CAST & CREDITS

cast:
Jason Bateman, Leslie Mann, Olivia Wilde, Alan Arkin, Mircea Monroe, Gregory Itzin

regia:
David Dobkin

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
112'

produzione:
Relativity Media, Original Film, Big Kid Pictures

sceneggiatura:
Jon Lucas, Scott Moore

fotografia:
Eric Alan Edwards

scenografie:
Barry Robison

montaggio:
Lee Haxall, Greg Hayden

costumi:
Betsy Heimann

musiche:
John Debney

Cambio vita | Recensione | Ondacinema

Cambio vita

di David Dobkin

commedia, Usa (2011)

di Diego Capuano

Voto: 3.5

Da dove nasce l'esigenza da parte di certa critica di chiamare in causa vecchi maestri della commedia della Hollywood d'oro (da Wilder a Lubitsch, da Sturges a Cukor: nessuno viene risparmiato) per delineare improbabili paralleli con la commedia americana contemporanea che, certamente, non vive un periodo particolarmente illuminato?
Con la visione di un film come "Cambio vita" la risposta arriva puntuale: già ampiamente esercitata nei bassi anni Ottanta, la volgarità come sinonimo di presunta risata liberatoria, portata nel corso dei decenni successivi alle estreme conseguenze, ormai non meraviglia più nessuno. Ma ha il potere di portare alla sopravvalutazione di prodotti - per dire un eufemismo - men che modesti. Sotto la soglia della mediocrità si trova la mediocrità del cattivo gusto. Un film come "Cambio vita" vi rientra pienamente.

La formula non è certo nuova: quella del "Vice Versa" (1988). Li' il padre assumeva le sembianze del figlio, mantenendo però la propria mente, e viceversa. Qui due amici, dopo aver fatto pipi' in una fontana, si scambiano i ruoli. L'uno controllato, con un buon lavoro di ufficio e famiglia collaudata, l'altro spaccone, volgare e attore di film soft-hard. Le conseguenze sono risapute e regalano un andamento scontato con poche risate.
Ad infastidire non è di certo la banalità dell'intreccio; d'altro canto non si pretendono innovazioni da un genere che ha scoraggiato gli spettatori, vittime di un piattume perenne e sfiancante. A disturbare è, per l'appunto, la volgarità che sfocia nel cattivo gusto. Il non plus ultra dei primi minuti urla chiaro: il bambino che porge i propri bisogni sul volto del padre, battute su un neonato che "sembra down". E ancora, in seguito, sesso sguaiato con donne incinte con futuri bebè che scalciano vistosamente, rapporti sessuali con vecchie attrici assatanate e via deliziando.
A voler essere generosi a tutti i costi, si può contare appena una risata nella sequenza finale alla fontana, e un paio di minuti accettabili durante l'assunzione di consapevolezza del pre-finale. Ma è decisamente troppo tardi e il danno è ampiamente fatto.

Per i fan di "Arrested Development" può dispiacere veder ridotto il protagonista Jason Bateman a gag scatologiche, tra l'altro affrontate in maniera palesemente imbarazzata.
E, a proposito di sit-com, l'invito da girare ai critici è molto semplice: se proprio non potete fare a meno di tirare in ballo maestri della commedia americana, fatelo almeno per giusta causa, ovvero quando recensite le migliori sit-com degli ultimi anni. Del resto è evidente: l'unica grande comicità che resta sulle rive dorate di Hollywood proviene dalla televisione.