CAST & CREDITS

cast:
John White, Mircea Monroe, Morgan Fairchild, Dov Tiefenbach, Kaylen Davidson, Vivian Bang, Simon Rex, Kevin P. Farley, Elizabeth Daily

regia:
Christie Will

distribuzione:
Grindstone Entertainment Group

durata:
96'

produzione:
Stardust Pictures

sceneggiatura:
Jeff Campagna, Jarrett Golding, Christie Will

fotografia:
Lux

scenografie:
Michael Levinson

montaggio:
Christopher Robin Bell

costumi:
Maria Lorenzana

musiche:
Frederik Wiedmann

Boy Toy | Recensione | Ondacinema

Boy Toy

di Christie Will

commedia, Usa (2011)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 6.0
Timidi tentativi di commedia indipendente, cercando una terza via che non calchi la mano sulla goliardia sessuocentrica dei derivati di "American Pie", ma che non vada neanche a zappare nel romanticismo alternative e un po' compiaciuto dei Webb e Crowe. "Boy Toy", piccolo film d'esordio della canadese Christie Will, prova a riempire questo vuoto, con una commedia che ironizza sull'immaturità dell'America d'oggi. Vita dura per gli squattrinati, specie a Hollywood, specie quando sono messi davanti all'obbligo di contribuire alle spese di casa: l'aspirante modello Jake (John White) deve trovarsi un lavoro e in fretta, pena lo sfratto dall'appartamento del suo migliore amico Ronnie (Dov Tiefenbach). Facendo leva sulla prestanza fisica e sociale, Jake, con l'aiuto dello stesso Ronnie e alla ninfo-PR Mouse (Vivian Bang), si inventa escort (niente sesso, per favore) per cinquantenni ricche ed attraenti. Ma proprio quando viene baciato dal successo, grazie alla potentissima Barbra (Morgan Fairchild), Jake intreccia una relazione con Norah (Mircea Monroe): mentre realizza che ciò che sta nascendo è vero amore, i due mondi entrano inevitabilmente in collisione.

Fra le fossette di un sorriso accennato ma che non spiazza, "Boy Toy" mette a fuoco la "cosificazione", il diventare giocattoli, oggetti di uno sfruttamento edonistico più che opportunista. Jake, che per ingolosire la clientela si fregia orgoglioso di una foto del suo "pacco" (opportunamente vestito) è subito al centro di una ragnatela che lo vuole sfruttatore bonario di tutte le risorse dell'amicone Ronnie, e sfruttato, in quanto oggetto meramente sessuale. Jake ne è talmente consapevole da lasciarsi "giocattolizzare" senza problemi, anzi, da usare tutto questo a suo vantaggio, indolente ai possibili danni alla sua dignità o morale - che, de facto, è provvisoria fino all'innamoramento. Ma anche qui, l'affrancamento da questa dinamica (l'agognata autodeterminazione da Carta costituzionale - just for old times' sake) non si realizzerà mai per davvero. Anche quando sembra che un amore sempre più catartico (l'unica relazione davvero matura della pellicola) possa liberarlo da questo enorme asilo sociale ed esistenziale, Jake rimane avvinghiato alla sua ragnatela: il lieto fine tradisce la confusione etica e seppellisce nell'indolenza questo Piccolo Mondo East Hollywood, metonimia della società americana intera, con il vezzo (satirico?) di farla dominare da un manipolo di wasp 2.0: bianche, dominatrix, botulino-dipendenti e più maschili che mai.

I modi a tratti favoleschi, a tratti scherzosi fino all'ammiccamento (i numerosissimi montage, stilema d'elezione per dare vita a simpatiche tautologie narrative, o le transizioni a cuoricino et similia) danno poco respiro all'ironia certo non caustica ma comunque attenta della Will. Il film si regge tutto sul buon ritmo delle situazioni comiche (che strappano un sorriso e nulla più), giustificate da uno script frizzantino ma non sferzante. Al netto della scarsezza di mezzi (sempre di produzione indipendente si tratta), la Will si accontenta purtroppo di non pretendere mai troppo in nessun frangente, anche se la verve e l'intelligenza non mancherebbero. Rimaniamo in attesa di occhi giovani e ironici che leggano a fondo l'America (?) della prossima generazione.