CAST & CREDITS

cast:
Luigi Luciano, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo, Checco Zalone, Caparezza , Ivano Marescotti, Nabiha Akkari

regia:
Gennaro Nunziante

distribuzione:
Medusa Distribuzione

durata:
97'

produzione:
Taodue

sceneggiatura:
Checco Zalone - Gennaro Nunziante

fotografia:
Federico Masiero

scenografie:
Sonia Peng

montaggio:
Pietro Morana

costumi:
Mary Montalto

musiche:
Luca Medici

Che bella giornata | Recensione | Ondacinema

Che bella giornata

di Gennaro Nunziante

commedia, Italia (2010)

di Piero Calò

Voto: 6.5

Non era ancora scoccata la mezzanotte di San Silvestro che già cominciava un altro conto alla rovescia, molto più lungo in verità, che metteva noi tele-cinespettatori in lista d’attesa per il secondo film di Checco Zalone.
Nelle sale delle 105 province italiane, il prossimamente di “Che bella giornata” incombeva sulla programmazione de “La banda dei babbi natali”, terzo e ben riuscito atto del cinepanettone stagione 2010-2011, iniziata il 26 novembre con “A Natale mi sposo” (quello con Massimo Boldi e Elisabetta Canalis) e puntellata dal cinepanettone per eccellenza, “Natale in Sudafrica” con la coppia Christian De Sica e Belèn Rodriguez.

La produzione si aspettava molto dal comico pugliese mattatore di Zelig e difatti ha invaso la penisola con ben 850 copie del film.
La scommessa, dopo soli tre giorni di programmazione, era già vinta, con oltre 10 milioni di incassi. Perché?
Sarà la crisi economica che fa salire esponenzialmente la richiesta di farsi due risate; sarà il traino televisivo che porta al cinema gente nuova, più avvezza alla poltrona e al telecomando.
Fatto sta che il film mantiene onestamente la sua promessa, il puro divertimento.

Checco (Zalone) è un bari-milanese che gestisce la security di una smidollata e sonnolenta discoteca brianzola. Grazie all’intercessione del cardinale Antonelli (il redivivo Tullio Solenghi che rispolvera un vecchio cavallo di battaglia), Checco si vede catapultato nel Duomo di Milano, a garantire l’incolumità della Madonnina.
Quando, “casualmente”, è abbordato dalla bellissima Farah (Nabiha Akkari) si trasforma quasi nell’uomo più felice del mondo: una divisa, l’auricolare, l’amore.
Gli resta un unico cruccio: è proprietario di un trullo in piena città, un rudere ereditato “dall’amato nonno” che per buttarglielo giù gli hanno chiesto diecimila euro.
Quando finalmente andrà giù, a Checco si schiude la porta della felicità perpetua, in un classico happy end che sincronizza i titoli di coda e l’uscita soddisfatta della sala esaurita.

“Che bella giornata” è stato scritto da Zalone e dal regista Gennaro Nunziante (già dietro la cinepresa di “Cado dalle nubi” e robusta penna delle sceneggiature di Alessandro D’Alatri e Cristina Comencini).
E infatti il film sviluppa una storia coerente e ben orchestrata, che non si è lasciata tentare da una pigra giustapposizione degli sketch televisivi di Zelig.
Checco non fa il mattatore né il camaleonte: è una persona qualunque, solo meno depressa della media e più fiduciosa nel prossimo, una favola nella quale il mondo si dovrà arrendere al candore del nostro eroe.
Come sa bene il suo superiore, il comandante dei carabinieri (l’ottimo Ivano Marescotti), uomo tutto d’un pezzo (di legno) che rischia prima l’ulcera, poi l’infarto e infine si arrende anche lui. Come sa bene Farah, che vede in Checco la persona ideale per la sua vendetta e poi si arrende anche lei. Come sa bene l’amico del cuore Luigi Luciano (il guitto Henry Ballerina, passato dritto dalla finestrella amatoriale di Youtube al grande schermo) che comprende una delle tante lezioni “politicamente scorrette” che sono la cifra stilistica di Checco Zalone: se sei un cesso devi trovarti una fidanzata cessa almeno quanto te.
Lezioni di scorrettezza che si moltiplicano quando entra in scena il papà di Checco, una delle “spalle” più divertenti della cinematografia nazionale, il lucano Rocco Papaleo, cuoco dell’Esercito Italiano che guadagna 6mila euro al mese “senza fare un cazzo” nei teatri di guerra dell’Iraq e dell’Afghanistan.
È una scorrettezza “sostenibile”, parola d’ordine del nostro presente insieme a “equo” e “solidale”, una filosofia light che si disinteressa delle categorie del vero e del giusto e si esprime con un sarcasmo allo stesso tempo feroce e bonario, come disprezzare i “negri” e poi bere dalla stessa bottiglia…

“Che bella giornata” è una bella giornata di sole, da Milano a Alberobello.
La fotografia è torrida e le location sono per la più parte in esterni-giorno.
Non c’è una regia propriamente detta: l’impianto audiovisivo è al completo servizio della sceneggiatura e dei dialoghi, un metodo che impera nella fiction televisiva.
Non ci sono “primi piani”, è un’apoteosi di “campi medi”, le tipiche inquadrature della gag; il montaggio è narrativo, piatto e armonico, a stacco. Il film è ciò che i personaggi dicono e fanno, senza ambiguità.
È un film onesto e divertente, che vale i soldi del biglietto.