CAST & CREDITS

cast:
Ingrid Bolsø Berdal, Dimitri Diatchenko, Devin Kelley, Jesse McCartney, Nathan Phillips, Jonathan Sadowski

regia:
Bradley Parker

distribuzione:
M2 Pictures

durata:
86'

sceneggiatura:
Oren Peli, Carey Van Dyke, Shane Van Dyke

fotografia:
Morten Søborg

scenografie:
Aleksandar Denic, Matthew Sullivan

costumi:
Momirka Bailovic

musiche:
Diego Stocco

Chernobyl Diaries - La mutazione | Recensione | Ondacinema

Chernobyl Diaries - La mutazione

di Bradley Parker

horror, Usa (2012)

di Alex Poltronieri

Voto: 4.5
Nel film viene chiamato "turismo estremo". E sta a significare un viaggio presso una località dove nessun'altro è stato, un luogo proibito e potenzialmente pericoloso. A noi viene in mente invece un altro termine: "turismo macabro". Una tendenza che, purtroppo, si sta sempre più spandendo nella società "civilizzata" di oggi. Andare in visita in luoghi nefasti, sconvolti da calamità naturali o sciagurati da altri eventi terribili. Tutto questo è sotto i nostri occhi, solo che non vogliamo accorgercene: dalle coppiette che si scattano la foto ricordo davanti al relitto della Costa Concordia, agli spaesati giocatori della nazionale italiana in peregrinazione nel campo di concentramento di Auschwitz (per meri motivi pubblicitari, ovvio).

La nuova creatura di Oren Peli (si veda "Paranormal Activity" e "Insidious"), vero e proprio factotum dell'operazione (è sceneggiatore oltre che produttore) parte quindi da uno spunto sinistramente attuale e polemico, con sei ragazzotti perbene e annoiati che decidono di recarsi nella città abbandonata di Prypiat, a pochi chilometri dal reattore nucleare di Chernobyl, per vivere un'"esperienza indimenticabile". Un tour dell'orrore che in quelle zone viene davvero praticato, per la modica cifra di trecento dollari a persona. Tanta violenta ignoranza (una delle ragazze esclama svampita "Chernobyl, mi pare che ci sia stato un disastro nucleare qualche tempo fa...") non potrà che essere premiata con una punizione esemplare. I protagonisti scoprono ben presto di non essere i soli all'interno della città, tra animali selvaggi inferociti, pesci mutanti, e, probabilmente, qualcuno che dopo la catastrofe non ha voluto abbandonare la propria abitazione. Il film dell'esordiente Bradley Parker, specializzato in effetti visivi, può contare innanzitutto su una suggestiva e raggelante ambientazione: benché, com'è ovvio, sia stato girato in set naturali in Ungaria e Serbia, l'horror di Parker-Peli riesce a restituire con efficacia il muto terrore di ciò che resta attorno a Chernobyl: le case disabitate, rimaste esattamente come ventisei anni fa, le auto abbandonate lungo la strada, la natura che lentamente ha ripreso il sopravvento, l'industria in disfacimento, il silenzio assordante di tante vite distrutte in una manciata di secondi.

Le sequenze in cui i sei giovani turisti si aggirano per la città "fantasma" sono molto più inquietanti del crescendo orrorifico della seconda parte, con il prevedibile assedio da parte delle creature "mutate" e rese aggressive dalle radiazioni, che non può non portare alla mente pellicole del passato come "Le colline hanno gli occhi" (e remake). Il limite maggiore della pellicola, nonostante l'interessante idea di partenza, è che non riesce a distaccarsi con sufficiente decisione da tanti altri prodotti analoghi. La regia di Parker, al di là di un incipit ingannevole, rinuncia per fortuna all'espediente ormai abusato del found footage, ma non va comunque al di là dell'accademia, e alcune intuizioni interessanti (come il non mostrare mai chiaramente le creature, che restano così persone senza volto, dimenticate dal resto dell'umanità, aggressori nascosti nell'oscurità come i killer del "Distretto 13" di Carpenter) sono accompagnate ad altre idee abusate e stiracchiate, a partire dal solito finale aperto e "cospirazionista". Ma, soprattutto, è penalizzata da un pugno di protagonisti così cani, e caratterizzati in maniera talmente superficiale e stereotipata da far sembrare i ragazzotti dei film di "Venerdì 13" degli ingegneri spaziali. E' impossibile provare empatia per le sofferenze di questi personaggi (che sia voluto?) che per l'intera pellicola sembrano costantemente voler prendere la decisione più illogica o imbroccare la strada più pericolosa. Eppure film come "Quella casa nel bosco" avrebbero dovuto insegnarci qualcosa.

Quindi, se i cultori del genere non avranno di che lamentarsi eccessivamente, a noi l'impressione pare quella di un'opera riuscita a metà, che avrebbe potuto sfruttare con più intelligenza l'attualità del tema di partenza, ma che finisce per diventare un horror di medio-basso livello alla stregua di tanti altri. Detto francamente, nulla di cui ci si possa ricordare una settimana dopo la visione.