CAST & CREDITS

cast:
Claudio Santamaria, Iain Glen, Laura Chiatti, Kierston Wareing, Paulina Bakarova

regia:
Roberto Faenza

distribuzione:
Medusa

durata:
90'

produzione:
Elda Ferri; Giulio Cestari; Rudolf Biermann

sceneggiatura:
Roberto Faenza; Maite Carpio Bulgari; Marzio Casa

fotografia:
Maurizio Calvesi

scenografie:
Francesco Frigeri

montaggio:
Massimo Fiocchi

costumi:
Grazia Matera

musiche:
Giovanni Venosta

Il caso dell'infedele Klara | Recensione | Ondacinema

Il caso dell'infedele Klara

di Roberto Faenza

drammatico, Italia/Repubblica Ceca (2009)

di Giuseppe Gangi

Voto: 3.0
Dopo "I Viceré", una fiction-tv di buon livello incomprensibilmente trasportata al cinema con un cut accorciato, Faenza ritorna con "Il caso dell'infedele Klara" alle tematiche a lui più consone delle intimistiche pene d'amore, adattando un romanzo di Michal Vieweg.
Ambientando il set a Praga (con una puntata sul finale a Venezia) è stata imbastita una coproduzione Italo-Ceca, dove gli italiani Santamaria e Chiatti hanno recitato in inglese insieme ai britannici Ian Glen e Kierston Wareing, per poi essere doppiati o doppiarsi; scelta azzardata che non ha giovato affatto, soprattutto per Laura Chiatti, spesso imbarazzante.
Tecnicamente - e sembra assurdo dirlo ma è così - il film è peggio de "I Viceré", con una cura dell'inquadratura paratelevisiva e patinata, senza contare che ai dialoghi non ci crede nemmeno un imbalsamato e confuso Claudio Santamaria.

"Il caso dell'infedele Klara" vorrebbe trattare il tema della gelosia, "il mostro dagli occhi verdi", con ironia e leggerezza ma le risate che provoca sono spesso involontarie: lo si è spacciato per passionale dramma ma le gag comiche sono i momenti più riusciti, altri ne hanno parlato come un noir ma anziché nel torbido pesca nel softcore.
E la confusione non è una semplice questione d'etichetta da appiccicare al prodotto finito, poiché investe l'intera operazione che va avanti spingendo l'acceleratore su banalità e psicologismi da quattro soldi (la scarpologia ad esempio), che dopo le prime battute comincia già a manifestare segni di stanchezza e a dare la sensazione di una paurosa mancanza di intenti e di idee.

Il cortocircuito (dichiarato retoricamente dai personaggi stessi) fra Luca (Santamaria) e Denis (Glen), "le due facce di una stessa medaglia", non porta infine a niente, se non a uno scontato contagio tramite il quale Luca guarisce (apparentemente, poiché il finale ha anche la presunzione di innescare un ricominciare della storia) e Denis si trasforma da distaccato osservatore di matrimoni in crisi (fra i quali il suo) a vivace innamorato della sua aiutante. La pozione miracolosa? Il tradimento dell'ancheggiante Klara col detective Denis, naturalmente!
Tutto ciò raccontato senza il minimo rossore per le strade narrative intraprese che si fanno sempre più ridicole, soprattutto vista l'assurda mole di segnali riferiti a tematiche appena accennate: l'ossessione per il controllo (gli investigatori sono attrezzati quasi meglio di James Bond) o la gelosia stessa, trattata con lo spessore degno di una barzelletta... o meglio, di una fiction-tv da due puntate in prima serata.

Roberto Faenza in un'intervista ha dichiarato che questo film è un omaggio al "Lui" del tanto amato Luis Buñuel. Povero Buñuel, ci verrebbe da dire.
"Il caso dell'infedele Klara" sembrerebbe avere aspirazioni internazionali, ma si rivela un film provinciale, pensato più per gli smaniosi di fornicanti reality televisivi, che ultimamente in Italia pare abbiano inglobato anche il pubblico cinematografico (esiste ancora?).
Meglio allora rivedersi il provincialismo caustico del magnifico cornuto di Tognazzi, di cui questo prodotto pare un fallace remake.