CAST & CREDITS

cast:
Nicholas Hoult, Eleanor Tomlinson, Ewan McGregor, Stanley Tucci

regia:
Bryan Singer

distribuzione:
Warner Bros. Pictures Italia

durata:
114'

produzione:
New Line Cinema, Legendary Pictures

sceneggiatura:
Darren Lemke, Christopher McQuarrie, Dan Studney

fotografia:
Newton Thomas Sigel

scenografie:
Gavin Bocquet

montaggio:
Bob Ducsay, John Ottman

costumi:
Joanna Johnston

musiche:
John Ottman

Il cacciatore di giganti | Recensione | Ondacinema

Il cacciatore di giganti

di Bryan Singer

avventura, fantastico, Usa (2013)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.0

Come sempre, le migliori fiabe nascono dall'incrocio dei destini più diversi. Il contadino Jack (Nicholas Hoult) è incaricato di vendere carro e carretto della fattoria per racimolare qualche spicciolo. Qui, per caso, incontra la bella Isabelle (Eleanor Tomlinson), nient'altri che l'erede al trono di Cloister, una giovane il cui impulso per l'avventura è causa di continui guai e reprimente del Re. Il tentativo di vendita finisce male, con Jack rimasto con un pugno di fagioli. In una notte di pioggia bussa all'uscio Isabelle, fuggita da palazzo per evitare il matrimonio Roderick. Sembra che i due ragazzi siano sulla soglia della stessa tragedia: ed ecco, la pioggia bagna i fagioli, che germogliano e ricostruiscono l'antico ponte che collegava Cloister al regno dei giganti, oltre le nuvole. Lassù un'antica vendetta si prepara ad essere consumata...

Con "Il cacciatore di giganti", Singer risponde al richiamo della rilettura fiabesca che ha conquistato anche Gilliam, Burton e più recentemente Raimi. Ma il regista de "I Soliti Sospetti" non si fa tentare dalla caricatura estetizzata e iperrealista di alcuni dei predecessori, ma rinforza basi ormai secolari con una buona dose di umorismo e un pizzico di metanarrazione, un plot device dai risvolti persino sorprendenti. Ad affiancarlo ancora una volta lo sceneggiatore feticcio Christopher McQuarrie, firma fondamentale del rinascimento action hollywoodiano e protegé dell'onnipotente Tom Cruise.

Fuor di cronaca, proprio lo sforzo di affidare un tono e stilemi fiabeschi a mani abituate ad altri tipi di spettacolarità finisce con il togliere profondità all'operazione, con poche varianti nel solco del classico "viaggio dell'eroe", insieme alle performance non proprio luminose di Hoult e Tomlinson. Fortuna che la score classica del williamsiano John Ottman e le stilizzazioni della costumista Joanna Johnston rileggano con ironia l'estetica fiabesca disneyiana, ridando il soffio meraviglioso e un po' smaliziato a cui si è votata l'operazione.

E, soprattutto, Bryan Singer si diverte, rimasticando l'epos di Spielberg-Lucas senza prendersi sul serio, con una regia a briglia sciolta che misura gli ipercinetismi e gioca con le forzature della sospensione dell'incredulità. Come si raccontano le fiabe ai tempi di "Alice in Wonderland" e "Lo Hobbit"? Singer prova a suggerirlo, ma c'è da ritrovare un'ispirazione e un cuore che in questo cinema faticano a risvegliarsi. Rimangono quasi due ore di buon intrattenimento, specie se davanti allo schermo ci sono papà, figlio e un po' di popcorn.