CAST & CREDITS

regia:
Shinji Aramaki

distribuzione:
Lucky Red

durata:
115'

produzione:
Toei Animation

sceneggiatura:
Harutoshi Fukui e Leiji Matsumoto

musiche:
Tetsuya Takahashi

Capitan Harlock | Recensione | Ondacinema

Capitan Harlock

di Shinji Aramaki

animazione, Giappone (2013)

di Giancarlo Usai

Voto: 4.5

Gli appassionati di effetti speciali e computer grafica possono stare tranquilli: "Capitan Harlock" è il film che fa per loro. Roboante, chiassoso, schizofrenico, magniloquente; ogni aggettivo qualificativo va bene per il lungometraggio di Shinji Aramaki che riporta sul grande schermo le avventure del pirata spaziale nato dalla matita del grande Leiji Matsumoto alla fine degli anni 70. La scelta stessa di abbandonare l'animazione classica, con cui gli amanti della gloriosa serie tv avevano conosciuto il Capitano, a favore di un 3D lugubre e penetrante, la dice lunga sull'operazione commerciale prima ancora che cinematografica: Harlock, e le avventure del mitico incrociatore Arcadia, era perfetto per stendere un epico e avventuroso racconto che facesse della spettacolarità delle immagini il suo esclusivo punto di forza.

Il punto è che il film di Aramaki fallisce laddove tenta di conquistare i favori di un nuovo pubblico. Non interpreteremo la parte dei censori che demoliscono l'opera perché traditrice verso il manga originale, bensì ci limiteremo a registrare come una figura quasi mitologica come quella dell'eroe "in nero" creato da Matsumoto sia stata pressoché sterilizzata da una tecnologica di animazione arida e anodina: inespressivo, grigio, con movimenti prevedibili, questo nuovo Harlock è quanto di più lontano possa esserci dal protagonista suggestivo e carismatico che conoscevamo. È curioso come proprio il progresso tecnico utilizzato per catturare un pubblico troppo giovane e farlo incontrare con i miti del passato fallisca nel rendere pienamente giustizia a quell'atmosfera di ineluttabilità che le avventure dell'Arcadia riuscivano a trasmettere.

C'è poi un secondo punto debole di non minore importanza. Trasformando lo script iniziale in una sorta di veloce corsa a perdifiato verso la scena action successiva, Aramaki & soci ingarbugliano la trama all'inverosimile. Da una parte l'uso esasperato del dialogo pare quasi fungere da riempitivo tra uno scontro fisico e l'altro, rasentando sovente il banale o l'effetto déjà-vu. E dall'altra parte è impossibile non sottolineare il tragico errore di aver sottovalutato il ruolo strategico dei personaggi di contorno alleati di Harlock e, soprattutto, dell'Arcadia stessa, disegnata e poi inserita nel racconto come un mero "mezzo di trasporto".

Nel non aver colto la coralità della storia sta infatti la spia di una mancata comprensione del soggetto, nell'aver invece preferito portare a compimento una sterile e mortificante operazione commerciale di "facile botteghino".

Nella speranza di rivedere l'eroe dello spazio nuovamente al cinema in episodi ben più fortunati, ci facciamo comunque trasportare dalla figura di Logan, forse il personaggio creato in modo più attento e rispettoso delle esigenze drammaturgiche: lui, l'infiltrato mandato dagli avversari della Coalizione Gaia per uccidere il Capitano, scoprirà durante la sua missione la difficoltà di discernere il bene dal male e sperimenterà su di sé la durezza del proprio destino, quando entra in rotta di collisione con i sentimenti più intimi.