CAST & CREDITS

cast:
Nicholas Cage, Vanessa Hudgens, John Cusack, Dean Norris, Gia Mantegna

regia:
Scott Walker

distribuzione:
Videa CDE

durata:
105'

produzione:
Emmett/Furla Films, Amber Entertainment

sceneggiatura:
Scott Walker

fotografia:
Patrick Murguia

scenografie:
Clark Hunter

montaggio:
Sarah Boyd

costumi:
Lynn Falconer

musiche:
Lorne Balfe

Il cacciatore di donne | Recensione | Ondacinema

Il cacciatore di donne

di Scott Walker

thriller, Usa (2013)

di Antonio Pettierre

Voto: 4.0

Le storie sui serial killer sono diventate un sottogenere del thriller da decenni sia nel cinema sia in televisione, dove imperversano serie i cui protagonisti sono gli assassini seriali.

Questa "Il cacciatore di donne" è basata sulla vera storia di Robert Hansen che rapì, stuprò e poi uccise più di venti donne nell'Alaska degli anni Settanta e Ottanta e fu fermato grazie al coraggio di una delle sue ultime vittime, la minorenne prostituta Cindy Paulson, che riuscì a fuggire e fu l'unica sopravvissuta. La narrazione parte proprio dalla fuga della Paulson (Vanessa Hudgens) e dalle investigazioni del sergente Halcombe (interpretato da Nicholas Cage e ispirato al vero detective Glenn Flothe) che portano all'incriminazione e all'arresto di Hansen (John Cusack).

 

Un film del genere era una grande sfida per il giovane e debuttante regista (e autore della sceneggiatura) neozelandese Scott Walker, che ha compiuto una grande ricerca in pre-produzione, incontrando anche i parenti delle vittime e la vera Paulson (a cui ha dedicato il film). Walker voleva mettere in scena una tragedia contemporanea dal punto di vista delle vittime(a) e realizzare un'opera che fosse intrisa di realtà e documentazione.

 

Purtroppo, la sceneggiatura è irrisolta e se l'inizio della diegesi e il suo sviluppo si voleva ancorare dalla parte del personaggio di Cindy Paulson, Walker poi tentenna per tutta la fabula, introducendo il punto di vista di Halcombe per poi inserire anche quello di Hansen. Il risultato è una narrazione che salta tra i tre personaggi in un modo del tutto disequilibrato, rendendo inefficace qualsiasi tensione drammaturgica e interesse per lo spettatore: la Paulson risulta essere una ragazzina (s)perduta che non riesce a trasmettere la paura del mostro e il disagio della sua esistenza; Hansen (con un Nicholas Cage mummificato) si erge a paladino della giustizia, con una vocazione moralistica e paternalistica nei confronti della vittima predestinata; e, infine, Hansen (con Cusack completamente fuori parte) tratteggiato male, descritto superficialmente nella sua psicologia doppia, tra padre di famiglia inserito nella società e assassino seriale di giovani donne.

 

Questa debolezza della costruzione dei personaggi si riverbera nelle azioni e nella messa in scena, che non riesce a creare una pur minima tensione e si risolve in sequenze di déjà vu  piene di banalità e di luoghi comuni. E sì che anche la scenografia dell'Alaska, luogo poco utilizzato dal cinema thriller, poteva essere di aiuto: le distese fredde, le montagne innevate, la notte e l'oscurità avvolgente, le foreste immense e senza la presenza dell'uomo. Walker sfrutta tutto ciò solo come, appunto, uno sfondo senza alcuna profondità emotiva, in una visione cieca e anafettiva.

 

Il giovane regista ha fatto buone scuole (di cinema) in Inghilterra e ha una lunga esperienza in pubblicità -  avendo diretto una serie di spot e campagne pubblicitarie di vari marchi -  e quindi stupisce il risultato finale de "Il cacciatore di donne". La pessima regia di Walker si vede ancora di più nella scelta di dirigere un docu-drama stilisticamente debole, con un utilizzo della camera a mano continua e fuori luogo e una messa in quadro nevrotica e un montaggio velocissimo, che fa apparire la macchina da presa una pallina da flipper sullo schermo. I bruschi cambi di inquadrature, schiacciati sui primi piani dei personaggi poi si alternano a lente panoramiche delle montagne dell'Alaska senza senso cinematografico, se non quelle di uno spot pubblicitario (e lo Stato americano viene ringraziato per il supporto alla produzione nei titoli di coda).

Insomma, un film sciatto e irritante, tra finto documentario (e invece sarebbe stato meglio che Walker ne avesse girato uno vero) e il thriller psicologico.