CAST & CREDITS

cast:
Elisha Cuthbert, Daniel Gillies, Pruitt Taylor Vince, Laz Alonso, Michael Harney

regia:
Roland Joffe

distribuzione:
After Dark Films

durata:
85'

produzione:
Stephanie Caleb, Valery Chumak, Mark Damon

sceneggiatura:
Larry Cohen, Joseph Tura

Captivity | Recensione | Ondacinema

Captivity

di Roland Joffe

thriller, Usa (2007)

di Anna Maria Pelella

Voto: 4.5

Per quelli che hanno la mia età e quindi ricordano Clive Barker prima della California, questo film comincia come il racconto "Fear", tratto dai "Libri di Sangue". Peccato che la somiglianza si fermi all'incipit, poi abbiamo l'allegro saccheggio da "Il Collezionista" e per finire uno qualsiasi dei "Saw" a scelta.

Jennifer è una bellissima modella con tutte le paure e le insicurezze che la ricchezza non può guarire, fragile e quanto mai poco credibile mentre stringe un orsetto invece di dare capocciate al muro come sarebbe più probabile in una crisi di claustrofobia. Gary è uno sciagurato che abita il cunicolo accanto e gli fa da balia, non si capisce con quale forza riesca a darle coraggio, dal momento che anche lui è prigioniero, accidenti deve essere perché lui è l'eroe della storia... come ho fatto a non pensarci prima? Lo psicopatico affetto da mania voyeristica è davvero poco convincente, se non altro per lo strano legame che lo lega a Gary e qui mi fermo, perché il colpo di scena, che in realtà segue di molto il sopravvenuto colpo di sonno, dovrebbe motivare la storia e dare un senso al tempo che avremo perso a sbadigliare. Dico dovrebbe, perché per me non è stato così, inoltre non si può veramente parlare di colpo di scena dal momento che pare più una soluzione telefonata, tanto per trovare un finale ad una storia senza capo né coda.

Certo la responsabilità di questo noiosissimo plot è tutta di Larry Cohen, in uno dei suoi lavori più elementari, ma la regia, seppur accurata, risente moltissimo dell'eccesso di patinatura dato da una fotografia assolutamente fuori luogo. E le soluzioni della mdp non tengono certo sveglie da sole lo spettatore, che purtroppo sbadiglia e si chiede il motivo per cui dovrebbe restare a guardare l'epilogo prevedibile di una storia che non c'è.