Boston - Caccia all'uomo | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Eugenio Radin
7.0/10

L'atto terroristico, e in particolare il terrorismo legato all'estremismo islamico, è un evento eccessivamente presente nella nostra quotidianità per poter essere giudicato con il distacco oggettivo dello storico, capace di analizzare le vicende in esame prescindendo da qualsivoglia presa di posizione (per quanto lo possa consentire la nostra psicologia) e dal proprio personale interesse.
È difficile, insomma, poter rappresentare fatti a noi così vicini (e che dunque esercitano ancora una sostanziale influenza sulla politica contemporanea) con la stessa neutrale razionalità con cui sapremmo rappresentarci il conflitto tra ateniesi e spartani durante le guerre del Peloponneso: l'essere coinvolti in prima persona nelle conseguenze di quegli avvenimenti ci costringe a un interesse che difficilmente saprà essere scavalcato dalla consapevolezza dell'autonomia del processo storico, che non si cura delle parti in gioco e che lascia "ai posteri l'ardua sentenza".

Questa necessità di ri-leggere il recente fatto storico alla luce di una propria attualità (che si può tradurre con: la necessità di abbracciare un'ideologia, nel senso più ampio concesso al termine), può essere d'altra parte un procedimento conscio, ovvero una libera decisione di schierarsi e di condividere una particolare ipotesi, ma ancora più di frequente esso risulta essere un meccanismo inconscio in cui l'individuo, in quanto membro di una società, si trova a condividerne la credenza, per altro con un grado di libertà molto minore, essendo appunto questa appartenenza un processo estraneo alla sua consapevolezza.

Così come l'individuo anche il cinema (e ogni altra emanazione elaborata di un pensiero) può scegliere consciamente di prendere una precisa posizione di fronte ai fatti (penso per esempio ai documentari piuttosto politicizzati di Michael Moore, per rimanere in ambito a Stelle e Strisce), o possono decidere di lasciar guidare la propria zattera dallo Zeitgeist dominante, come l'ultima fatica di Peter Berg, questo "Boston - Caccia all'uomo", sembra a una prima lettura voler fare.
Il talento del regista newyorkese, che si dimostra peraltro molto capace nella gestione dell'azione e del materiale diegetico, è qui al completo servizio del pensiero occidentale dominante, incapace di leggere la complessità del fatto storico e pronto a semplificare la caotica realtà in una distinzione manichea tra bene e male, in cui nemmeno si cerca di comprendere le ragioni degli antagonisti e in cui la complessa e difficoltosa analisi del fenomeno terroristico viene accantonata a favore di un pericoloso semplicismo di maniera: il bravo poliziotto, claudicante e ingiustamente sospeso (anche se non si capirà mai il motivo della sospensione) è capace di riunire attorno a sé l'intera città e di combattere i due fanatici attentatori, con un fare da eroe western, tra il maledetto e il temerario, per riunirsi poi con la moglie impaurita, nell'ingenua coscienza che l'amore vincerà sempre su ogni cosa.

Sebbene dunque esso sia calato su fatti realmente accaduti, lo schema narrativo segue nei dettagli l'archetipo della narrazione classica, dalla costruzione dell'eroe e dell'antagonista, alla presentazione della città come di un entità da difendere "unus pro omnibus, omnes pro uno" e se si è capaci di prescindere dalla faciloneria con cui l'attualità è presentata allo spettatore, non si può negare che nell'opera sia presente un'idea cinematografica ben precisa.

"Patriots Day" (questo il titolo originale, ben più significativo rispetto alla traduzione italiana) non ha come protagonista il singolo, ma la città, intesa come un organismo vivo e capace di azione. Le numerosissime panoramiche e le inquadrature dall'alto di Boston non possono essere intese in maniera causale, così come non può essere un semplice vezzo registico l'utilizzo delle modalità più diverse di ripresa: dalla macchina a mano, al visore infrarossi, ai filmati delle videocamere di sorveglianza: unite assieme, esse rappresentano gli occhi del mostro sociale, di un Leviatano capace di sorvegliare, di organizzarsi e di contrattaccare quando necessario. Se d'altra parte il sergente Sanders (un Mark Wahlberg perfetto per il ruolo) è il protagonista ufficiale delle vicende, è vero tuttavia che la sua storia si intreccia con quella di molti altri, di co-protagonisti che in un certo qual modo diventano a loro volta protagonisti: il federale interpretato da Kevin Bacon, il commissario Davis, fino anche ai protagonisti civili di quella drammatica giornata, le cui storie, inutili per lo svolgersi della trama, ci vengono presentate con attenzione, per coinvolgerci, ma soprattutto perché vengano esse stesse coinvolte nel corpo della Patria.

A partire da ciò, e solo tramite queste considerazioni, la superficialità dell'analisi può essere allora giustificata in quanto punto di vista non del singolo, ma della Patria stessa, della Polis, la quale si trova costretta a isolare ogni elemento estraneo come una minaccia e a far nascere l'odio (l'odio che si legge nelle labbra dei protagonisti nel momento in cui identificano il primo sospettato). L'odio irrazionale, l'ansia viscerale per lo straniero, la volontà di espellere il diverso sono elementi inaccettabili per quanto riguarda la dimensione del soggetto e dunque, per estensione, per quanto riguarda la moralità; ma per ciò che concerne l'intersoggettivo e dunque il politico, l'amor di patria richiede necessariamente la xenofobia: "dovunque si è trovato amor vero di patria, si è trovato odio dello straniero; dovunque lo straniero non si odia come straniero, la patria non si ama"[1].
Riconducendo ogni eterogeneità della ripresa al campo lungo della città, la mdp realizza dunque una soggettiva della polis stessa e del suo punto di vista (realizzata tuttavia con inquadrature il più possibile estranee ai points of view dei protagonisti), secondo cui l'atto terroristico non può che generare la chiusura difensiva, l'ostracismo e l'odio patologico.
Non possiamo sapere se i fini di Peter Berg fossero effettivamente così riassumibili, ma solo secondo questa lettura possiamo trarre dal film una lezione per niente scontata.




[1]
Leopardi, Zibaldone dei Pensieri, P 880


21/04/2017

Cast e credits

cast:
Mark Wahlberg, Kevin Bacon, Michelle Monaghan, John Goodman, J.K. Simmons, Vincent Curatola, Alex Wolff, Themo Melikidze, Michael Beach


regia:
Peter Berg


titolo originale:
Patriots Day


distribuzione:
01 Distribution


durata:
133'


produzione:
CBS Films, Lionsgate, Closest to the Hole Productions


sceneggiatura:
Peter Berg, Matt Cook, Paul Tamasy, Eric Johnson, Joshua Zetumer


scenografie:
Tom Duffield


montaggio:
Gabriel Fleming, Colby Parker Jr.


costumi:
Virginia Johnson


musiche:
Trent Reznor, Atticus Ross


Trama
Dopo l'attentato terroristico che colpì la città di Boston durante la maratona del 2013 iniziò una vera e propria caccia all'uomo, che vide lavorare assieme FBI e polizia locale, al fine di catturare i due giovani fratelli estremisti e di evitare eventuali altri attacchi.