CAST & CREDITS

cast:
Chloë Sevigny, Alexis Dziena, Julie Delpy, Tilda Swinton, Jessica Lange, Frances Conroy, Sharon Stone, Jeffrey Wright, Bill Murray

regia:
Jim Jarmusch

distribuzione:
Mikado

durata:
106'

produzione:
Bac Films, Focus Features

sceneggiatura:
Jim Jarmusch

fotografia:
Frederick Elmes

Broken Flowers | Recensione | Ondacinema

Broken Flowers

di Jim Jarmusch

commedia/drammatico, Usa/Francia (2005)

di Diego Capuano

Voto: 8.0
Può un film che è al contempo un ritratto d'uomo e un bilancio esistenziale rendere invisibile il tocco del regista e quell'dell'attore?

In "Broken Flowers" a muoversi è l'esterno. Jim Jarmusch si "limita" ad accompagnare Bill Murray alle risposte di una e mille domande.

A Don Johnston, il protagonista del film, arriva una lettera anonima che gli comunica l'esistenza di un figlio di 19 anni. Partirà per ritrovare la presunta madre, ma scoprirà che nulla è davvero rosa.

Il regista evita del tutto le trappole della trama gialla (chi delle donne incontrate è la madre di suo figlio? Esiste davvero un figlio?), e ci accompagna in un disincantato viaggio alla ricerca di risposte. Le tappe del suo viaggio sono altrettante mete dedite a tracciare un discorso non tanto sull'universo femminile, che viene comunque presentato in tutte le sue sfaccettature, grazie ad un cast in stato di grazia che si presta anche a brevi apparizioni (da Sharon Stone a Frances Conroy, da Jessica Lange a Tilda Swinton; ma ci sono anche July Delphy, Alexis Dziena, Chloe Sevigny... ed una significativa visita al cimitero), quanto sulla vacuità della società.

E' forse lo stesso vuoto che accompagna Don. Ci si immagina quest'ultimo alle prese con le vite alternative che avrebbe potuto vivere, e ne viene fuori un quadro nient'affatto consolatorio: se ne dedurrebbe in ognuno dei casi un'esistenza priva d'amore, ed in questo senso il ritorno sui proprio passi è una consapevolezza di aver fatto, in fondo, le scelte giuste.

Don viene si coccolato dal regista, ma l'aria malinconica non eliminerà lo stato sconsolato dei fatti. Per una volta si direbbe che non ci sono né vittorie né sconfitte.

Autore con questa pellicola di un dramma comico più che di commedia drammatica, Jarmusch non ha paura dei tempi morti (necessari ai fini della riflessione), si avvale di sfumature ellittiche, e riscopre il gusto maniacale per i dettagli, che quasi sostituiscono la parola.

Sono poche le risposte che alla fine emergono rispetto alle domande poste, ma Jarmusch fornisce le dovute basi allo spettatore, quasi obbligato a sciogliere alcuni quesiti come meglio crede, costretto al contempo ad immedesimarsi in Don Johnston e a riflettere sulla vita propria. Ma il film è anche un'analisi sull'ineluttabilità della solitudine ("che non sempre è un male") ed un elogio al silenzio.

"Broken Flowers" è Bill Murray, il compimento della sua minimale recitazione, il suo corpo che vaga e un po' muta, la sua espressione impassibile che dice tutto (da annotare le dichiarazioni rilasciate in occasione della presentazione del film a Cannes: "sono in pieno decadimento fisico, i muscoli si atrofizzano e si muovono sempre meno. Sono contento che vi piaccia questo stile di recitazione minimalista, perché nei prossimi anni sarò sempre più minimalista").

Un monumento all'attore, testimoniato dal finale straziante con il suo volto sospeso nello schermo. Umanissimo.