce dell'eloquio volgare e scandalistico della televisione. Eppure, sarà che siamo in Italia e che il regista è un nostro connazionale, ma la capacità di parlare con disarmante naturalezza di un rapporto che, oltre a riguardare due persone socialmente ai margini, concerne il tema tabù della diversità sessuale appare non solo un notevole punto di forza della nuova opera del giovane autore (classe 1976), ma addirittura qualcosa di rivoluzionario.

Il primo dei protagonisti della favola a lieto fine - questo, in fondo, è "La bocca del lupo" - ai chiama Enzo, il suo accento non può nascondere l'origine siciliana, le rughe sul volto tradiscono le difficoltà di un esistenza ai margini, lo sradicamento dalla propria terra, il duro lavoro manuale, soprattutto i lunghi anni trascorsi in carcere. E' qui che ha modo di conoscere Mary, rinchiusa in una sezione apposita, perché quelli come lei non vengono messi né con gli uomini né con le donne. I due si innamorano presto, si frequentano nelle ore d'aria, comunicano attraverso nastri registrati che diverranno preziosissimi per il regista che avrà deciso di ripercorrere la loro vicenda quando lei, dopo aver pazientemente atteso per tanti anni, potrà ricongiungersi in libertà con il suo amato.

Insieme a Mary ed Enzo, però, è protagonista anche la città teatro della loro passione. La Genova che vediamo è la stessa cantata da Fabrizio De André, coi suoi vicoli malfamati, la prostituzione, le fabbriche sempre più dismesse, le persone scelte oculatamente tra le vittime della società contemporanea. Ma l'apertura e la chiusura a Quarto dei Mille allargano idealmente lo sguardo a tutte le regioni italiane di origine dei nuovi cittadini della Lanterna; anche se le facce scure che talvolta scorgiamo ci suggeriscono che un porto così importante è l'approdo delle culture più disparate, ben oltre i confini nazionali.

Marcello, che cura anche la fotografia, sa immortalare la città con colori lividi dal grande fascino, ma è altrettanto abile a lavorare sul tempo e sulla narrazione. La vicenda è svelata per gradi, solo a film ampiamente inoltrato, ma è necessario mettere insieme gli indizi che sono stati fin lì seminati, che comprendono anche un vasto materiale di repertorio, mentre una voce over colloca poeticamente storia e personaggi (tuttora viventi) in quella simbolica era passata già richiamata dal titolo, tratto da un romanzo tardo ottocentesco di Remigio Zena. La lunga inquadratura frontale, macchina fissa, quasi senza stacchi, è infine il regalo più bello fatto ai due protagonisti, che finalmente possono, uno a fianco all'altra, parlare di loro e di ciò che vogliono senza la mediazione del cinema.

Nato da un'idea della Fondazione San Marcellino, "La bocca del lupo" attinge a piene e mani da tutti i documentari su Genova realizzati nel Novecento, raccogliendo dalle opere di autori più o meno illustri un ideale testimone, per segnare un'altra tappa importante nella storia del documentario italiano. Dove, senz'altro, rimarrà custodito questo piccolo gioiello.

Cast e credits

cast:
Vincenzo Motta, Mary Monaco


regia:
Pietro Marcello


distribuzione:
Bim Distribuzione


durata:
76'


produzione:
Indigo Film, L'avventurosa Film


fotografia:
Pietro Marcello


montaggio:
Sara Fgaier


musiche:
ERA


Trama
Un uomo torna casa dopo una lunga assenza. Scende al volo da un treno in una città portuale. La attraversa cercando i luoghi di un tempo, ormai in dismissione. Nella piccola dimora nella città vecchia, lo aspetta da anni la compagna di una vita. Mary ed Enzo si sono aspettati e voluti sin dal tempo del loro incontro dietro le sbarre, quando ancora si mandavano messaggi registrati su cassette nascoste