CAST & CREDITS

cast:
Abbie Cornish, Ben Whishaw, Paul Schneider, Kerry Fox, Edie Martin

regia:
Jane Campion

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
119'

produzione:
Pathé, Screen Australia, BBC Films, UK Film Council

sceneggiatura:
Jane Campion

fotografia:
Greig Fraser

scenografie:
Charlotte Watts

montaggio:
Alexandre de Franceschi

costumi:
Janet Patterson

musiche:
Mark Bradshaw

Bright Star | Recensione | Ondacinema

Bright Star

di Jane Campion

drammatico, Gran Bretagna/Francia (2009)

di Carlo Cerofolini

Voto: 8.0
Innamorarsi senza neanche accorgersi di farlo: dimenticare questa parola per lasciarsi trasportare dalle sue conseguenze: impronunciabili, come l’ebbrezza disegnata sullo sguardo senza tempo, che si affaccia sugli abissi della sublime perdizione. Una malìa irresistibile eppure differita dall’attesa di quell’unione impossibile: un poeta malato di tisi ed una giovinetta che poco prima si adagiava sulle infinite prospettive di una felicità appena sbocciata. Tra di loro una società incapace di comprendere e la cerchia di amici che vorrebbe preservarli da un dolore inevitabile. E poi la poesia, lontana dai circoli accademici e dalle espressioni indefinite, ma piuttosto un modo per riuscire a comprendere e sublimare un esperienza arrivata troppo presto o, forse, troppo tardi.

La ballata di John Keats e Fanny Brown ha il sapore delle storie universali ed allo stesso tempo si mantiene concreta nella ricostruzione che ne fa la regista neozelandese. Nella campagna inglese i due giovani si muovono sulle punte dei piedi eppure il loro amore ha il rumore di un esercito in battaglia: una dicotomia che la Campion riesce a rappresentare attraverso un controllo emotivo della telecamera, capace di annullare la sua presenza, per lasciare spazio alla naturale alchimia dei suoi attori, e poi ripresentandosi con scelte che sembrano testimoniare il contrario, e che si traducono nell’insistenza dei corpi all’interno di spazi limitati, incorniciati dentro lo stipite di una porta o nel quadro di una finestra, quasi a ribadirne l’eterna costrizione, oppure alla maniera di Hopper, amplificando la solitudine di una promessa che tarda ad arrivare, attraverso la visione contemporanea del dentro e fuori, degli spazi della ragione e di quelli dell’istinto. Una ricerca di equilibrio che porta avanti la storia ed insieme ci regala l’inneffabile presente in una folata di vento improvvisa o nella gocce di pioggia sul volto smarrito degli amanti.

Oltre a questo due attori retrocessi a principianti e pronti a recitare con le armi della vita.