CAST & CREDITS

cast:
Sacha Baron Cohen, Clifford Bañagale, Gustaf Hammarsten

regia:
Larry Charles

durata:
81'

produzione:
Everyman Pictures

sceneggiatura:
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Mazer

fotografia:
Anthony Hardwick, Wolfgang Held

montaggio:
Scott M. Davids, James Thomas

costumi:
Jason Alper

musiche:
Erran Baron Cohen

Brüno | Recensione | Ondacinema

Brüno

di Larry Charles

commedia, Usa (2009)

di Davide De Lucca

Voto: 5.5
L'accoppiata (artistica, è il caso di specificarlo visto il tema) formata da Sacha Baron Cohen e Larry Charles (uno dei più brillanti autori americani, artefice tra l'altro dello storico successo di "Seinfeld") porta su grande schermo un nuovo mockumentario. Dopo "Ali G" e "Borat", Sacha Baron Cohen (s)veste gli abiti di un'altra delle sue creature televisive, Brüno, fashion-victim in trasferta in quel di Los Angeles allo scopo di diventare l'austriaco più famoso al mondo dopo Hitler. Il film è composto da momenti di fiction e da candid camera - a volte reali, altre volte evidentemente costruite ad arte e per nulla mock. Lo stile di Cohen è lo stesso che lo ha reso celebre, amato o odiato che sia: irriverente, estremo, trasformista, spregiudicato, coscientemente debordante in quello che si presuppone essere il cattivo gusto, uno humour in your face che non lascia spazio a nessuna mezza misura, a nessuna replica, da prendere o lasciare.

Brüno è egocentrico, arrivista, superficiale, decisamente bizzarro in un mondo di personaggi altrettanto pittoreschi. E che da un lato Cohen voglia smascherare l'omofobia americana sembra fin troppo facile. L'impressione invece è che il comico britannico abbia riproposto una formula cinematografica (che è poi la brutta copia di "Borat") per far esplodere il proprio eclettismo e dedicare un film anche a Brüno, ma scevro da secondi fini oltre la semplice risata. Perciò, se gli intenti erano quelli di una critica socio-politica, non sono stati precisamente raggiunti, ma soltanto sfiorati. La bravura di Cohen è comunque quella di sapersi trasformare senza mezzi termini, senza nessuna remora, spingendo sull'acceleratore e ignorando qualunque freno inibitore. Più che camaleontico, quasi schizofrenico. Ma quello su cui riflettere maggiormente è forse lo stile che sta alla base della sua comicità, che non è stupida o gretta. Sacha Baron Cohen sa quello che fa, è consapevole che la facezia strappa sempre una risata, però lui va oltre: un passo più in là dell'inatteso e del gratuito, su un altro pianeta rispetto al perbenismo e alle convenzioni, con una perfetta padronanza del proprio corpo (una delle armi principali dell'attore comico) e della propria faccia (tosta), e un (in)controllato senso del ridicolo. Quello che Cohen sembra voler dimostrare nei suoi film è fino a che punto ci si può spingere per far ridere. O meglio ancora, un invito per il pubblico a considerare quali cose lo stiano facendo ridere. La logica per goderne è sempre quella di stare al gioco e accettarne le regole, altrimenti è la logica stessa a mancare. Una comicità disinibita che non è né di testa né di pancia, ma di qualche altro organo - a voi la scelta.

Alcune trovate in "Brüno" sono più convincenti di altre che invece sembrano un po' forzate, mentre altre ancora, seppure discutibili ed esagerate, sono in sintonia con personaggio e atmosfera. Certamente memorabili, ad esempio, i colloqui con le guide cattoliche per tornare etero e l'adozione dell'irresistibile bambino africano; trascurabili alcuni momenti di passaggio come il tentativo di trascorrere una serata da vero maschio con gli swingers, o il corso di arti marziali per difendersi contro i dildo; esagerata, ma coerente, la discussa danza di un pene in primo piano a ritmo con una musica dance, e la performance mimica nel colloquio col medium. Il finale, onestamente, risulta presto prevedibile, e la carrellata conclusiva di celebrità musicali piuttosto debole. L'impressione in generale è che il film sia meno riuscito degli altri, poco graffiante, e che sia sfuggito di mano in qualche punto.

Lo si può trovare divertente o meno, amare o odiare, ma indubbiamente Cohen è un genio nel destabilizzare, nel far saltare il banco e infrangere ogni barriera, dal politically correct alle più basilari norme etiche e di buone maniere. Qualora si siano apprezzati i film precedenti, qui si ride indubbiamente, ma meno: se da una parte Cohen non delude le aspettative e non commette passi falsi, è anche vero che non c'è nessun progresso dopo "Borat". Certo, il film è godibile e rapido anche in virtù della breve durata, ma forse è arrivato il momento per Cohen di riflettere su qualche nuova formula per incanalare la sua (indubbia e debordante) creatività e la comicità della sua prossima maschera.