CAST & CREDITS

cast:
Hugo Chavez, Oliver Stone, Tariq Ali, Raúl Castro

regia:
Oliver Stone

distribuzione:
Movimento Film

durata:
78'

produzione:
Good Apple Productions

sceneggiatura:
Mark Weisbrot, Tariq Ali

fotografia:
Lucas Fuica, Carlos Marcovich, Albert Maysles

montaggio:
Elisa Bonora, Alexis Chavez

musiche:
Adam Peters

Chavez - L'ultimo comandante | Recensione | Ondacinema

Chavez - L'ultimo comandante

di Oliver Stone

documentario, Usa (2009)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 6.5

"Chavez - L'ultimo comandante" (South of the Border in orignale) è soltanto in secondo luogo un documentario incentrato sul Presidente Venezuelano Hugo Chavez, scomparso poche settimane fa. È soprattutto un film sul potere dei media mainstream, sulle logiche manipolatrici che li manovrano, la conservazione che perpetuano. Una satira che Oliver Stone, regista di questo On the Road dedicato alle rivoluzioni democratiche (?) in Sudamerica nello scorso decennio, aveva già affrontato in una dei suoi film più belli, "Assassini Nati", ormai quasi vent'anni fa. La differenza? Stone qui azzera il corto circuito e li appiattisce al "cattivo" della faccenda, uno strumento di un Potere Imperialista, avido e spietato già raccontato in "Nixon" e "W."

Con questa sorta di road movie politico che da Caracas arriva a La Paz, Buenos Aires e Brasilia, Stone cerca di riequilibrare la fama del leader venezuelano ripercorrendone la storia e il retaggio, insieme agli altri 6 leader che stanno cambiando il volto del Latino America: Evo Morales, presidente della Bolivia, l'equadoregno Correa, i Kirchner argentina, l'allora premier brasiliano Lula, Lugo in Paraguay, e Raul Castro di Cuba. Obiettivo: demolire con i fatti un decennio di bugie e montature dei media americani nei confronti di queste nazioni. scopo di giustificare il sostegno ad azioni antidemocratiche e ingerenze economiche perpretrate dal governo degli Stati Uniti e dal Fondo Monetario Internazionale. Per dirla con Chavez: per pigliarsi il petrolio. In Italia, la stringente attualità della morte del premier venezuelano costringe i distributori a togliere il film dall'ibernazione dopo tre anni, con il palese effetto di vedere rendere il documentario inattuale e, in alcune sequenze, persino ellittico. Al netto del titolo del tutto fuorviante.

Forse ricorderete quando questo film fu presentato al Festival di Venezia, nel 2009: Stone si portò sul pavimento il "Presidiente" Chavez, dando ancora più lustro alle accuse di faziosità e ingenuità che molta critica e molti columnist americani gli hanno riservato. Ed è proprio il nozionismo e l'inchiesta che Stone si impone di schivare. Il film si approccia a questi "eroici" nuovi condottieri con la stessa informalità e rispetto che dimostrati per Fidel Castro in "Comandante" nel 2002, "Looking for Fidel" nel 2003 e "Castro in Winter" nel 2012, ma con una maggiore attenzione alla lettura e storpiatura mediatica esterna: conta l'aspetto narrativo di una realtà storica in evoluzione. Stone nelle sue domande fa spesso riferimento ai "film", alla percezione esterna della realtà e della finzione: programmatico a tempi alterni, il regista è interessato a questo, al punto esatto in cui straordinari uomini di carisma e potere si staccano dalla realtà e diventano personaggi leggendari - il mitico condottiero Bolivar viene menzionato spessissimo. Non è una coincidenza che per Nixon e Bush il percorso sia stato inverso, benchè sia comune la volontà di svelare un meccanismo, di dare giustizia alla verità (la serie HBO "The Untold Story of the United States" da lui firmata). Ma è in queste ellissi e mancanze che il documentario perde respiro e diventa a tratti quasi propagandistico, nonostante il volto impassibile di Oliver.

In calce, Stone lascia le briciole di un'utopia: che le ondate di emigrazione verso gli Stati Uniti provenienti da questi paesi "neosocialisti" riescano a erodere le mire assolutistiche degli States.