CAST & CREDITS

cast:
Lizzie Brocheré, Simon Abkarian, Najib Oudghiri, Olympe Borval, Karin Albou

regia:
Karin Albou

distribuzione:
Archibald Enterprise Film

durata:
100'

produzione:
Gloria Films

sceneggiatura:
Karin Albou

montaggio:
Camille Cotte

musiche:
Sébastien Savine

Il canto delle spose | Recensione | Ondacinema

Il canto delle spose

di Karin Albou

drammatico, storico, Francia/Tunisia (2008)

di Claudio Zito

Voto: 5.0
Tunisi, 1942. Due adolescenti, una ebrea e l'altra musulmana ma amiche per la pelle, si trovano di fronte alla prospettiva del matrimonio. In un caso combinato: sopportando un rapporto senza sentimenti con un uomo molto più anziano, Myriam uscirebbe da una condizione di indigenza. Nell'altro caso economicamente precario: il fidanzato - nonché amante - dell'araba e altrettanto povera Nour è disoccupato e il padre di lei non vuole un genero senza lavoro.

La scelta di affrontare la Seconda guerra mondiale da un fronte periferico e cosmopolita può offrire spunti degni di nota, sanamente relativisti e non necessariamente revisionisti. E in effetti il soggetto del film è impostato in maniera complessa, tale da toccare temi importanti e disparati, dalla (risaputa) lacerazione delle amicizie al cospetto del conflitto, al ruolo del nazionalismo in un contesto (bellico) internazionale, fino alle differenze e ai rapporti di genere, parentela, religione, classe ("Quando sei povero non puoi essere di palato fino: mangi e basta": così la madre di Myriam per convincere la figlia a sposarsi).

Ma la regista e sceneggiatrice (Karin Albou, un passo indietro rispetto a "La petite Jérusalem", suo esordio), che pure non edulcora più di tanto le realtà che raffigura, neanche quella per cui chiaramente parteggia (gli ebrei sono, comunque, altrettanto razzisti e anche per loro la famiglia è un'istituzione oppressiva), non sa sviscerare adeguatamente la materia e, tra sequenze di buona tenuta drammatica e grossolani scivoloni stilistici, eleganti movimenti di macchina e seni nudi (più altri particolari anatomici) un po' sospetti, fornisce una visione della Storia come minimo inattendibile. Sembra insinuare che i musulmani siano tutti nazisti, salvo poi dare un colpo anche alla botte, spiegando che i collaborazionisti ci sono anche dalla parte giusta e che qualche sura del Corano predica la tolleranza universale. In ogni caso se si opta per una legittima lettura attualizzata, si giunge a conclusioni teocon abbastanza agghiaccianti.

Completamente sbagliate l'involuta seconda parte della pellicola, le melodrammatiche scene madri, l'inspiegabilmente modernizzata colonna musicale.