CAST & CREDITS

cast:
Luca Argentero, Paolo Ruffini, Paola Cortellesi, Giorgio Albertazzi, Myriam Catania, Claudio Bigagli

regia:
Giambattista Avellino

distribuzione:
Universal

durata:
95'

produzione:
Universal Pictures International (UPI), Cattleya

sceneggiatura:
Fabio Bonifacci

fotografia:
Roberto Forza

musiche:
Aldo De Scalzi, Pivio

C'è chi dice no | Recensione | Ondacinema

C'è chi dice no

di Giambattista Avellino

commedia, Italia (2011)

di Davide De Lucca

Voto: 5.0
Un soggetto che ormai odora un po' di naftalina quello del precariato e delle raccomandazioni. Soprattutto se trattato così, senza graffiare. Problemi sempre attuali e molto italici, certamente, per una commedia che va a inserirsi nel numero di quelle più attente al presente (sociali?) viste di recente. Ma se da un lato è lodevole lo sforzo del cinema italiano di offrire una commedia di valore, che si mantenga leggera e tenti di decifrare l'inerzia e l'avvilente stato delle cose, dall'altro i risultati spesso peccano di coraggio, di mordente, poggiano sulla confezione, e tutto resta innocuo: metà tra il compitino e l'occasione mancata. Sospesa tra i momenti ironici e quelli sentimentali, tra una critica a denti stretti e la constatazione di uno sconfortante immobilismo, senza esaurire perfettamente nessuno degli aspetti. Così accade anche per "C'è chi dice no".

Tre amici fiorentini ex compagni di scuola, ora ultra trentenni, si trovano oggi sempre superati nelle rispettive sfere professionali da raccomandati (o "segnalati" - labile e insignificante confine semantico che ci distingue dal resto del mondo, dove le referenze contano e valgono come garanzia, non come merce di scambio). Decidono quindi di vendicarsi attraverso lo stalking dei loro colleghi, protegee di differenti baroni.
Poteva essere anche buono per la tv "C'è chi dice no". Fotografia ridotta al minimo (Forza di recente ha mostrato di meglio), una regia poco personale e maggiormente concentrata sugli attori e sul risultato, dialoghi altalenanti, un intreccio a volte un po' telefonato, ma che accompagna piacevolmente lo spettatore. Nessuna grossa sorpresa, insomma. Alcuni momenti sono da minimo sindacale (la gag del cancello che viene scavalcato e risulta aperto, i coinquilini di Samuele inchiodati a uno stereotipo di dieci anni fa), altri più vivaci e costruiti con più cura. In generale la scenggiatura si affida ai dialoghi (non sempre brillanti) e ad alcune facili scorciatoie, ma in generale permette di reggere il ritmo. Interessante l'idea delle ombre che seguono i colpevoli come le pittime facevano coi creditori. 
In parallelo l'indagine dei due poliziotti che si occupano del caso, anche loro penalizzati da raccomandazioni e scarsezza di mezzi, in uno scenario che ricorda certe commedie a sfondo poliziesco degli anni novanta. Il tutto in una Firenze scelta perché città più piccola rispetto ad altre metropoli, che rischia di soffocare maggiormente ambizioni e vie d'uscite, e avvolto da musiche che mescolano brani pop rock alla colonna originale.

Buona prova per Luca Argentero, mentre Paolo Ruffini si trova a essere un po' troppo macchietta nella prima parte per emergere poi nella seconda. Paola Cortellesi leggermente sotto tono, forse anche frenata da un personaggio costruito poco, immerso in una situazione un po' riduttiva, e dal dialetto toscano che le risulta a volte come sabbia in bocca. Inutili elogi per Giorgio Albertazzi, la cui fisicità e presenza sono sempre palpabili e sontuose.

Film che va a inserirsi nell'elenco di commedie che si immergono nel precariato e nel mondo del lavoro (Virzì, Soldini, Massimo Venier, Lucio Pellegrini, e altri - alcuni con esiti positivi, altri meno). Lo stiamo vedendo in maniera sempre più evidente in questi ultimi mesi, da quando i cinepanettoni cominciano a risulare indigesti anche ai fedelissimi, un tentativo del nostro cinema di staccarsi dal comico puro innestato dalla tv al cinema e ritrovare una dimensione d'autore che si misuri con la realtà. Difficile, certo. Ma è un percorso che passa anche attraverso questi film, a cui però dobbiamo chiedere un passo in più. Tra momenti ironici e sentimentali più o meno riusciti, manca ancora una certa originalità e voglia di osare, di sbattere le cose in faccia: non bastano i buoni propositi.